Lezioni di vita, tra esperienze private e vita artistica
di Laura Sestini
Ospiti di spicco alla 5°edizione di Cecinema Film Festival, Alessandro Benvenuti e Massimo Ceccherini hanno intrattenuto il numeroso pubblico accorso ai talk a loro dedicati, nella cornice all’aperto di Piazza Guerrazzi di Cecina, presentati da Mattia Mura, giovane ed eclettico regista, ideatore e direttore artistico della manifestazione.
Entrambi fiorentini e molto amati dal pubblico, i due poliedrici artisti hanno acceso l’ilarità dei presenti con la naturale e dissacrante ironia toscana, fondamento insostituibile su cui hanno costruito i loro personaggi teatrali e cinematografici, attinti quasi sempre dalla vita reale. Loro stessi, due simpatici e creativi “toscanacci”.
Benvenuti, personalità pacata e piuttosto ritirata, così si è dipinto per meglio farsi conoscere dal pubblico presente, incalzato dalle domande di Mura ha raccontato aneddoti della sua esperienza cabarettistica con il trio dei Giancattivi, drammaturgica, teatrale, ed anche cinematografica degli esordi con “A ovest di Paperino” (1981) insieme ad Athena Cenci e Francesco Nuti.
“Il codice dell’anima” – si avvia così l’intervista di Mura – è un famoso volume di un autore-psicanalista americano che si chiama James Hillman; è bello perché dentro a questo libro si racconta un po’ gli inizi della vita dei grandi personaggi e si vede che in quella quercia che loro poi diventeranno c’era già un seme, “una ghianda”, fin da bambini. Secondo me anche nel tuo percorso ci sono un po’ di ghiande…. “Sì, ero ghiandoso” – replica Benvenuti, dando il via ad una sequenza di risate del pubblico.
Forse una su tutte è la scrittura?… – chiede ancora Mura.
“Non solo – risponde sicuro Benvenuti. “Più che altro è cercare di collocarsi nel mondo. Penso sia la cosa più importante, penso sia la cosa che alla fine ti fa diventare contento, felice di quello che sei. Cioè, che non hai fatto una strada inutile oppure che non sei stato costretto a fare una strada per necessità e basta. Il problema maggiore è quando nasci con dei sogni e devi capire se questi sogni possono foraggiarti oppure no, oppure diventano incubi. Allora, se tu hai dei sogni, se tu hai desiderio d’avventura, se tu leggendo un libro, tipo quelli d’avventura da bambini, per esempio L’isola del tesoro, e tu senti delle connessioni con queste cose, senti che certe cose t’appartengono, tu quei sogni cerchi di viverli, cerchi di capire se sarebbe un mondo possibile per te. Io vengo da una famiglia contadina, operaia, quindi tutto quello che ho imparato è un atteggiamento etico nel vivere, un atteggiamento di rispetto verso le persone, verso la natura. Non sono neanche meriti, sono principi fondamentali, la buona educazione, essere rispettoso. Non c’è bisogno di una scuola, o la impari attraverso l’esperienza che i tuoi genitori a suon di botte anche ti trasmettono (…ma quello, vabbè, è un problema loro) oppure non ce l’hai. Ecco che allora la cosa fondamentale – quello che tu chiami ghianda – è capire se dentro di te c’è un motivo d’esistere, c’è un qualcosa che ti dice “tu dovresti fare questo”. Cosa vuoi fare da grande, il pompiere, lo scienziato, l’operaio, il falegname, quello che vuoi…, Io ho sempre sentito il bisogno di rappresentarmi fin da bambino, fin da piccolo. Ero quello a cui si diceva, per la zia Leontina, “bellino raccontagli quella barzelletta che tu sai…”, e a quel punto tu diventi un piccolo motore di gioia per le persone che vengono a trovarti (meglio se con un trenino in regalo) perché sanno che riceveranno da te qualcosa che le farà ridere, che le farà divertire, che le farà sentire motivate nell’avere dell’affetto, dell’affettuosità per te. La ghianda è questa, capire quale potrebbe essere il tuo mondo futuro… non è che tu lo sai, lo senti in qualche modo, senti che da quella parte c’è qualcosa che ti aspetta, potrebbe essere la tua casellina… e tu dici, “mi sa che quella è la mia casellina”… allora, se tu riesci a entrare in quella casellina, tu sei un uomo di successo. Successo non vuol dire che hai lo stesso successo di Johnny Depp, oppure di George Clooney, no, loro hanno la loro finestrina, te devi andare nella tua, non devi andare in quella di George o di Brad, devi trovare la tua, perché solo quella ti dà la sensazione di esserti realizzato, e non puoi essere uguale a un altro, devi essere uguale a te stesso. Io ho cominciato subito a fare questo mestiere, a 14 anni, mentre il tuo babbo operaio si aspetta che tu diventi perito tecnico, che un giorno controllerà quelli come lui, salendo nella scala sociale, che non è una gran bella prospettiva, per cui, tu vivi tutta la vita in preda agli errori. continuamente sbagli perché non è la tua strada, non è la tua strada anche se l’hai individuata. Poi, ci vuol coraggio per dire, “farò quella.”
