martedì, Febbraio 17, 2026

Notizie dal mondo

Siria – Regione curda sotto attacco

La città-simbolo di Kobanê circondata e isolata

di Laura Sestini

Dall’inizio del 2026, l’esercito siriano da un lato – braccio operativo israelosionista-statunitense e anti-Iran in Siria – e la Turchia dall’altro, attraverso le milizie jihadiste che da numerosi anni finanzia, hanno dato il via in contemporanea ad attacchi militari contro l’Amministrazione Democratica Autonoma curda (DAANES) nel Nord-Est della Siria, un progetto socialista dal basso, in atto da circa 12 anni.

Nel marzo 2025, il presidente siriano ad interim Ahmad Al-Sharaa – ex leader della milizia islamista salafita Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) con lo pseudonimo di Abū Muḥammad al-Jawlānī – aveva iniziato le trattative con le forze militari curde, SDF/ YPG-YPJ – per il loro inserimento nell’esercito siriano. La transizione, in realtà, pareva già poco chiara e credibile, tantoché a distanza di dieci mesi, con gli attacchi “traditori” delle forze siriane in area Rojava – il Kurdistan occidentale – l’evidenza dei fatti parla da sé.

Poiché le tragiche informazioni che arrivano dalla Siria di Nord-Est, tramite i social, in maggioranza sono fake news, con l’intento di non cadere nella loro trappola, alla ricerca di una fonte più approfondita, e nonostante la vorticosa evoluzione del contesto belligerante, riportiamo qui le parole di Yilmaz Orkan, responsabile di UIKI Onlus, Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia. Al momento in cui scriviamo è in atto una tregua, con l’obiettivo di una trattativa tra Curdi e governo siriano, per un nuovo accordo di integrazione.

L’intervista è datata al 22 gennaio 2026.

Cosa sta succedendo effettivamente in Siria di Nord-Est? Quanto ci si può fidare degli interlocutori governativi siriani ed anche della diplomazia statunitense?

Yilmaz Orkan: Seppure non ci si possa fidare del tutto, abbiamo ricevuto notizia che una delegazione curda si è incontrata con le autorità siriane e Tom Barrack – inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria – per trovare una soluzione; ma in questo momento, dopo giorni di violenti assalti offensivi militari subìti dai civili, c’è bisogno soprattutto di un cessate il fuoco duraturo. C’è solo questa notizia importante, e questo è anche il motivo perché la nostra lotta deve continuare, con le forze militari mobilitate e all’erta, fino a che non ci sarà un accordo. Purtroppo, anche se ci saranno due o tre garanti a firmare, non si ci potrà credere, non ci si potrà fidare: se non ci sarà una trattativa, non ci potrà essere un accordo. Ricordiamo, inoltre, che, l’Islam radicale sostiene che si possa mentire su tutto per raggiungere il proprio obiettivo. Quindi, è ragionevole da parte nostra non fidarsi ciecamente.

Quindi le fake news che stanno girando, a parte quelle veritiere di propaganda salafita, sono responsabilità dei fondamentalisti islamici?

Y.O: Negli ultimi giorni hanno girato molti articoli falsi. La nostra informazione, al contrario, è diretta, ricevuta dai compagni e dalle compagne che si trovano sul territorio del Rojava, al fine di riportare qui in Europa i fatti effettivi, e per la gestione delle manifestazioni e le contestazioni che ovunque in occidente si stanno organizzando contro gli attacchi armati siriani, le iniziative di informazione e di protesta, o di solidarietà con la popolazione curda, oltre agli articoli che accreditiamo.

Chi potrebbero essere i potenziali garanti dell’accordo tra Curdi e governo siriano?

Y.O: In Siria c’è una coalizione internazionale a guida statunitense dal 2014 – Operation Inherent Resolve (OIR), ovvero la Coalizione internazionale per il contrasto a DAESH (ISIS).

(L’Italia ne fa parte con l’operazione Prima Parthica: “A margine del vertice NATO di Newport nel settembre 2014, è stata decisa la formazione di una coalizione guidata dagli Stati Uniti e con la presenza di Regno Unito, Francia, Italia e di altri paesi, per giungere all’obiettivo di contrastare l’ISIS in Iraq e Siria senza tuttavia l’utilizzazione di truppe di terra, coinvolgendo altresì i vari attori regionali, in primis la Turchia.” n.d.r).

