Pisa e le sue istituzioni
di Giulia Fabrizi
Dalla seconda decade di ottobre Palazzo Blu ospita all’ultimo piano dell’edificio – scarsamente riscaldato – la mostra fotografica che si propone di ripercorrere le tappe fondamentali in cui si articolano la nascita e lo sviluppo delle istituzioni universitarie pisane.
La mostra è curata da Andrea Mariuzzo, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Modena e Reggio Emilia, ed espone oltre 200 fotografie provenienti principalmente dai due grandi fondi “Allegrini” e “Frassi” di proprietà della Fondazione Pisa. A questi nuclei principali si aggiungono testimonianze dal fondo “Donazione Salvestroni”, sempre di proprietà della Fondazione Pisa, e dagli archivi delle istituzioni accademiche e dei centri di ricerca che hanno collaborato.
Il percorso è organizzato in quattro aree tematiche. La prima, in verità allestita secondo una visione equilibrata ed essenziale, quindi genuinamente informativa, del materiale, offre una panoramica delle sedi delle istituzioni universitarie e dei centri di ricerca e della loro progressiva diffusione nel tessuto urbano parallelamente alla “trasformazione da istituzione d’élite per la formazione delle classi dirigenti intellettuali e professionali a esperienza d’istruzione di massa indispensabile a formare il capitale umano” e, quindi, “l’economia della conoscenza”.
Queste ultime definizioni sono, a ragione, irricevibili in un contesto di formazione e meritano l’acredine con cui sono impiegate. Che l’università italiana, infatti, abbia assistito alla deriva in un’azienda che non solo, come lamenta il professor Mariuzzo, equipara l’istruzione ad una mera accumulazione dei crediti formativi attraverso gli esami, ma che proprio in quanto tale è costretta dal meccanismo capitalistico a tenere alto il volume della produzione, basso il costo della manodopera intellettuale e competitivi i prezzi dei prodotti per poter reggere la concorrenza, è una realtà evidente appuntata spesso dai più virtuosi tra i docenti. O dai meno ricattabili. Siamo, però, piuttosto scettici riguardo alla soluzione che il curatore sembra auspicare: un ritorno alla “dimensione residenziale degli studi”, intesi come “profondamente condizionati dal contesto istituzionale, sociale e urbano in cui hanno luogo”. A fronte dell’impennata dei canoni d’affitto – sproporzionati rispetto ai servizi offerti persino in luoghi periferici della città – e della caduta rovinosa del potere d’acquisto delle famiglie che dovrebbero mantenere i figli agli studi, temiamo che questa via non sia praticabile dai più.
Sempre che ai più sia indirizzato l’operato dell’università. La selezione del materiale documentario della mostra, le aree tematiche in cui è suddivisa, la priorità accordata ad alcune nell’ordine di successione, e la stessa fisionomia dei curatori sembrano rispecchiare una prospettiva diversa. Elitaria.
Dopo la prima area introduttiva, infatti, il professor Mariuzzo propone due aree che potremmo definire “di solisti”: se si esclude la parete della seconda sala interamente dedicata alla vita delle istituzioni durante il Ventennio fascista, quella che si snoda per due ambienti consecutivi è una galleria di visitatori illustri, di rettori, di maestri e di allievi, prima discenti e poi docenti nelle sedi d’eccellenza dell’ateneo. L’arazzo fotografico si ravviva, di tono e di colore, quando la foto che ritrae Tiziano Terzani seduto sulla cattedra in posizione anticonvenzionale, biancovestito, scalzo e a gambe incrociate, ci scorta, finalmente, verso la parte della mostra che suggerisco di visitare per prima a chi, come me, è un utente medio. La quarta area tematica è, come asserisce lo stesso curatore, la più corposa e si articola, in effetti, in due diverse sale – la seconda delle quali chiude la mostra proponendo scatti di vita studentesca, goliardica, sportiva, o pigramente cittadina. Noi aggiungiamo che, al contrario delle precedenti, ha un’aria gradevolmente “corale”.