“Ho avuto la grande fortuna di fare il servizio militare, perché facendolo ho avuto 12 mesi di tempo per capire se potevo realizzare il mio sogno oppure no; e siccome l’ho fatto nella banda musicale della divisione Mantova, ero il mazziere, il majorotto, quello che che guida la banda qua e là, ho conosciuto tutti artisti… perché se sei dentro una banda musicale, minimo devi sapere suonare uno strumento quindi c’era un sacco di gente che aveva a che fare con la musica, con il teatro. Sono stati loro che hanno capito attraverso i miei diari, attraverso le canzoncine che io intanto mi ero inventato, che ero predisposto. L’hanno capito loro, che ormai erano già in quella strada, a dire “te devi fare questo”. Per dire a me stesso, “io lo posso fare”, ci ho messo come minimo 10 mesi; non è facile dirsi sinceramente “prova a farlo”, perché senti che ti sta crollando tutto il tuo mondo imperfetto del prima, non tuo però, anche se bello perché c’è il tuo paese, la zia Leontina, i trenini, tutte queste robe qua, però non è il tuo. La cosa più bella che mi ricordo di quel periodo è il fatto che un giorno improvvisamente mi dissi “sì lo puoi fare”, nel chiuso di una brandina, e già l’idea di dirmelo sinceramente sentendo che era vero, che io stavo prendendo una decisione… Pensa a te il cervello cosa fa: ci mette una vita per dirti qualcosa che ci vuole un secondo a dirsela quando senti che dietro a quelle parole c’è una promessa che fai a te stesso e che farai di tutto per poterla realizzare. E’ un terremoto.”
Mattia Mura: Per te, la musica viene prima dei Giancattivi per esempio?
“La musica è tutto; la musica è la prima madre di chiunque; la musica è l’arte per eccellenza; la musica racconta e modifica anche le altre arti, qualunque altra. Se tu vedi un quadro in silenzio, è un quadro silenzioso; se tu vedi un quadro con la musica quella musica ti dà dei pensieri che ti permettono di entrare ancora di più nel quadro. La musica dei film, per esempio… se te non sei un musicista, che non vuol dire sapere scrivere musica, vuol dire sentirla dentro la musica, i ritmi, non puoi farne neanche l’attore, perché chi recita è musica, perché chi recita e recita bene, praticamente è come se raccontasse uno spartito; la musica dà i tempi… il comico se non ha i tempi non è un comico, ti può far ridere quanto ti pare dicendoti le peggiori fesserie o le cose più belle, ma se non le dici a tempo, te non ridi… se tu sbagli il tempo della battuta finale non ride nessuno, quindi se non hai il tempo tu non puoi fare questo mestiere e quindi se non sei uno che sente la musica in senso generale è più dura far questo mestiere.”.
Mura: – Come sei arrivato al trio dei Giancattivi?
