Tajani, Vannacci & Co, ovvero l’anacronismo sociale dei politici di destra
di Laura Sestini
Per l’occasione, prendiamo in prestito il titolo dal film “Donne con le gonne”, diretto da Francesco Nuti, uscito ben 35 anni fa, nel 1991.
Scritto da Ugo Chiti, Francesco Nuti e Giovanni Veronesi, un trio magico del cinema italiano che ha sempre attinto dalla dissacrante ironia toscana, la trama riporta la vita piuttosto movimentata e grottesca di una coppia eterogenea, interpretata dallo stesso Nuti nelle vesti di Renzo, un dentista di pensiero e modi patriarcali, e la bellissima Margherita/Carole Bouquet, donna emancipata e femminista.
In linea con il tempo dei grandi movimenti sociali che negli anni ’90 emersero, il trio di cineasti fiorentini (la città di Prato sarebbe diventata comune a sé solo l’anno seguente), compresero le lotte sociali di allora e le portarono sul grande schermo, in particolare la relazione e gli equilibri di coppia, sposata ufficialmente o meno, che da allora in poi intraprese un andamento accelerato di rivoluzione, ma che tutt’oggi ancora sta annaspando per una soluzione armoniosa e definitiva: i numerosi femminicidi che si perpetrano ogni anno a livello nazionale lo testimoniano ampiamente.
All’apice del suo pensiero ossessivamente patriarcale, Renzo, che non accetta l’autonomia della moglie, decide di sequestrarla e tenerla prigioniera in un casolare di campagna, per sottometterla ai suoi valori, le sue convinzioni di dominio come maschio e marito. In seguito verrà condannato e sconterà tre anni di detenzione, ma una volta libero la coppia tornerà insieme lungo tutto l’arco di vita, incapace di trovare un modo più sereno di convivenza.
Dal cinema alla vita reale, appaiono maturi i tempi per verificare il risultato di questo processo di trasformazione nelle relazioni socio-sentimentali tra uomo e donna avviati in Italia dalla rivoluzione del costume degli anni ’60/70, sebbene dalle parole degli odierni politici di destra che sbandierano valori di patria e famiglia tradizionali, le convenzioni sociali appaiano ferme alla classe borghese di fine XIX secolo, ma in una modalità ancora più gretta e becera.
Durante il lungo percorso di emancipazione delle donne, e nonostante la Rivoluzione francese che ne aveva visto affermare i primi esperimenti, ancora alla fine del 1800 la “sottomissione” della donna al capofamiglia o marito era accettata anche dalla gran parte femminile della società; la piena consapevolezza dei diritti e del valore delle donne ancora lontana di quasi un secolo, seppur vi fossero già in Gran Bretagna dei movimenti femministi per il diritto al voto per le donne, le ribelli suffragette.
Le menzioni sul comportamento che dovrebbero tenere le donne, esposte nei giorni scorsi dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Tajani, e ribadite dall’ex generale dell’esercito, Roberto Vannacci, oggi politico di estrema destra in competizione elettorale contro la presidente del Consiglio, Meloni, non solo sono inaccettabili dal punto di vista del disconoscimento delle conquiste dei diritti delle donne e della parità di genere, ma ancora peggiori per i modi di espressione con cui sono state sentenziate. Un delirante turpiloquio, botta e risposta tra esponenti politici, linguaggio da bar sport volgare ed offensivo, una deplorevole teatralità all’insegna dei più abietti pensieri machisti.
Tajani si è poi scusato, grattando il fondo del barile, anche se rimane ingiustificabile, mentre Vannacci ha tirato giù l’asso del “gradasso”, mostrandosi come un potenziale stupratore, poiché le donne le preferisce “senza gonne”. Questi tipi di politici hanno pure il coraggio di giudicare il mondo maschile musulmano che, secondo loro, soggiogherebbe le donne. Certo ci sono paesi musulmani che applicano l’Islam radicale, come l’Afghanistan, ma sarebbe doveroso conoscere a memoria le regole sociali che detta il Corano, per capire quanto succede in alcuni paesi alle donne sia dettato veramente dalla legge coranica o dalle interpretazioni personali dell’individuo o di qualche gruppo politico. E c’è sicuramente da dubitare sulla conoscenza del Corano da parte di Tajani e Vannacci.
Quindi, ad oltre 220 anni dalla Rivoluzione francese, pietra miliare che avvia la storia contemporanea, a che punto siamo con il rispetto dei diritti delle donne nel mondo pro patria, Chiesa, e famiglia tradizionale? Con il rispetto sociale della donna? Con il pensiero machista e patriarcale? Con i modi scadenti e offensivi con cui gli uomini, speriamo solo “certi uomini”, parlano delle donne e penserebbero di agire su di loro? Questa domanda potremmo anche allargarla a tutto il mondo occidentale, nella speranza di un campione più ampio di possibilità positive.
Però, a ben vedere, anche solo istintivamente, si può affermare che non siano stati fatti grandi progressi, marcati piuttosto spesso da repentine regressioni pubbliche e vantate senza criterio da rappresentanti di governo o aspiranti politici, proprio da coloro che tali diritti li dovrebbe quantomeno osservare e provvedere a garantirli.
……………………………………………………………………………..
Sabato, 26 settembre 2026 – Anno VI – n°39/2026
In copertina: una scena del film “Donne con le gonne” di Francesco Nuti (1991)

