venerdì, Settembre 30, 2022

Italia, Politica

Domenico Lucano

Due anni del processo di Locri per l’operazione Xenia

di Laura Sestini

L’11 giugno del 2019, a Locri, ha avuto inizio il processo a Domenico Lucano, l’ex sindaco di Riace che, solo tre anni prima – per merito del progetto di accoglienza sui migranti, il cosiddetto ‘Modello Riace’, messo in piedi nella piccola cittadina arroccata sulle impervie colline a balze in provincia di Reggio Calabria – nel 2016 era stato incluso sulla importante rivista statunitense Fortune, che lo considerò tra i più importanti leader del mondo di quello stesso anno.

Due anni di grande fatica, in ambito di politiche migratorie, di cammino a rilento e sempre più avversato nelle buone pratiche per i diritti umani e nell’attuazione della Convenzione di Dublino – e del progetto di accoglienza europeo – ormai ridotta a carta straccia. In parallelo si attende il nuovo Patto Europeo su migrazione e asilo che dovrebbe (meglio?) regolamentare le procedure e le richieste di accoglienza.

Le prime restrizioni si erano avute con Marco Minniti alla carica di Ministro dell’Interno (2016/2018) – anch’egli reggino come Lucano – con il Decreto intestato a suo nome che, in materia di immigrazione cancella istantaneamente il secondo grado di giudizio per la richiesta di asilo, mette in atto la riapertura di numerosi centri di espulsione (CIE), nonché intesse accordi con l’ex Primo ministro libico al-Sarraj, e vari capi tribù, arma con motovedette italiane ed Euro la Guardia Costiera libica per il contenimento delle partenze dalla Libia, e infine sigla accordi similari con l’omologo tunisino Lofti Brahem. Le Nazioni Unite giudicheranno tali alleanze – tra Italia, Libia e Tunisia – violanti i diritti umani da più punti di vista.  

Crediamo che non ci sia ancora bisogno di spiegare come la politica va avanti in Libia dalla destituzione di Gheddafi ( https://www.theblackcoffee.eu/libia-oggi/ ), e non troppo meglio dopo l’unificazione ‘obbligata’ – per la seconda volta dall’Onu a marzo scorso – dei due differenti governi GNA di al-Sarraj e LNA di Haftar, con designazione a Primo ministro Mohammed Dbeibah che ha il compito di traghettare il Paese alle elezioni politiche di dicembre prossimo (https://www.theblackcoffee.eu/turchia-libia-un-ponte-armato-sul-mediterraneo/ ).

A seguito delle dimissioni di Minniti, legato al Partito Democratico, con le elezioni politiche del 2018 la carica di Ministro dell’Interno passa a Matteo Salvini (2018/2019) della Lega. Proseguendo sul percorso del predecessore – non avendo altre possibilità disponibili – entra in guerra con le Ong presenti nel Mediterraneo – organizzazioni battenti bandiera di differenti nazionalità europee che ripescano costantemente dalle onde i superstiti dei naufragi e anche i cadaveri, operando là dove Frontex dimostra le sue grandi lacune e le continue violazioni dei diritti umanitari.

Tra i casi maggiormente in risalto alle cronache mediatiche, mentre Salvini era in carica come Ministro dell’Interno, vi fu l’arresto della comandante tedesca Carola Rackete – a giugno 2019 – a causa di una forzatura verso il porto di Lampedusa, per portare a terra 42 naufraghi accolti a bordo della nave Sea Watch 3.

L’approdo era stato rifiutato più volte dal Ministro Salvini, che chiedeva in parallelo ai Paesi EU di prendere in carico detti migranti. Dopo lo sbarco, la capitana Rackete fu arrestata per reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a navi da guerra. A gennaio 2020 la Corte di Cassazione conferma – al contrario – l’annullamento dell’arresto, stabilendo che: ‘soccorrere chiunque si trovi in pericolo in mare costituisce l’adempimento di un dovere e pertanto non può essere criminalizzato e il principio per cui la nave che presta soccorso non può essere considerata un porto sicuro e il soccorso stesso si può considerare concluso solo nel momento in cui le persone giungono in salvo in un porto’ – come prevede la legge del mare.

Se la politica nazionale va in questa direzione, il Modello Riace – progetto vincente almeno dal punto di vista umano – che va in senso opposto, quanto può resistere? Difatti le due linee ‘politiche’ sono troppo divergenti ed iniziano a stridere. Nel 2018 viene dato avvio all’Operazione Xenia dalla Guardia di Finanza, nella cui pagina ufficiale dei comunicati stampa – in data 2 ottobre 2018, giorno di arresto di Domenico Lucano e della compagna T.L. –  è sorprendente e grave leggere gli aggettivi tendenziosi a carico dell’ex-sindaco di Riace, già ‘giudicato’ prima dell’avvio del processo (https://www.gdf.gov.it/stampa/ultime-notizie/anno-2018/ottobre/operazion-xenia-favoreggiamento-dellimmigrazione-clandestina-e-fraudolento-affidamento-della-raccolta-dei-rifiuti ).

Alla più recente udienza del processo contro Lucano – svoltasi il 17 maggio scorso – il PM di Locri, Michele Permunian, ha concluso la requisitoria chiedendo 7 anni e 11 mesi di reclusione – nonostante gli interventi contrari del Presidente del Tribunale che considera superficiali molte parti delle indagini.

Domenico Lucano è stato eletto per tre mandati consecutivi – dal 2004 al 3 ottobre 2018, momento che viene sospeso dalla carica. Come mai nessuno si era mai – precedentemente – ‘preso cura’ della sua amministrazione comunale e gestione di accoglienza del ‘Modello Riace’ che veniva suggerito anche come Premio Nobel per la Pace?

Ancora una volta, i paragoni non riescono ad armonizzarsi – continuando a stridere troppo – se messi a confronto con le nuove politiche migratorie dal Decreto Minniti in poi; mentre con il Governo Conte, qualcosa si è allentato – ma niente di fatto, come affermano le Associazioni per i diritti umani.

Potrebbe essere questo un disegno politico che a piccoli passi vuole spazzar via ogni possibile percorso di accoglienza e di buone pratiche? Non solo il processo a carico di Domenico Lucano, bensì una traiettoria con un arco molto più ampio – che travalica i confini italiani – dove ogni Paese comunitario debba adempiere alla propria parte.

Altri Paesi europei difatti agiscono politiche repressive: la Grecia nei campi profughi, al confine con la Turchia e persino in mare; la tristemente conosciuta ‘rotta balcanica’, alla quale la Croazia funge da anticamera del terrore verso l’Europa Unita; mentre a Ceuta la gendarmeria spagnola in più casi spara verso i migranti che tentano di varcare i confini. E’ questa l’Europa – miraggio democratico?

Infine, la pandemia ha ‘sdoganato’ molte restrizioni per gli stessi cittadini europei che non sempre trovano corrispondenze congrue al contenimento del virus.

La prossima udienza del processo a carico di ‘Mimmo’ Lucano è fissata per fine settembre 2021.

Sabato, 12 giugno 2021 – n°20/2021

In copertina: entrata al Villaggio Globale di Riace Superiore – Foto Laura Sestini (tutti i diritti riservati)

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