“Finito il militare rispondo a un paio di richieste di lavoro trovate su La Nazione, e c’erano due possibilità nello stesso giorno: una era presentarsi all’Inam, e un’altra era andare a fare un provino per un pazzo fiorentino che cercava artisti, musicisti, cantanti, per un gruppo di cabaret. Io mi presentai prima all’Inam con la chitarra dentro la custodia e un’ora dopo avevo il provino da questo tizio… vinsi il provino, grazie, e cominciai la mia avventura con questa persona che mise su un gruppo dove c’era Paolo Nativi, il primo fondatore dei Giancattivi, un mimo di Siena e Athina Cenci, e si lavorò a uno spettacolo che non fu un grande successo, anzi fu proprio una roba vergognosa. Però intanto ci eravamo conosciuti e gli si disse …. noi si rimane con te però bisognerebbe che tu ne scrivessi un altro spettacolo perché questo qui oggettivamente non va… Quindi ne scrisse un altro, ma quando si lesse ci parve anche peggio e gli si fecero delle critiche, tantoché lui ci buttò fuori da casa sua e ci ritrovammo nella Mini Minor rossa di un’amica di Paolo Nativi a discutere cosa fare. Alla fine si constatò che la musica e le canzoni era mie originali e quindi si disse “mettiamo su un gruppo”. Io cominciai a scrivere delle cose che Atihna mi strappava regolarmente perché erano brutte ma alla fine qualche cosina di bellino venne fuori. Il nome “Giancattivi” era di Paolo Nativi. Gian Cattivi, dal latino “iam captivus, (sono schiavo), quindi anche questo è un segno preciso del fatto di cosa volevamo essere, cioè delle persone che uscivano da uno stato di schiavitù mentale per fare la cosa che ci piaceva, e fu subito un successo.”
“Ora mi di aggancio anche alla mostra (Costellazione Mauro Donati, legata al Festival ndr)… Noi tre andammo all’Arcadia Cabaret che era l’unico locale fiorentino che proponeva quel tipo di spettacolo, perché lì c’era un teatrino di cento posti. I proprietari dell’Arcadia erano molto amici di Mauro Donati e quindi praticamente la prima esperienza fuori da casa nostra, cioè da Firenze, fu a Castiglioncello, al Ciucheba, che all’epoca cominciava a fare del cabaret. Proprio lì fu il primo grande successo dei Giancattivi. Fu il mio primo stipendio… guadagnai io in due giorni più di quanto mio babbo guadagnava in due mesi… pensate… per cui ci rimase parecchio bene… lui capii che io non era che non volessi studiare le materie tecniche perché ero un ciancicone, ma perché non era la mia strada. Io che oggi ho tre figli e due nipoti … fa un gran piacere vedere che tuo figlio, tua figlia ha trovato la strada giusta che le mette la pace nel cuore… Al Ciucheba si andava con la prima formazione dei Giancattivi, con Paolo Nativi che si vestiva da Pierrot perché era stato fulminato sulla via di Damasco da Jean-Louis Barreau nel film “Les Enfants du Paradis” dove vide un Pierrot… e noi si andava nei night club con questo disgraziato tutto truccato di bianco con le ciglia nere come Pavarotti vestito da Pierrot…. non ti dico gli epiteti che all’epoca venivano fuori quando uno si presentava svolazzante con quelle sottanine… una bella scuola …ciò però non accadeva al Ciucheba perché, stranamente… (oggi le discoteche sono dei luoghi addirittura feroci…) all’epoca tu ti permettevi pure di fare della poesia e la gente smetteva di ballare e ti ascoltava, quindi c’era una qualità da parte del pubblico, parlo degli anni ‘7,… c’era una qualità incredibile, una capacità d’ascolto anche in un locale proprio di puro sballo: bevi, balli sudi, incontri persone, ci vai apposta…. e poi c’era l’attimo in cui tu facevi il monologo della “Regina delle fate” di Mercuzio e la gente ti stava a sentire e ti applaudiva… per dire, come cambiano i tempi e come l’idea di poter ascoltare qualcosa di strano anche in un luogo improprio come quello che non è un teatro ma una sala da ballo fosse oggi possibile… a me vengono i brividi pensando, non tanto alla tolleranza, ma proprio al desiderio d’ascolto di parole. Se tu parli di musica pensi alla bellezza; noi si lavora con le parole… le parole sono incantesimi…se tu le sai concatenare bene sono incantesimi… ti attraggono, senti che c’è qualcosa dentro che ti rappresenta come essere umano… noi siamo cosa diciamo …pensa i politici oggi cosa sono..” (E sappiamo come il paradosso sia uno strumento di comicità, anche se tratta di cruda realtà (ndr).
