martedì, Febbraio 17, 2026

Arte

Botticelli a Pisa

Due opere dal museo Jacquemart-André di Parigi

di Giulia Fabrizi

A partire dal 22 novembre, per i prossimi tre mesi, l’androne della dimora nobiliare di Palazzo Blu ospita e rende disponibile al pubblico due opere attribuite al grande Alessandro Botticelli: una “Madonna col Bambino” su tavola e una “Fuga in Egitto” su tela.

La mostra è organizzata da Palazzo Blu con il sostegno della Fondazione Pisa e la collaborazione di Gigetta Dalli Regoli e Stefano Renzoni e costituisce il secondo tempo di un felice scambio con il museo Jacquemart – André, che nei mesi scorsi ha esposto, a sua volta, due opere in prestito da Palazzo Blu in occasione della mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi: “Clio Musa della storia”, commissionatale dal duca di Guisa in esilio in Toscana, e il ritratto della pittrice realizzato a Roma dal francese Simon Vouet.

Alla base dello scambio sta un principio comune, che è ben sintetizzato dal titolo volutamente ambiguo (Renzoni) dato alla mostra di Palazzo Blu: la volontà di ricordare il breve passaggio dei due artisti nella città che ospita le rispettive mostre e, contemporaneamente, di celebrarli con un nuovo temporaneo “rimpatrio”.

Il soggiorno storico – Artemisia soggiornò, infatti, brevemente a Parigi in attesa di ricongiungersi al padre a Londra nel 1638, mentre Botticelli fu chiamato all’inizio del 1474 dall’Opera della Primaziale di Pisa per completare l’arredo della Cappella dell’Incoronata (oggi dedicata a San Ranieri) in Cattedrale, che già conteneva il mosaico dell’Assunzione della Vergine realizzato dal Traini nella parte superiore della parete di fondo.

Il Botticelli lavorò al suo soggetto – un momento della vita di Maria precedente all’Assunzione, forse un’Incoronazione – tra maggio e agosto 1474. Finora il documento che certifica per il settembre dello stesso anno il pagamento di 10 lire per il lavoro ‘per prova’ di Botticelli ha fatto pensare ad un semplice abbozzo non portato a compimento. Ma, proprio durante la rassegna stampa, la storica medievale Dalli Regoli ha comunicato che un nuovo documento recentemente venuto alla luce rettifica la cifra del pagamento a Botticelli a ben 130 lire e 13 soldi: stando a Monica Baldassarri, esperta di numismatica, una somma considerevole, che apre alla possibilità che Botticelli abbia realizzato più di un abbozzo o di una sinopia.

Sfortunatamente, le modifiche apportate alla Cappella – la costruzione del monumentale altare marmoreo cinquecentesco e la collocazione dell’urna di marmo verde contenente le spoglie di San Ranieri nel 1688 – hanno cancellato ogni traccia dell’opera botticelliana, sottraendola per sempre allo sguardo, certamente ammirato, dello spettatore.

Tuttavia la critica è concorde nel ritenere che Botticelli, di rientro a Firenze, portò dal soggiorno pisano molto più del compenso materiale per il suo lavoro. L’osservazione degli affreschi trecenteschi di Buffalmacco nel Camposanto, dei sarcofaghi collocati sul “prato dei miracoli” e del pulpito di Giovanni Pisano ispirarono a vario titolo l’estetica successiva dell’artista. La testa tricipite del Lucifero di Buffalmacco e la calca dei dannati scolpita a rilievo nel Giudizio Universale sul pergamo della Cattedrale trovano precisi riscontri nei disegni con cui Botticelli illustrò tra il 1481-1495, su commissione di Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici, l’Inferno dantesco. La statua della Temperanza – o della Prudenza, l’identificazione a mezzo degli attributi simbolici è tuttora incerta – facente parte del gruppo delle Virtù Cardinali che sostengono la Mater Ecclesia nel pulpito, riproponendo il modello classico della Venus Pudica, ispirerà le immagini delle ninfe botticelliane: nude, come nella Nascita di Venere, o ricoperte solo, e parzialmente, di vesti leggere mosse dal vento, in pose finemente aggraziate, come nella Primavera.

