Una lettera dal centro di detenzione di Pastrogor
Redazione TheBlackCoffee
Introduzione di Collettivo Rotte Balcaniche
Condividiamo una lettera scritta da un gruppo di detenuti del centro di detenzione di Pastrogor, nel sud della Bulgaria, che ci hanno chiesto di diffonderla il più ampiamente possibile. Dal 12 giugno, i richiedenti asilo soggetti alle procedure di frontiera introdotte dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo sono confinati in questo centro, in condizioni che, sotto ogni aspetto, si configurano come una forma di detenzione.
Pastrogor è situato vicino al confine bulgaro con la Turchia, ed ha a lungo fatto parte dell’infrastruttura bulgara per l’accoglienza e la gestione dei migranti. Finanziato con fondi dell’Unione Europea e inaugurato nel 2012 come cosiddetto centro di transito, il suo ruolo è cambiato significativamente entro la fine del 2025. Il 19 dicembre 2025, l’Agenzia statale per i rifugiati (SAR) ha restituito il reparto di accoglienza chiuso nel centro di detenzione di Busmantsi alla Direzione per la migrazione del Ministero dell’Interno. Contemporaneamente, la SAR ha designato il centro di transito di Pastrogor, con una capacità di 216 persone, come struttura di accoglienza chiusa per la detenzione di persone in attesa di procedure per la protezione internazionale. Tale modifica ha portato la capacità di detenzione nazionale della Bulgaria a 1060 posti, distribuiti tra Busmantsi e Lyubimets, oltre a un ulteriore centro di detenzione prefabbricato costruito presso la Direzione regionale della polizia di frontiera di Elhovo. (Fonte: https://bulgaria.bordermonitoring.eu).
Negli ultimi mesi, tuttavia, questo banco di prova per il Patto UE Migrazione e Asilo, ha incontrato la resistenza delle persone lì confinate, che hanno organizzato scioperi della fame, proteste e tentativi di fuga. Le autorità hanno represso questa resistenza con violenti pestaggi, la distruzione di telefoni, l’isolamento e, infine, un divieto arbitrario di visite da parte di persone solidali, tagliando l’unico canale di comunicazione con il mondo esterno.
Tutto ciò avviene in un contesto di condizioni di vita già di per sé intollerabili, come descritto nella lettera.
Sosteniamo le richieste avanzate dai detenuti, che chiedono un’indagine indipendente e il rilascio di tutti i richiedenti asilo lì trattenuti. Desideriamo inoltre sottolineare come l’attuazione del Patto in Bulgaria metta in luce i modi in cui il Patto stesso mina le garanzie fondamentali stabilite dal diritto internazionale in materia di asilo e protezione dei rifugiati.
Denuncia formale relativa al deterioramento delle condizioni umanitarie, alla privazione dei diritti e alla restrizione arbitraria delle visite.
I detenuti introducono la loro denuncia spiegando di essere entrati in Bulgaria in cerca di asilo. Dopo che le loro domande iniziali sono state respinte, hanno presentato ricorso. Affermano di risiedere legalmente presso il centro di Pastrogor in attesa della decisione definitiva del tribunale.
Descrivono le condizioni del centro come intollerabili e come violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani e dei diritti loro illustrati al momento dell’arrivo. Chiedono un intervento urgente per indagare sulle seguenti questioni: trattamento quotidiano dei detenuti, aggressioni e negligenza medica. I detenuti chiedono un’indagine sugli eventi recenti e un esame del modo in cui le autorità amministrative e il personale di sicurezza del centro trattano i residenti. Riferiscono di essere stati sottoposti a percosse e violenze fisiche sin dal loro arrivo. Molti descrivono brutalità della polizia, tra cui percosse con manganelli e l’uso di cani. Affermano che i detenuti feriti non sono mai stati portati in ospedale. Denunciano inoltre maltrattamenti quotidiani, insulti e violazioni della loro dignità, chiedendo un attento monitoraggio per porre fine a questi abusi.
Il 26 luglio, molti detenuti sarebbero stati aggrediti fisicamente da agenti di polizia e gendarmeria entrati nel centro mascherati e armati. Secondo la denuncia, gli agenti avrebbero distrutto e rubato i telefoni dei detenuti nel tentativo di eliminare le prove della violenza. Giovedì 25 settembre 2026, intorno alle 11:30, agenti della gendarmeria bulgara avrebbero fatto irruzione nelle loro stanze armati, senza alcun motivo apparente. Quattro rifugiati sono stati coinvolti nell’incidente e tre di loro sono stati aggrediti fisicamente senza giustificazione. Molte persone sono ancora sotto shock e spaventate, e alcune si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità.