L’intervista a Benvenuti, lunga, interessante, ironica e ridanciana, è andata avanti per un’ora e più. Il drammaturgo-regista sta attualmente lavorando a una rivisitazione di “Ritorno a casa Gori”, in cartellone per la prossima stagione teatrale alla Pergola di Firenze.

Foto: 2026©Laura Sestini
Il pomeriggio seguente, 27 settembre, è il turno del talk con Massimo Ceccherini, sempre a cura di Mura. Arriva con andamento senz’altro più agitato di Benvenuti, come siamo tutti abituati a riconoscerlo, non sapendo bene se è lui che crea i suoi personaggi, o il contrario, sono i personaggi che gli si sono appiccicati addosso in un gran mix. Nonostante l’apparente sfrontatezza da palco, il Ceccherini essere umano è forse anche po’ timido, riservato, sicuramente una persona differente dalla “maschera pubblica” che, nessuno escluso, indossa. Gli spettatori sono giunti in piazza per ascoltarlo anche più copiosi che per Benvenuti; difatti le ironie e le conseguenti risate sono iniziate fin da subito. Spettacolo nello spettacolo, ancora prima che Mura riuscisse a indicare il divano su cui l’attore avrebbe dovuto sedersi, Ceccherini propone di chiamare in diretta dal suo telefono, Leonardo Pieraccioni che, secondo lui, aveva espressamente chiesto di essere chiamato. La videochiamata è risultata uno sketch comico veramente esilarante, di impronta ceccheriniana, modello “Fermi tutti, questo è uno spettacolo”(1998), dove Ceccherini si travestiva da Fata turchina e Alessandro Paci interpretava Pinocchio disponendo naturalmente delle stesse gambe del burattino, magrissime, praticamente identiche.

Foto: 2026©Laura Sestini
Ancor prima, aveva preso di mira la sindaca di Cecina, Lia Burgalassi, appena conosciuta e seduta in prima fila. Insomma, il personaggio Ceccherini è lì sul palco che si dimena e recita le sue parodie a raffica. Gli spettatori non perdono una parola, il divertimento è assicurato. Improvvisamente, presenta la moglie, in piedi tra la folla a lato del palco, assicurando che sia “una santa”. Su di lei attira l’attenzione più volte. Mura gli riporta i cari saluti inviati da Benvenuti.
Mascherato da Salvador Dalì, Pieraccioni si presenta in videochiamata e si alterna con Ceccherini in un simpatico duello di sarcasmi toscani “botta e risposta”, prendendosi in giro l’un l’altro, creando una situazione irresistibile per il pubblico. Tematiche differenti ma sullo stile de “Il ciclone” di Pieraccioni, film del 1996 campione di incassi, le cui battute più iconiche ancora oggi girano nel linguaggio popolare dei toscani, e definitivamente consacrò i due attori comici al grande pubblico.
Terminata la chiamata, Ceccherini inizia a far domande ad uno spettatore in prima fila che ha una curiosa e lunga barba piena di piccoli monili per tenerla insieme. Ceccherini gli chiede se fossero stati internati nella stessa clinica psichiatrica, con grande goduria del pubblico, e poi narra della sua travagliata esperienza del passato dedito all’alcool, e della sua fortuna di aver incontrato Alessandro Benvenuti, persona a cui è molto legato (e da questi ricambiato), che lo inserì nel film “Benvenuti in casa Gori” (1990), altro cult del cinema targato Firenze, scoprendolo casualmente in un programma di Tele Capodistria. Cercava proprio uno come lui, con quella faccia, “uno che sembrava in acido, ha precisato ridendo Ceccherini. Benvenuti cercò allora di contattarlo, ma gli venne fornito un numero di Alessandro Paci che lavorava con lui nel gruppo comico “I duemendi”. Paci, in sordina, andò ad incontrare Benvenuti che però, espressamente chiese di Ceccherini. Così iniziò la loro felice collaborazione ed amicizia.