Nella prima sala di quest’ultima area si ricorda il rapporto stretto che gli universitari di Pisa ebbero sempre con la dimensione politica. Si parte incensando la palma del patriottismo risorgimentale, per la quale si votò al sacrificio un intero battaglione di studenti a Curtatone e Montanara e di cui si appropriò tristemente, e indebitamente, il fascismo dei GUF. Quindi si cavalca l’onda lunga delle grandi “agitazioni” studentesche, dagli anni Sessanta agli anni Novanta, con riverberi fino al 2008. Ecco, è qui che consiglio ai visitatori, soprattutto ai più giovani, di sostare e di curiosare tra le didascalie: l’università, per come la viviamo o l’abbiamo vissuta noi, nasce qui. Qui c’è finalmente una collettività che fa tesoro dell’opportunità che gli è data, che elabora e rielabora ciò che apprende, che critica e, all’occorrenza, ripudia un sistema di discipline o un funzionamento istituzionale che ritiene iniquo. Una coscienza media di massa nasce ora. E se negli ultimi decenni è stato tollerato o supportato un atteggiamento oscurantista nei confronti della storia e del diritto tra gli studenti delle scuole superiori, e al contempo è stato incoraggiato un antagonismo spietato tra gli studenti universitari, forse quelle foto possono ricordare – e in parte lo vediamo già – che esiste un altro modo di attingere alla conoscenza e di servirsene: la condivisione. Senza pressioni, senza spinte prevaricatrici, senza saccenza. Per compiere l’unica vera rivoluzione di cui l’umanità ha bisogno fin dai suoi albori. Quella per la libertà.
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A corredo della mostra, la Fondazione ha promosso un ciclo di cinque incontri in auditorium – dei quali tre già risolti – per approfondire e delucidare i rapporti di influenza, unilaterale o reciproca, tra i mutamenti storico-politici nazionali e quelli occorsi all’interno delle istituzioni dell’ateneo pisano. Incontri ai quali consigliamo vivamente di partecipare dati la competenza degli speaker, la complementarietà rispetto alle essenziali informazioni fruibili dai pannelli espositivi che guidano il visitatore durante la mostra e l’indubbio arricchimento per la conoscenza.
L’appuntamento di domenica scorsa 16 novembre, il terzo in programma, è stato condotto da Daniele Menozzi, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, e curatore dell’intero ciclo di eventi, il quale ha preso in esame la nota riforma promossa nel 1923 da Giovanni Gentile, allora ministro della Pubblica Istruzione.
Il relatore ha illustrato con grande acume, ma con la chiarezza e il garbo di chi sa di rivolgersi ad un pubblico moderatamente colto e mira a farsi intendere, le premesse storiche che resero necessaria con urgenza l’elaborazione di una proposta di riforma organica del sistema scolastico italiano, la cultura in seno alla quale nacque la riforma, le linee guida che l’animarono, la modifiche effettuate ai nuclei normativi previsti originariamente, la durata dei suoi effetti, il destino suo e del suo fautore.
L’immagine restituita è quella di un disegno di legge di tradizione liberale, orientato, da una parte, a istruire cittadini comuni devoti alla nazione, dall’altra, a formare tramite un percorso di studi serio e selettivo – certamente classista, seppur con qualche elemento mitigatore – una classe dirigente che tenesse a mente il primato dell’interesse pubblico,e che al contempo cerca un compromesso tra le spinte autonomistiche dei vari atenei e quella centralistica del controllo governativo.
Gli esiti non furono quelli sperati: la proposta fu applicata solo parzialmente e, pochi anni dopo le dimissioni di Gentile, sicuramente dal 1931 in avanti, fu progressivamente adulterata secondo una prospettiva propriamente fascista.
A detta del professor Menozzi, l’unico vestigio tuttora esistente della riforma – ed anche la sua unica concreta realizzazione – resta la Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui Gentile fu direttore appresso alle sue dimissioni dal ministero.
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I due incontri conclusivi del ciclo si terranno nell’auditorium di Palazzo Blu nelle seguenti date:
30 novembre, ore 11 – Dopo il ‘68: l’avvento dell’Università di massa
Relatrice Prof.ssa Simona Salustri (Università di Modena e Reggio Emilia)
14 dicembre, ore 11 – Quali prospettive per il sistema universitario? Tavola rotonda: Paolo Maria Mancarella (Università di Pisa), Pierdomenico Perata (Scuola Superiore sant’Anna), Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore)
Ingresso gratuito previa prenotazione obbligatoria sul sito www.eventbrite.it
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Università del ‘900 – Pisa e le sue istituzioni
Mostra in corso: 11 ottobre 2025 – 29 marzo 2026
presso Palazzo Blu. Arte e Cultura, Lungarno Gambacorti 9 – Pisa
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Sabato, 22 novembre 2025 – Anno V – n°47/2025
In copertina: un gruppo di studentesse e studenti nel 1952. Archivio Frassi, Fondazione Pisa.