Il “rimpatrio” – Palazzo Blu rievoca questo ritorno ideale dell’artista a Pisa, quindi, tramite l’esposizione di due opere provenienti dalle collezioni che il banchiere Edouard André raccolse dal 1864, e precisamente dalle Gallerie Fiorentina e Veneziana della Collezione Italiana, una delle più importanti di Parigi. La Galleria Fiorentina fu fortemente voluta dalla moglie di André, Nélie Jacquemart, che affiancò il marito nelle operazioni a partire dal 1881 e che acquistò personalmente a Firenze i pezzi esposti in mostra tra il 1887 e il 1888 dagli antiquari Bardini e Pallotti.

Le due opere individuano simbolicamente gli estremi cronologici dell’attività dell’artista.

‘La fuga in Egitto’, Sandro Botticelli, (1495 – 1500).
Museo Jacquemart André, Parigi

La “Madonna col Bambino” è un’opera giovanile, probabilmente da far risalire agli anni intorno al 1470, quando Botticelli lavora alla bottega di Andrea del Verrocchio insieme ad altri allievi talentuosi, come il Perugino e il Ghirlandaio, per rispondere alla crescente domanda di immagini sacre di lusso da esporre nelle residenze nobiliari dei committenti. Quando Nélie lo acquistò, inoltre, il dipinto era stato “restaurato” con metodi tutt’altro che conservativi: era stato, cioè, coperto da successivi strati di pittura con l’intenzione di dare nuova vita all’opera. Non sorprende, dunque, se la critica attribuì inizialmente il dipinto al maestro, invece che al discepolo, tanto più che la tipologia verrocchiana della “Madonna del davanzale” si presenta in dipinti sia del maestro, che  degli allievi nello stesso torno di anni, tra il 1470 e il 1475.

Solo dopo un’attenta inventariazione di tutte le opere del Verrocchio raffiguranti il medesimo soggetto e dopo il restauro che nel 1995 riportò alla luce elementi caratterizzanti inequivocabilmente lo stile del Botticelli – la resa dell’incarnato, dei gioielli, la finezza del velo e la grazia della capigliatura – la paternità fu finalmente restituita al suo reale autore (https://www.musee-jacquemart-andre.com/en/works/virgin-and-child-0).

La “Fuga in Egitto” è, invece, un’opera tarda e carica di una maggior componente emotiva: la mostra propone di datarla tra 1495-1500, mentre il museo Jacquemart – André posticipa addirittura al 1510, anno della morte dell’artista. E certamente non è opera esclusiva di Botticelli: è assodato l’intervento di un assistente nella resa della figura di San Giuseppe (https://www.musee-jacquemart-andre.com/en/works/flight-egypt) e di un numero imprecisato di allievi nella stesura dei colori (Dalli Regoli).

Sicuramente botticelliani sono il disegno e la struttura del quadro, che mostra vari elementi di originalità rispetto al modello tradizionale. Audace lo scorcio che raffigura la Sacra Famiglia muoversi su una strada in discesa e avvicinarsi all’osservatore. Insolita la postura della Madonna, che, invece di trovarsi in groppa all’asino, è costretta a scendere e camminare col bambino in braccio, non si sa bene se a causa della ripidità del sentiero o dell’influenza esercitata dalla memoria di un episodio raro, ma documentato in modelli iconografici bizantini: quello del “Ritorno dall’Egitto”.

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Botticelli a Pisa Due opere dal museo Jacquemart-André di Parigi

Palazzo Blu, 22 novembre 2025 – 15 febbraio 2026

https://palazzoblu.it

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Sabato, 22 novembre 2025 – Anno V – n°47/2025

In copertina: ritaglio da ‘La fuga in Egitto’, Sandro Botticelli, (1495 – 1500), Museo Jacquemart André, Parigi

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