Mattia Mura: – Benvenuti ha fatto esordire anche Pieraccioni? Voi vi conoscevate già?
“Sì, con Pieraccioni abbiamo lavorato nel film “Zitti e Mosca” di Benvenuti (1991). Non ci conoscevamo prima, solo di vista, eravamo tutti di Firenze, perché lui aveva iniziato prima di noi, Paci e me, e di lui eravamo un po’ invidiosi perché aveva una foto famosa con Roberto Benigni in braccio, come fece poi Benigni con Berlinguer. Per noi Benigni era dio, e per me lo è ancora. Con Pieraccioni c’è stato un colpo di fulmine, che tutt’oggi resiste. Lui fa il ganzo, non lo vuole ammettere, ma è così anche per lui. In seguito mi chiamò nel suo primo film, fatto con una telecamera amatoriale, dove io interpretavo la parte di un santone che pregava in mezzo ad un campo di zolle sotto il sole cocente. La scena fu girata più volte, perché Leonardo quando mi arrivava davanti cominciava a ridere e si doveva rifare daccapo. Io quel giorno andai all’ospedale per insolazione. Giuro. Non ricordo il titolo, era ancor prima de “I laureati”.
“Dopo il film “Benvenuti in casa Gori”, nessuno più mi cercava, anche per i problemi di cui ho accennato prima. Nel frattempo, continuavo a fare l’imbianchino “col mi’ babbo”, ma aveva avuto così tanto successo il film, che le persone mi riconoscevano e non ci credevano che facessi un lavoro “normale”, quindi quella situazione indirettamente stava disturbando mio padre, i suoi impegni, e non potei più andare a imbiancare… veramente … quindi mi dicevo…se non mi richiama qualcuno a fare qualche film sarò rovinato. Nel mentre è arrivato Pieraccioni, prima con “I laureati”(1995) e poi nel “Il ciclone” (1996). Vorrei aggiungere una cosa…. quando mi chiamò per “I laureati” laureati, non c’avevo… Lo so che non è interessante, ma per me sì da raccontare…. mi mancavano 10mila lire per prendere il taxi e andare a fare il provino. E il mio babbino, dal suo portafoglio macchiato di pittura tirò fuori questi soldi, e potei prendere il taxi per andare al provino… e poi feci il film. Al mi’ babbo le 10.000 lire non gliele resi, però lo ringrazio della sua comprensione e generosità.
M. Mura: – Senti, molte delle battute iconiche del film sono tue. Cioè, le reciti tu….
“Non in “Benvenuti in casa Gori”. Invece, in “Ritorno in casa Gori”(1996), a me muore la mamma, Ilaria Occhini, l’attrice, e in tutto il film c’è la bara aperta con la salma…. (di cera). Se qualcuno l’ha visto se lo ricorda. E si diceva, non fosse vera, non era lei, perché effettivamente lei non ci voleva stare nella bara. Cioè, gli attori non ci vanno nelle bare da vivi. E invece io ci sono andato, e mi è pure piaciuto….ho provato una volta, lo dico a tutti… prima o poi tanto tutti ci andremo… Si sta comodi… Cioè, io se dormo a casa mia, nel letto, mi vengono i dolori…. nella bara si sta benissimo. Magari non si può andare a raccontare, però… Ma veramente, è fatta proprio per starci bene, c’è proprio tutto … tutte delle imbottiture… e ci sono anche i prezzi. Quando è morto il mio babbo, per esempio, sono andato da una impresa funebre, non ci ero mai stato prima… Ho dovuto, anche organizzare un funerale… Mah… che seratina, sto tirando su…. !” Ride lui e anche il pubblico. Il mio babbo voleva essere seppellito. Mi ha detto “mettimi in un sacchetto di nylon e buttami nell’orto con i pomodori”, ché ci teneva ai suoi pomodori. Però io quello non lo potevo fare….quindi vado a cercare la bara, che ci sono da tutti i prezzi…. 2000, 1800, 1600 euro. Fino all’ultima che costa “un millino”, mi pare….. Io l’ultima non l’ho presa, ho preso la penultima, quella da 1200. Tutti ridono. Poi ci sono molte altre cose, ma penso che a qualcuno di voi sarà capitato di organizzare un funerale, purtroppo, no? Però, c’è anche…tipo… la sala “Standa” dove ci sono i modelli con i vestiti per i morti. C’é il cadavere stile anni ’70, ’80, ’90 ….. comunque… lo so che la morte è un dramma, però io ci trovo anche molte cose comiche….”