In occasione di questo ultimo attacco contro i Curdi, la coalizione ha fallito, non ha agito, perché – secondo me – non esiste più l’obiettivo di puntare il fuoco su Daesh nello specifico. Il governo di Damasco in un anno è riuscito a riunire tutti i gruppi islamisti che hanno operato prima e dopo la guerra siriana (2011- 2024), Daesh, Syrian National Army, Al-Nusra, ecc., di cui facevano parte gli stessi miliziani che hanno attaccato il carcere di Al-Shaddadi, in territorio DAANES, a soli due chilometri dalla base militare internazionale. La difesa curda ha chiesto aiuto per quegli attacchi, affinché non si liberassero i jihadisti detenuti, ma l’aiuto non è arrivato.

In questo contesto, possiamo dire che sicuramente i garanti, alla fine, saranno occidentali: americani, francesi, forse gli inglesi. Per il “progetto siriano” ci sono nuovi attori in gioco, dal momento che stanno liberando tutti i militanti islamisti, nonostante sia stato affermato che non sapessero di lasciare liberi quel tipo di detenuti. Il popolo siriano non ha tutta l’autonomia necessaria per creare un progetto, una vita progressista, una vita democratica, una vita di convivenza con tutti i popoli che vivono lì, come hanno dimostrato i Curdi con l’Amministrazione Autonoma. Però, dalle cose che sono successe, sembra che le tribù arabe nazionaliste che risiedevano nel territorio a maggioranza curda abbiano cambiato improvvisamente le alleanze. Hanno tradito proprio la convivenza con i Curdi. Non sappiamo esattamente chi abbia tradito il progetto curdo di democrazia dal basso. Pare ci sia in mezzo qualche paese arabo, come Arabia Saudita o Qatar. Sicuramente ha partecipato la Turchia. Può essere che loro, sauditi o qatarioti, abbiano convinto i clan dell’Islam sunnita più tradizionale, di corrente wahhabita come loro; può essere che i clan arabo-siriani, dove rientrano anche i Fratelli Musulmani legati al Syrian National Army e alla Turchia, abbiano fatto, nel recente incontro di Parigi, un accordo con Al-Sharaa o con Israele che ha voluto l’incontro, dove ha chiesto espressamente i territori del Golan. Al vertice hanno partecipato americani, francesi, israeliani, mentre la Turchia, da una stanza adiacente, concedeva il consenso, o meno, sulle varie proposte. Il ministro degli Esteri turco non era d’accordo nel concedere le Alture del Golan agli israeliani, a meno che non ottenesse supporto per liberare la Siria di Nord-Est dal PKK. L’America ha lasciato carta bianca sulla questione.

Di fatto, il 4 gennaio una delegazione curda è stata a Damasco e in seguito a quell’incontro è stato organizzato il summit di Parigi del 5-6 gennaio. Subito dopo le proposte messe sul tavolo a Parigi, i militari siriani e i miliziani islamisti hanno iniziato ad attaccare i curdi, prima ad Aleppo e poi in tutto il resto del Rojava.

Dopo i violenti attacchi militari siriani, attualmente siamo in una fase di delicata tregua, in attesa delle nuove proposte curde al governo di Al-Sharaa. Quattro giorni di confronto interno per guardare al futuro.

Y.O: Prima dobbiamo capire cosa proporrà Damasco. Il punto è che Al-Sharaa senza la Turchia non farà nessun passo. Non conosciamo molti dettagli, ma da quanto riportano alcuni giornali locali, dopo l’accordo proposto da Tom Barrack ai Curdi – nella città di Erbil capitale del Bashur – accordo che Mazlum Abdi, comandante delle forze militari curde, non ha accettato, si dovrà cambiare formula: tutti gli attori dovranno sedersi al tavolo delle trattative con i paesi garanti. Tra le proposte ai Curdi era stato chiesto di sostenere in Libano, insieme a Israele, la persecuzione contro gli Hezbollah, legati all’Iran. Abdi ha replicato affermando che i Curdi non sono mercenari, ma un popolo che non ama la guerra e ambisce alla pace. Se chicchessia, Al-Sharaa, americani o altri attori geopolitici vogliono eliminare i Curdi, questi resisteranno fino alla fine: in alternativa ci rimane un reale cessate il fuoco e un accordo di pace e convivenza.