- Cibo scadente – Qualità scadente e grave perdita di peso. I pasti forniti sono descritti come di qualità estremamente scadente e inadatti al consumo umano. Di conseguenza, molti detenuti sono stati costretti a rifiutarli e ad acquistare alternative dall’esterno a proprie spese. La denuncia afferma che la situazione ha portato a un deterioramento della salute di molti residenti, alcuni dei quali hanno perso almeno 14 chilogrammi o più. I detenuti avvertono del rischio di una potenziale catastrofe sanitaria se queste condizioni dovessero persistere.
- Mancanza di assistenza e manipolazione tramite promesse di denaro.
- Al loro arrivo, i detenuti sono stati informati che un membro del personale li avrebbe aiutati con commissioni e acquisti, e a tal fine è stato loro persino chiesto di firmare dei documenti.
In pratica, sostengono, questa assistenza non esiste. L’impiegato si rifiuta di portare loro cibo o altri beni di prima necessità, fornendo solo tabacco e sigarette. Questi articoli sono inutili per i non fumatori, che invece hanno disperatamente bisogno di beni essenziali.
Divieto arbitrario di visite, elusione delle responsabilità e interruzione dei legami con il mondo esterno.
Per diverse settimane, alcuni amici provenienti dall’Italia hanno potuto far visita regolarmente ai detenuti. I detenuti descrivono questi visitatori come molto più che semplici ospiti: rappresentavano un’ancora di salvezza e il loro unico collegamento con il mondo esterno.
I visitatori hanno fornito un sostanziale supporto psicologico e morale, donando ai detenuti un senso di libertà e speranza altrimenti assente all’interno delle mura del centro. Hanno inoltre fornito cibo, vestiti e altri beni di prima necessità che l’amministrazione non era in grado di garantire.
I detenuti affermano che il diritto di visita è legalmente garantito ed esprimono sorpresa per la recente decisione arbitraria di vietare le visite, che considerano un chiaro tentativo di eludere le proprie responsabilità. La polizia avrebbe giustificato il divieto affermando che era stato ordinato direttamente dal direttore del centro.
Allo stesso tempo, un funzionario del centro avrebbe dichiarato: “Sono io il responsabile, e questi visitatori non saranno ammessi”, sostenendo che avessero “incitato i giovani a creare disordini”. Secondo quanto riferito, gli agenti di polizia avrebbero descritto i visitatori come nemici anziché come amici.
I detenuti respingono categoricamente questa politica di punizione collettiva. Sostengono che essere isolati dai propri amici stia peggiorando gravemente il loro benessere psicologico e fisico.
Concludono sottolineando di non essere detenuti, ma richiedenti asilo, i cui diritti a vivere con dignità, a ricevere cibo adeguato e a comunicare con la società civile e i volontari sono tutelati dal diritto bulgaro e internazionale.
Le richieste dei detenuti – La lettera si conclude con cinque richieste:
- Indagini urgenti sulle gravi aggressioni fisiche del 26 luglio e del 25 settembre, compresa l’identificazione e la responsabilità degli agenti di polizia coinvolti.
- Un’indagine sulle condizioni di detenzione, compresa la mancanza di cibo, vestiti e prodotti per l’igiene.
- La revoca del divieto di visite, consentendo a tutti di ricevere pacchi contenenti beni di prima necessità dai propri amici.
- Garanzie di trattamento umano in conformità con il diritto nazionale e internazionale.
- Una missione di monitoraggio urgente presso il centro di Pastrogor, per affrontare le ingiustizie segnalate e garantire che il centro sia gestito nel rispetto dei suoi obblighi legali e umanitari.
I detenuti ringraziano coloro che sostengono i loro sforzi per ottenere giustizia ed esprimono il loro rispetto e la loro gratitudine.
(Collettivo Rotte Balcaniche è un’assemblea politica che si pone l’obiettivo di sostenere concretamente la libertà di movimento. Attiva in Italia e Bulgaria.)
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Sabato, 31 ottobre 2026 – Anno VI – n°44/2026
In copertina: il centro di accoglienza (detentivo) di Pastrogor in Bulgaria

