mercoledì, Ottobre 05, 2022

Lifestyle, Società

Vita da cani

Bipedi e quadrupedi a confronto

di Simona Podestà

Senza sconfinare nel Metaverso esiste una realtà parallela che nelle città è sotto gli occhi di tutti: la comunità cinofila cresciuta in modo esponenziale soprattutto dopo l’isolamento da Covid.

E’ cambiata la tipologia del tipico accompagnatore di cani: padrone è un termine che ha sempre un’accezione di dominio feroce ma che userò per comodità; non più solo pensionati con l’amico bastardino seduti sulle panchine ai giardinetti, ma anche giovani che si alzano a ore improbabili per portare a passeggiare il cane prima del lavoro, coppie senza figli, coppie con figli appena usciti di casa e un vuoto da colmare, coppie con passeggino, vedove, single. E così le città si sono riempite di cani, il mercato si è impadronito del nuovo settore Pet Shop, negozi grandi come supermercati, il comparto turistico è diventato Pet friendly, perché tutti vogliono viaggiare con Fido al seguito e non è raro vedere esili signore trascinate da tre o quattro cani come portassero a spasso una muta per una battuta di caccia.

Anche la tipologia dei cani è cambiata: alle ondate di razze di tendenza si sono sostituite le adozioni nei canili che nel profondo Sud pullulano di esseri derelitti e abbandonati che vengono consegnati ai nuovi genitori da staffette di volontari che percorrono il Paese in lungo e in largo.

In queste grandi città dove gli umani si incrociano in un affannarsi continuo senza degnarsi di uno sguardo, il polo attrattivo sono loro, i quadrupedi, che si fermano ad annusare i genitali di ogni loro simile che incontrano, cosa che farebbero volentieri anche i bipedi se non fosse un gesto sconsiderato, e che diventano facilitatori nell’approccio spontaneo tra gli umani che li accompagnano. Tra i padroni di cani è normale scambiarsi informazioni riguardo a nome, età, provenienza e abitudini dei loro quadrupedi che si incontrano, con una spontaneità pari a quella delle mamme nei parchi gioco.

Certamente anche la popolazione felina è aumentata enormemente ma, spariti i gatti randagi che un tempo si aggiravano tra tetti e rovine, non li vediamo più e possiamo solo immaginarli signori incontrastati nelle case di donne amanti della lettura e della propria pensosa autonomia, accoccolati sul divano dopo aver consumato un pranzetto bio.

Ma che cosa cerchiamo negli animali?

Un po’ dell’affetto e del calore che i nostri simili hanno smesso di trasmetterci?

Loro, i quadrupedi, ci riportano all’istinto, alla magia di uno sguardo che non ha bisogno di parole, all’empatia. Un continuo erogatore di amore che non ti pone condizioni, non ti giudica, non ti tiene il muso, dotato di naturale generosità e devozione che sai per certo non ti tradirà mai.

Tutto ciò che vorresti avere dai tuoi simili lo trovi lì, sotto a quel mantello peloso che si addormenta con te e ti saluta con una leccata al risveglio e che, anche se non è stato lui o lei a sceglierti, ti è immensamente grato per avergli dato la possibilità di condividere la vostra vita.

Fatale innamorarsi di un essere così, alimentando la propria sfiducia negli esseri umani e cadendo nella trappola dell’idolatria in modalità antropocentrica.

Centri SPA per cani, Luxury Pet hotel, Pet cinema e altre amenità che sono il massimo sollazzo degli umani dei ceti privilegiati, migrano nel mondo animale riproducendo esattamente la forbice delle diseguaglianze sociali: ben diversa, infatti, la realtà delle zone rurali dove i cani sono tuttora considerati un mero strumento di lavoro, al servizio di cacciatori e pastori, tenuti alla catena o in minuscole gabbie quando non servono, vivendo un’esistenza crudele e bestiale dove il termine “bestiale” li riporta alla condizione di ferocia ancestrale.

Sabato, 17 settembre 2022 – n° 38/2022

In copertina: foto di Simona Podestà – (tutti i diritti riservati)

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