mercoledì, Maggio 25, 2022

Italia, Politica

La condanna di Domenico Lucano

Giustizia da ‘paese dei balocchi’

di Laura Sestini

Una sentenza scioccante e surreale. Giustizialista e punitiva, se confermata negli appelli che verranno.

Ecco come possiamo definire il giudizio di primo grado che il 30 settembre vede condannato Domenico Lucano – ex-sindaco di Riace – a 13 anni e due mesi di detenzione, oltre a 700 mila Euro da restituire per i finanziamenti ricevuti dall’Europa per i progetti sui migranti – dibattuto dalla corte del tribunale di Locri presieduta dal Presidente Fulvio Accurso. Il processo Xenia (https://www.theblackcoffee.eu/domenico-lucano/) include molti altri imputati – 26 in tutto – ed altre condanne.

Numerosi i capi di accusa – tra cui associazione a delinquere finalizzato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, peculato, concussione – e chi più ne ha più ne metta – che sembrano presi a caso dal codice penale tanto per far scena, per provocazione. O forse per dimostrare chi ha il potere in mano.

Per l’imputazione più grave, l’associazione a delinquere per ‘traffico’ di migranti, torna alla memoria il Comandante Bija – forse qualcuno se lo ricorda ancora – adesso graduato di un qualche apparato militare regolare libico, ma qualche anno fa colluso con la Guardia Costiera del suo Paese nel traffico di migranti sul Mediterraneo – anzi la collusione è al contrario perché lui era – e probabilmente lo è ancora – leader di una milizia armata a Zawyya, i quali uomini ‘collaborano’ con le motovedette che dovrebbero salvare i migranti alla deriva e invece li trafficano alla luce del sole, con il denaro italiano.

Quindi vogliamo paragonare Mimmo Lucano a questo soggetto che agisce nei meandri della politica libica – e mafiosa – che riflette tutto lo spettro degli Stati che si affacciano sul Mediterraneo coinvolti nei flussi migratori? Quel Comandante Bija che l’Italia ha pure ospitato come ‘esperto di migrazioni’ ad un convegno in Sicilia qualche anno fa? “[…] l’11 aprile 2021 viene scarcerato Abd al-Rahman al-Milad, più famoso come Comandante Bija, scagionato da ogni accusa dal procuratore generale di Tripoli per mancanza di prove. Costui è considerato dalla Corte Internazionale de L’Aja e le Nazioni Unite tra i maggiori trafficanti di esseri umani e di petrolio del Mar Mediterraneo, tantoché era stato spiccato anche per lui un mandato di arresto. L’uomo aveva fatto parte della Guardia Costiera libica (finanziata dall’Italia), attraverso la quale muoveva il suo traffico di migranti dal campo-carcere di al-Zawiya. In Italia era giunto alle cronache nazionali per aver partecipato, come esperto accreditato, a un vertice politico sulle migrazioni attraverso la rotta libica, organizzato a Catania dall’Oim – l’Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite e finanziato dall’Europa. Originario della città di al-Zawiya, nel distretto di Sabrata, Bija ha fatto rientro da uomo libero nella sua città, tra i festeggiamenti dei suoi miliziani del gruppo al-Nasr” (traslitterazione in arabo libico di ‘al-Nusr’, quindi gruppo mafioso-jihadista (https://www.theblackcoffee.eu/turchia-libia-un-ponte-armato-sul-mediterraneo/).

Se così fosse, allora non si comprende più da che parte sta la nostra giustizia, e la politica ad essa legata, ma soprattutto da quali valori morali attinga. Siamo spiazzati, confusi. La giustizia non la riconosciamo più.

Come donne vorremmo che tali pene fossero comminate agli autori di femminicidio, che al contrario se la cavano con pochi anni per via delle ‘illusorie’ attenuanti inserite nella giurisprudenza dedicata, ancora troppo di pensiero patriarcale e maschilista, che purtroppo anche le giudici donne talvolta appoggiano.

La copertina del libro autobiografico di Domenico Lucano pubblicato nel 2020

Dopo il verdetto che ‘punisce’ in prima persona Domenico Lucano, ma sembra indirizzata ideologicamente a tutta la cooperazione umanitaria e le politiche di accoglienza – per cui possiamo citare le Ong che operano nel Mediterraneo, compattamente e prontamente l’opinione pubblica ha ribattezzato le cause di condanna di Lucano a ‘reato di solidarietà’.

Si riservano da tale sostegno le destre salviniane e le derive neofasciste, troppo impegnate a divulgare i propri narcisismi e impelagate negli scandali interni di Morisi e Fidanza

Mimmo lo abbiamo visto – nei diversi video post-sentenza – spaesato, umanamente mesto e con parole rassegnate. “Non mi aspettavo un giudizio così. Ora è tutto finito. Ero convinto nell’assoluzione. E’ un momento molto difficile per me e ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini – sottolineando ancora una volta che non ci sono legami tra la sua attività di accoglienza – e di sindaco – con i reati di peculato e di collusione per cui è stato, tra le altre, condannato. Lui non si è riempito le tasche delle centinaia di migliaia di Euro dedicate all’accoglienza dei migranti a Riace, che tra l’altro erano dovute ma tardavano sempre ad arrivare a destinazione da parte del Ministero, mentre le necessità quotidiane di tutti i nuovi arrivati che le Prefetture inviavano copiosi erano impellenti e basilari. Ogni ladro rifiuta di ammettere di esserlo, la differenza in confronto ad altri che davvero si sono riempiti le borse di denaro pubblico è che Lucano è una persona credibile. Lo affermano tutti coloro che lo conoscono e che con lui hanno condiviso tratti del suo progetto di accoglienza, che anche aveva generato un centinaio di posti di lavoro nel piccolo comune della Locride, a beneficio dei locali.

Il libro autobiografico di Lucano – che suggeriamo di leggere – pubblicato lo scorso anno nel bel mezzo della causa legale che lo vede protagonista, sembrava già avvisare questo primo epilogo. Lui stesso – ironicamente consapevole e persona molto sensibile – evidenzia sul titolo come viene visto e considerato, e come si stava indirizzando la strada della giustizia e dell’impianto accusatorio.

Il ‘Modello Riace’ era piaciuto a tanti – forse troppi – a livello internazionale, tanto da indicarlo come Premio Nobel per la Pace. Era diventato troppo in vista, rischiava di fare proseliti e di moltiplicarsi. Ma come può convivere un’esperienza così ‘umana’ di integrazione in una nazione – l’Italia – dove si finanziano le organizzazioni libiche che fanno traffico di migranti, per cui altre Procure stanno indagando su alcuni giornalisti che le hanno smascherate ? In rappresentanza di tutti citiamo il collega Nello Scavo. Non vi pare questa una ‘legge’ – una giustizia – da Paese dei Balocchi?

Sabato, 2 ottobre 2021 – n° 36/2021

In copertina: Domenico Lucano – Foto dai social della campagna di sostegno verso Riace e l’ex-sindaco

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