venerdì, Settembre 30, 2022

Società

Edgar Morin il viandante del pensiero

Dal libro “Svegliamoci!” lancia un messaggio all’umanità

di Ettore Vittorini

Dobbiamo svegliarci” è l’esortazione ed anche il monito che Edgar Morin, il grande intellettuale e filosofo francese lancia all’umanità attraverso il suo nuovo libro che si intitola proprio “Svegliamoci!”. Si tratta di un pamphlet uscito in Italia il 9 settembre col quale affronta e analizza i mali che avvolgono 100 anni di storia.

Morin, che lo scorso 8 luglio ha compiuto 101 anni, è un attento e tenace testimone di tutti gli eventi che si sono susseguiti in questo lungo periodo della sua vita: dal nazifascismo alla seconda guerra mondiale, dalla guerra fredda al crollo del comunismo sino ad arrivare ai nostri giorni, con le guerre, la crisi del pensiero socialdemocratico, il ritorno dell’offensiva reazionaria, la crisi ambientale e la devastazione delle epidemie.

Voglio esser chiaro – afferma il filosofo francese in un’intervista. – Stiamo vivendo una crisi più insidiosa, invisibile e radicale: quella del pensiero. Le alternative ci sono, ma bisogna pensarle e costruirle”.

Auspica la nascita di un “pensiero nuovo” in cui dovrebbero concentrarsi le conoscenze scientifiche e filosofiche capaci di creare un “movimento in grado di promuovere coraggio e speranza” che prepari il percorso verso una nuova meta, quella mancata dai partiti della sinistra.

Spiega che cosa intende per vera sinistra: “Quella libertaria, quella socialista che propone le riforme della società, quella comunista che insiste sulle idee di comunità e fratellanza e quella ecologica”. Secondo lui bisogna dunque reinventare un pensiero che rimane sempre di sinistra. Invece è critico verso la destra che vuole una società repressiva, diversa dal vecchio totalitarismo ma più pericolosa e insinuante.

Per quanto riguarda l’Italia e le prossime elezioni afferma che “il PD è il frutto di una serie di trasformazioni del vecchio partito comunista in socialdemocratico che vive la stessa crisi della socialdemocrazia contemporanea, incapace di esprimere una nuova linea di pensiero e una nuova via”.

Sulla politica europea afferma che “una sinistra rinnovata deve favorire i processi di un’autentica indipendenza dell’Europa dalle grandi potenze mondiali. Gli americani vanno considerati come alleati, non come dominatori”.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, dando per scontato che “la Russia è aggressiva e Putin è un despota, una diplomazia intelligente dovrebbe convincere gli americani ad abbandonare la strategia di indebolire la Russia. I compromessi sono sempre possibili, se si creano le condizioni”.

Le 80 pagine del libro sono tutte da leggere: descrivono il mondo attuale con un pensiero che manifesta grande attenzione e riflessione dell’autore e ne testimoniano una altissima cultura ricca di valori intellettuali e spirituali.

Quanto si può imparare da un’esistenza di oltre cento anni? Morin ha attraversato gran parte del Ventesimo secolo e continua a percorrere il Ventunesimo come un viandante del pensiero. Un lungo cammino nella vita e nella storia documentato dai primi articoli sui giornali e dai tanti saggi nei quali si specchiano – anche attraverso molti riferimenti autobiografici – lo scorrere delle idee, unite ad avvenimenti concreti e spesso tragici, che hanno disegnato la storia di un centenario.

Il suo vero cognome era Nahoum che cambiò in Morin durante la clandestinità. Nato a Parigi da una famiglia ebrea proveniente da Salonicco, ma originaria di Livorno – dove la città creata dai Medici accolse i perseguitati dall’Inquisizione spagnola – a 15 anni, ai tempi del Fronte popolare francese, aderì al Partito socialista. Durante l’occupazione tedesca entrò nella Resistenza dove combatté col grado di tenente nell’esercito gollista clandestino.

A fine guerra si iscrisse al Partito comunista ma fu subito critico verso lo Stalinismo. Vi contribuì anche l’amicizia con Jean Paul Sartre sulla cui rivista “Temps modernes” collaborò a lungo. Quel giornale uscì quasi contemporaneamente all’italiano “Il Politecnico”, settimanale fondato da Elio Vittorini.

Nel penultimo libro, un saggio autobiografico intitolato “Lezioni di un secolo di vita”, cita la polemica tra lo scrittore siciliano e Togliatti sul tema dei rapporti tra intellettuali e il Partito comunista. Vittorini era del parere che “gli scrittori non devono suonare il piffero della rivoluzione”, ponendo in evidenza l’indipendenza degli intellettuali da ogni regime e in quel periodo dal Bolscevismo stalinista.

Quella polemica – scrive Morin – fu molto seguita dalla sinistra francese e lui stesso con Sartre condivisero le idee di Vittorini. Fu uno dei motivi per i quali Edgar fu espulso dal PC francese, mentre lo scrittore siciliano uscì da quello italiano.

Negli anni successivi Morin si è dedicato “alla riforma del pensiero”: docente universitario, ha analizzato nel 1968 la rivolta studentesca, si è occupato di etnologia – viaggiando per il mondo – di cinema, appoggiando il surrealismo, lasciando tracce delle sue esperienze attraverso i suoi numerosi scritti.

È un personaggio raro in un mondo anche oggi attraversato dalla “banalità del male”.

Edgar Morin – “Svegliamoci!”
Nemesis Editore

Sabato, 10 settembre 2022 – n° 37/2022

In copertina: Edgar Morin al al Forum Libération del 2008 – Foto: David Monniaux 

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