M. Mura: – Noi abbiamo iniziato con i corti di quest’anno parlando proprio sulla morte….
“Ah… perfetto! Allora facciamo un breve… !” Non conoscevo questo festival. Quando ho ricevuto il vostro invito, mi sono informato e mi ha colpito il fatto che ci siano molti giovani…. anche a Jeremy che è venuto a prendermi in macchina, ho chiesto se tutti i giovani che vedo qui sono interessati a fare questo lavoro, questa cosa qua, perché io posso dire quello che penso, anche se è meglio che non lo dica… Parlerò in veste di spettatore… sulla televisione potrei dire delle robe che è meglio se non le dico, ma ho tanta voglia. … è un’opinione mia, magari sbaglio… però anche il cinema italiano… fa abbastanza ca*are… diciamoci la verità… comunque non vi fate annebbiare la vista dalle scene a colori, ma quello americano è ancora peggio…. gli americani sono proprio bolliti e strabolliti…. ci mettono i soldi, i colori, le cose, ma non hanno idee, io intendo idee e cose. Sapete perché faccio questo discorso? Perché, secondo me, a Roma è differente? Il cinema a Roma è… tutto lì… lo zio di quello, l’ipotesi dell’altra…. ma non solo gli attori, non solo la regia, anche la troupe, anche il trucco, è sempre tutto lì… Quindi, io mi domando sempre dei talenti, di giovani nuovi….se nasce uno bravo a Vicenza, come fa? Io ho fatto duemila film marci, quindi lo so benissimo come funziona, ma quando vedo un film italiano in questi ultimi, tanti anni, tento di guardarlo, ma poi non mi torna la voglia di vederlo ancora. Invece, andando nei film vecchi…alcuni lo ho visti anche 300, 400, 500 volte, soprattutto Alberto Sordi…
M. Mura: – Quali sono i tuoi film preferiti?
“No, non è che sono film preferiti… un film, secondo me, manco te ne accorgi, lo guardi, pigli la botta, e per vent’anni ogni volta lo riguardi…. cioè, quando su un film, dici, “bello questo nuovo, che è uscito ieri”, e poi dopo due giorni…. come le canzoni di Sanremo…. cioè, anche per la musica è lo stesso meccanismo….le canzoni di Pino Daniele, io me le ricordo per l’eternità, cioè, le posso risentire fra 300 anni, e così i film di Alberto Sordi… però, è un’opinione da spettatore….io ce l’ho con chi fa un film brutto… secondo me, una delle ragioni, magari sbaglio, è proprio questa qui, che è un mondo molto chiuso, e quindi…. ora chiedo scusa, sto spargendo odio…. ti faccio un esempio, se c’è un giro chiuso, dove vogliono fare tutto loro, nel cinema oppure nella televisione, apposta chiudono tutto e non fanno entrare nessuno, anche se scoprono che uno ha talento, perché farebbe saltare il circuito. Però questa la voglio dire…. se andate su Netflix, per esempio, ci sono tutti i film…, e te dici, madonna…, anche quelli vecchi, ma anche film degli anni ’90… belli, vero? Belli veramente… non ce n’è uno, ce ne sarà uno su 50 film. Perché, secondo voi? Perché se mettono dei film belli, poi tutta la me*da la devono levare dalla piattaforma….capito? Cioè, è lo stesso meccanismo, io la penso così, magari sbaglio… Poi capisco che è difficile fare il cinema bello, i talenti, le cose, è tutto un insieme…. l’unica speranza, secondo me, sia per il cinema…. della televisione non ne parliamo, perché quella è più tremenda di tutto… è sperare nei giovani con talento, che però devono avere la possibilità anche come spettatori.
