sabato, Aprile 20, 2024

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Un secolo dalla Convenzione di Losanna

Öcalan e la lotta del popolo curdo per l’autodeterminazione

di Nancy Drew

Il 24 luglio, la Convenzione di Losanna ha compiuto 100 anni, un secolo tondo dal Trattato di pace che sancì il riconoscimento della Repubblica di Turchia da parte delle potenze alleate dell’Intesa che avevano sconfitto l’Impero Ottomano nella Grande Guerra.

Nata sulle ceneri del Trattato di Sèvres del 1920, firmato alla fine della guerra mondiale, la Convenzione di Losanna riaprì le trattative per ridisegnare i confini territoriali della nascente Turchia alla fine della guerra greco-turca.

Kemal Atatürk, considerato il padre fondatore della repubblica turca, una volta vinta la guerra d’indipendenza turca, aveva rigettato il Trattato di Sèvres che prevedeva ampie tutele per le minoranze presenti nel territorio di ciò che restava dell’Impero Ottomano.

Il Trattato di Sèvres avrebbe garantito alla numerosa popolazione curda la possibilità di ottenere l’indipendenza, di istituire uno Stato curdo, i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni, ente antesignano alle Nazioni Unite, eletta appositamente. Ma l’accordo non fu mai ratificato poiché il Parlamento ottomano era già stato abolito, e nonostante l’appoggio del Sultano Mehmed VI.

Le parti firmarono e ratificarono quindi un nuovo accordo col trattato di Losanna nel 1923, dove il potenziale Kurdistan fu totalmente ignorato.

Trattato di Sèvres del 10 agosto 1920
Don-Kun – CC BY-SA 3.0
Convenzione di Losanna del 24 luglio 1923

Ancora prima della fine della Grande Guerra, nel 1916, in sordina era stato siglato tra Gran Bretagna e Francia il Trattato di Sykes-Picot, per spartirsi le aree di influenza in Medio Oriente in caso di vittoria sull’Impero Ottomano. La questione però non andò a buon fine, per l’imprevista evoluzione del conflitto, e le Conferenze di Pace e la spartizione dell’Impero proseguì fino alla Convenzione di Losanna con la mediazione della Società delle Nazioni.

Detta spartizione, sia di influenza che quella effettivamente geografica, può essere considerata ancora oggi, a distanza di 100 anni, un vero sopruso nei confronti delle popolazioni locali, che divise etnie e fece saltare importanti equilibri politici. Le conseguenze dei Trattati che riguardarono la caduta dell’Impero Ottomano e il Medio Oriente sono ben visibili ancora oggi.

L’area curda, il Grande Kurdistan, fu riconfigurato entro quattro nazioni diverse, Turchia, Iraq, Siria e Iran. Tuttora, anche se con troppe stratificazioni politiche lunghe un secolo, il popolo curdo reclama la propria nazione autonoma.

Entro i nuovi confini geografici, i Curdi non hanno mai avuto vita facile; ad oggi sono ben visibili tutti i conflitti interni alle quattro nazioni citate, dove essi subiscono discriminazioni come minoranze etniche e sono maggiormente perseguiti dalla legge.

Solo in Iraq la situazione è apparentemente più pacifica, dove è stata istituita una Regione Autonoma Curda, processo avviato in seguito alla Prima guerra del Golfo e l’appoggio degli Stati Uniti, conclusosi nel 2005 con il riconoscimento della KDR – Kurdistan Democratic Region – e la Costituzione regionale. In realtà il clan familiare dei Barzani che governa la regione, senza elezioni democratiche, passandosi le cariche politiche più alte attraverso rapporti settari, ha un forte legame con la Turchia, dove i Curdi risiedono in maggioranza, circa 20 milioni, e subiscono forti pressioni politiche, violenze e arresti di massa da Erdoğan.

Abdullah Öcalan nel 1997
Foto: Halil Uysal – Archive of the International Initiative “Freedom for Abdullah Ocalan – Peace in Kurdistan

La militanza politica curda più accesa ha la sua pietra miliare nella nascita nel 1978 in Turchia del PKK – il Partito dei lavoratori curdi, fondato e guidato da Abdullah Öcalan fino al suo arresto del 1999. Il leader politico è rinchiuso nell’isola-prigione di massima sicurezza e base militare turca di Imrali, nel Mar di Marmara.

Da 28 mesi al detenuto Öcalan anni non vengono concesse visite e gli viene impedito di comunicare con il mondo esterno. Il governo della Turchia gli impedisce di incontrare i suoi parenti e i suo avvocati, in violazione di ogni diritto civile e umano internazionale. Una prassi abituale sin dall’inizio della prigionia.

Il Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa ha regolarmente criticato le autorità turche per queste violazioni, ma non ha ancora rilasciato informazioni adeguate
sulla sua visita nel settembre 2022, presso la struttura penitenziaria.

Inoltre la posizione dei governi europei, delle organizzazioni per i diritti umani dell’Unione europea (UE) e il Consiglio d’Europa sulla questione Öcalan è totalmente inadeguata. Il reiterato silenzio e l’inazione rende L’Europa complice della violazione dei diritti di questo speciale detenuto, soggetto-chiave per la risoluzione definitiva della questione curda, su cui Öcalan ha scritto innumerevoli testi di filosofia politica e sociale, e in base a cui, in Siria, nella Regione autodeterminata del Nord e dell’Est a maggioranza curda, si applica il Confederalismo Democratico, un’amministrazione locale di democrazia dal basso, precedentemente teorizzata dal filosofo socialista libertario Murray Bookchin.

L’Europa si rende altresì complice del grande impatto negativo dell’isolamento fisico e intellettuale di Öcalan sugli sforzi che egli compie per trovare una soluzione pacifica alla questione curda della Turchia, che egli agiva ancor prima di essere recluso ad Imrali.

Recentemente una minaccia scritta, indirizzata e consegnata dall’amministrazione carceraria ad Öcalan, ha destato forte preoccupazione nei Curdi, poiché trattava di un possibile avvelenamento a carico del detenuto. Una questione molto dibattuta, anche sulla reale possibilità che ciò possa accadere, ma anche dal punto di vista della comunicazione che non giunge dai suoi legali e familiari, regolarmente impedita, mentre viene sadicamente recapitata la missiva di potenziali nemici, confermando che la tortura può essere perpetrata in molti aspetti diversi.

Sabato, 29 luglio 2023 – n°30/2023

In copertina: manifestazione curda a Losanna contro il Trattato del 1923 – Foto frame da video

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