Esperienze personali e sociali per la liberazione della città di Kobanê dagli attacchi del Califfato islamico
di Laura Sestini
Pubblicato da Calamaro Edizioni di Bologna nell’autunno 2025 – per la collana Kurdistan – “Pioggia di Nuvole” di Denise Bilgin è una raccolta di testimonianze dal vero dei 134 giorni di resistenza civile e militare dei cittadini di Kobanê contro la furia omicida dei miliziani del Califfato Islamico.
Attraverso il volume, e le molte storie che questo racchiude, si vuole ricordare e fissare nella storia del popolo curdo, e internazionalmente, quell’importante contesto bellico che la città di Kobanê, uscita vittoriosa dalle violente battaglie contro l’Isis il 26 gennaio 2015, ha vissuto sulla pelle dei propri abitanti; ma soprattutto non dimenticare i numerosi martiri che la forte opposizione che scaturì contro la parte oscura della mente umana e la disumanità dei fondamentalisti salafita, quella guerra ha lasciato sul campo tra la popolazione civile e i combattenti YPJ e YPG, colonne femminili e maschili a maggioranza curda, le Unità di Protezione del Popolo.
Dieci anni sono intercorsi da quel periodo straziante, straniante e cupo, nero come i fondamentalisti islamici che per oltre quattro mesi hanno tentato di espugnare la cittadina siriana al confine con la Turchia, a suon di cannonate e imboscate corpo a corpo.
Un destino tragico quello di Kobanê, come del resto di altre molte località dell’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria a maggioranza curda, dichiarata nel 2013 durante l’invasione dell’ISIS che aveva già attraversato vaste aree dell’Iraq per poi approdare alla siriana Raqqa, dove aveva stabilito il suo doppio quartier generale, dopo la città irachena di Mosul.
Tragico, ma anche glorioso, di resistenza. Una controffensiva che dal novembre 2014, e inaspettamente per gli uomini vestiti di nero, la città aveva riservato agli “ospiti”, tantoché dalla disfatta dei miliziani islamisti a Kobanê iniziò il declino stesso del Califfato istituito dalla guida spirituale Abu Bakr al-Baghadi, e la definitiva e ufficiale sconfitta militare nel marzo 2018.
Respingendo gli islamisti, Kobanê balzò improvvisamente nelle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, fatto che generò anche un flusso di internazionalisti verso la Siria di Nord-Est per combattere fianco a fianco tra le fila delle YPJ/YPG contro Daesh.
Vorremmo qui inserire una digressione al tema principale del libro, per ricordare che la guida per la liberazione della città di Raqqa, nel 2017, fu assegnata alla comandante curda YPJ, Rojda Felat; 11mila unità formate da uomini e donne facenti parte delle SDF (Democratic Syrian Forces), forze militari organizzate dai Curdi che raccoglievano anche colonne di differenti gruppi etnici che vivono su quel territorio, insieme all’aiuto aereo degli statunitensi. Ciò per rimarcare, se ancora ce ne fosse necessità, il valore e l’importanza delle donne curde in prima linea sulle linee del fronte contro il Califfato.

E pensare che proprio in questi ultimi giorni è stata lanciata la minaccia del governo ad interim siriano di invadere la DAANES (acronimo più recente dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria di Nord-Est), sorvolando gli Accordi già presi con le autorità militari della medesima nel marzo 2025, dopo 10 anni di relativa pace, considerati i tanti gruppi di miliziani islamisti che vagano nella fascia Nord della Siria – senza dimenticare il gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), di cui il neopresidente siriano Al-Sharaa/Al-Jolani era a capo.
La biografia dell’autrice, Denise Bilgin, di origine curdo-turca, classe 1978, è comune a molti altri rifugiati giunti in Europa per sfuggire alle tetre persecuzioni delle politiche turche; per rimanere in tempi più recenti, almeno sin dalla nascita, nel 1978, del Partito dei lavoratori curdi (PKK) guidato da Abdullah Öcalan, prigioniero politico della Turchia da oltre 25 anni.
Tradotto in italiano da Nayera El Gamal, anch’ella curda, il volume genera un gran tumulto di forti emozioni; d’altronde riporta tra le sue righe testimonianze e fatti di guerra, di morte, di dolore, di orrore. Ma anche di resistenza e di speranza, sentimento che ha guidato strenuamente i giovani combattenti alla vittoria finale per la liberazione di Kobanê.
I racconti, ognuno a suo modo, sono tutti travolgenti, commoventi, struggenti; storie basate su fatti reali, arricchite con le allegorie, le leggende e i miti del popolo curdo che hanno fino ad oggi sorretto con forza le basi della sua lunga e travagliata identità etnica durante numerosi secoli, millenni; elementi della cultura curda che tengono insieme il sentimento di questo popolo, nonostante le persecuzioni ai quattro angoli del Kurdistan, cementando la solidarietà interna per difenderne il proprio nome, la propria lingua e il diritto ad esistere, per la libertà individuale e collettiva, e per il sogno, forse ancora oggi vivo, di un’unica nazione curda.
Per ogni giorno, dei 134 utili alla liberazione della città, nel volume, segnati da una specifica data e numero, i racconti narrano di eventi e persone. Tra quelle che ci hanno fatto maggiormente riflettere, le numero 72 e 81, ma ognuno riporta una vicenda da conoscere, da recepire, da non dimenticare.
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Sabato, 17 gennaio 2026 – Anno VI – n° 3/2026
In copertina: illustrazione della cover del libro