“Io, per esempio, ho mio nipote calabrese acquisito che mi è venuto a trovare a casa, l’ho conosciuto da bambino… Se volete racconto tutta la vita… No, no, no. Scusate…. Ride … un ragazzo di dieci, undici anni, dodici anni… Gli chiedo, “ma tu l’hai mai visto il film “Toro scatenato”? … Che? Cosa?… “Amici miei”? …Come? Boh. E così via…E io, da una parte sono felice per lui e gli dico, “tu non sai che goduria che avrai nel vederli”… “Febbre del sabato sera”, “Rocky”, sono tutti capolavori, quelli… Non è che sono filmetti….Non li conoscono i giovani quei film perché, appunto, non glieli fanno vedere… sulle piattaforme ci devono essere tutti pacchi americani, un po’ quelli italiani, film mediocri….. io nella vita ho goduto perché ho visto Totò, i film di Francesco Nuti… Tantissimi film datati… sono importanti film da vedere. Bisogna farli vedere ai giovani, perché nella vita che ti aiutano a crescere meglio… “La grande guerra” di Monicelli, magari qualcuno di voi non l’ha visto… se tu guardi quel film lì… ti dà una botta, non so come spiegare…..quella è la poesia che ti entra nelle budella, ti rimane a vita anche se te non vuoi…. l’immagine di Totò è come nella musica… io prima dicevo Pino Daniele… è chiaro, sono artisti alti che nascono, però, delle volte, sono talmente alti che ne basta uno per tutti, per 200 anni….perché Totò e Peppino, la lettera del film Malafemmina? Tu lo riguardi anche nel 2180… Invece, ora c’é tutta roba mascherata….. a idea zero…. non è colpa di chi non ce la fa a fare una cosa bella, è colpa di chi non permette a i talenti che possano venir fuori… anche da Poggibonsi può nascere Fellini, che ne sai te? Ma se tu sei a Roma, ed è tutto chiuso….. comunque ho finito il mio discorso! Chiaramente, ora devo andare perché ho una cena con quelli di Netflix, devo proprio andare…”. Risate generali. …Poi ogni tanto c’è qualche perletta, però sono molto rare….per esempio, io mi ricordo ancora i “Cento Passi” di Giordana, e quello è un capolavoro, non perché lo dico io, e l’ho rivisto 20, 30, 40 volte ….. però sono rari, sarebbe bello se ce ne fossero di più… quindi, può darsi che fosse un’altra epoca, c’erano attori di un altro calibro…Alberto Sordi e tutti i non nominati….Manfredi… e tanti altri…. si deve anche allargare le maglie…. quindi, tutto questo discorso perché quando ho visto i video di questo festival ho pensato un po’ questa cosa, perché ho visto tanti giovani…
M.Mura: – Ti chiedo di un regista con cui collabori, Matteo Garrone….