Oggi, in Siria sono tutti diventati amici. Quelli che prima era considerati terroristi dagli americani, compreso Al-Jawlani/Al-Sharaa e il gruppo HTS, oggi siedono al governo in giacca e cravatta. I Curdi, fino a che hanno combattuto contro l’ISIS sono stati considerati amici di tutti sul territorio di Nord-Est, compresi gli americani con cui hanno collaborato. I miliziani di Daesh compivano attentati kamikaze, anche in Europa, tagliavano la gola ai civili e oggi vengono liberati dalle carceri, non sono più pericolosi. La posta in gioco, in Siria, è cambiata e i progetti sono altri. Sopratutto è accaduto qualcosa privo di etica, senza alcuna moralità, e senza rumore. Tutto questo succede per interessi geopolitici, oltre che per le risorse energetiche nel sottosuolo del territorio curdo. Certo bisognerà lavorare di più con Al-Sharaa e capire l’abbandono di coloro con cui abbiamo diviso il pane in questi ultimi dieci anni. In due giorni è cambiato tutto, dopo che gli Arabi hanno dichiarato che stavano con Al-Sharaa.

In tutti questi anni di costruzione di democrazia dal basso, di pace e condivisione, evidentemente, noi curdi, non siamo riusciti ad intaccare la mentalità dei nostri conviventi arabi in DAANES, attraverso il progetto del Confederalismo Democratico. Una cosa a cui dovremo prestare più attenzione è il nazionalismo arabo e la religione sunnita radicale e jihadista. Questi movimenti sono molto pericolosi in Medio Oriente e creano gravi conflitti.

Speriamo di ricavare un’esperienza positiva dal nostro progetto sociale attuato in DAANES. Speriamo anche che i negoziati procedano, altrimenti sarà guerra.

Bambini profughi a Kobanê

La popolazione civile in Rojava come sta? In quali condizioni vive?

Y.O: Adesso è un caos. Già 600-700 mila curdi erano arrivati da Afrin, Aleppo, Shafa, da Tabqa, Raqqa, e da altre località attaccate precedentemente dai mercenari salafita. In quelle città non c’era più sicurezza per la vita dei Curdi, che hanno lasciato le loro case dirette verso il cantone di Al-Jazira. Dopo gli ultimi giorni, altri stanno arrivando, ma la situazione è anche peggiore per loro, non ci sono abbastanza posti dove rifugiarsi e cibo per sfamare tutte le famiglie. Ci sono tantissimi bambini senza latte, senza niente, tantissimi malati ma non ci sono i medicinali: è un disastro, una reale emergenza umanitaria. Attualmente gli aiuti entrano un po’ dal Bashur, il Kurdistan iracheno, ma non potrà durare in eterno, non basterà: ci sono troppe persone da sfamare e riscaldare. Le altre frontiere sono serrate, c’è un embargo vero e proprio. La città di Kobanê, simbolo della lotta contro l’Isis – di cui il 26 gennaio è la ricorrenza dell’annuncio di vittoria, ottenuta nel 2015 – è stata circondata e attaccata da più parti. Mancano acqua, elettricità e Internet.

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Aggiornamento al 24 gennaio 2026

Ci sono novità, rispetto a due giorni fa?

Y.O: L’ultima informazione arrivata riguarda le carceri del Rojava controllate da DAANES, che erano tre; strutture che contenevano migliaia di detenuti islamisti, di Daesh. Uno, quello di Al-Shaddadi, è stato liberato qualche giorno fa, come già accennato. A Raqqa ce ne erano due, di cui la prigione di Al-Aqtan era considerata una delle strutture più sicure per i membri di alto rango dell’ISIS nella Siria di Nord-Est. Le forze curde si sono ritirate questa mattina, per le condizioni avverse sul campo, dopo diversi giorni di violenti attacchi degli islamisti e dei droni-suicida turchi, che subito Damasco ha ordinato di liberare tutti i prigionieri.

In positivo, sappiamo che si sta cercando di prolungare il cessate il fuoco di una settimana.

Inoltre, DAANES ha chiesto alle Nazioni Unite un corridoio umanitario, perché la città di Kobanê è totalmente circondata e non entra più nessun genere di merce.

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Sabato, 24 gennaio 2026 – Anno VI – n°4/2026

In copertina: da sinistra, il presidente siriano ad interim Ahmad al-Sharaa e Recep Tayyip Erdoğan Presidente della Turchia

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