“Intanto c’è la parola collaboro… cioè, Matteo… non è facile rispondere….per me Matteo è un incontro…. l’ho già detto altre volte…. io vengo da un passato dove stavo per crepare, ero infognato…(ora, in piazza… con la luce così… parlare di queste cose….) cambia registro …..facevo un po’ lo zuzzerellone con alcuni veleni…. in poche parole, ero disperato… non avevo più via di uscita, nessuno mi chiamava più, giustamente (ma anche no)…, giustamente ero disperato e ho chiesto aiuto a Dio, mi sono proprio messo in pieno a pregare e mi è arrivato quest’aiuto….e da lì ho iniziato a fare gli incontri che mi hanno salvato la vita… Lei – indicando la moglie – e poi il mio cane…. e ve lo dico a tutti, i cani sono i nostri angeli custodi, e ve lo dice un disperato…..da quando ho il mio Lucio, mi protegge lui, non io a lui… sì anche io a lui…..prendete un cane, perché sono storie d’amore che si aggiungono…
“Come sempre, come la penso io, spunta Matteo… Matteo Garrone che mi chiama… ci conoscevamo già, ma quando io ero negli inferi, lui stranamente mi chiama…. infatti non a caso mi chiamò per Pinocchio…. e quando lo vidi la prima volta mi apparve proprio come la Fatina, solo che io ero molto Lucignolo, non ero neanche Pinocchio…. me lo ricordo perché lui abitava proprio a degli studi cinematografici a Roma, dove c’era una scalinata… mentre facevo tutta sta scalinata di legno vedevo questo suo sorriso… insomma praticamente da lì, come accadde con Pieraccioni, é sbocciata una passione reciproca, ci troviamo bene insieme…. non mi chiamava più nessuno…. invece Matteo Garrone era considerato, lo è, uno dei registi più grandi che abbiamo, anche nel mondo…. che ca**o ci fa con Ceccherini? tutti se lo chiedevano…. ero consapevole di questa cosa, però fortunatamente ci siamo trovati bene… abbiamo scritto insieme Pinocchio, poi ho fatto il provino, poi abbiamo anche riscritto… Poi anche “Io capitano”…. insomma al di là dei film…. faccio questo discorso con molta timidezza….. voglio dire una cosa, a cui ci tengo e poi magari mi zitto perché sto chiacchierando troppo…. io venivo dall’inferno, all’improvviso mi inginocchio e imploro e mi arrivano queste cose…. ma non voglio fare quello che sa, io non lo so…. però questa cosa vale per tutti…. se te attraversi un momento di vita nera, totale, non devi mollare mai, devi resistere…. non lo dico per fare “quello bravo”, però uno deve resistere, anche se il nero è lungo… dici… resisto, ma ca**o non ce la faccio più… perché all’improvviso ti svegli la mattina…. e questo poi vale per tutto, anche per l’amore, le sofferenze d’amore…. non bisogna mollare mai, perché una t’ha tradito e tu soffri per amore come una bestia, patisci, vuoi capire cosa è successo, poi ti sgarri il cuore, ti sbrani tutto, non ce la fai più…. all’improvviso ti svegli la mattina, la svolta arriva e la vita torna a rifiorire…. è chiaramente un augurio che io faccio a tutti, però a me mi è accaduto così, e io ero veramente, anche per molta colpa mia, veramente in fondo…perché, un po’ l’ho raccontato…. A me è successa tante volte la sofferenza…. ora non voglio essere troppo tetro, però quando vedo qualche ragazzo, giovane soprattutto, che si suicida, penso sempre a questa cosa….. perché non riescono a sopportare il dolore, perché se uno riesce a sopportare…. che poi pure lo so, mentre soffri, se uno ti viene a dire “dai, sopporta”, ti viene voglia di mandarlo a…. ma se tu, anche nella solitudine riesci a sopportare il dolore, alla fine arriva la svolta… perlomeno uno non deve mollare mai… insomma, sono attaccato un po’ a queste tragedie, mi colpiscono molto.”
Come per Benvenuti, anche l’intervista di Massimo Ceccherini è durata a lungo, tra tante risate, oltre alle vicende della sua esistenza, che potrebbero accadere a tutti, raccontate ironia ma con dignità e serietà. Una lezione di vita.
L’attore ha recentemente pubblicato la sua autobiografia, “L’Uomo Guasto”, edita da Paper First nel dicembre 2025, su cui asserisce: “…anche in quel mio libro, ho un po’ scritto, cioè ho provato…. come una specie di roba da dentro…. ho provato a raccontare quei miei problemi, sin da quando ero ragazzino. Ho durato fatica, però… insomma… si può dire tutto di quel mio libro, però non si può dire che non sia vero, perché ho proprio detto tutto, totalmente, la verità.”
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Cecinema – Festival Internazionale del Corto Ironico e Sociale (quinta edizione)
si è svolto dal 24 al 28 settembre 2026 in Piazza F. Guerrazzi – Cecina (LI)
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Sabato, 3 ottobre 2026 – Anno VI – n°40/2026
In copertina: a sx Mattia Mura, a dx Massimo Ceccherini, sullo schermo del telefono Leonardo Pieraccioni – Foto: 2026©Laura Sestini

