martedì, Febbraio 17, 2026

Arte

Belle Époque

Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo

di Giulia Fabrizi

Fino al 7 aprile 2026, Palazzo Blu di Pisa propone al pubblico quale ormai consuetudinario appuntamento autunnale “Belle Époque. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”. La grande mostra è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata da MondoMostre con il contributo di Fondazione Pisa e la collaborazione della Pinacoteca De Nittis di Barletta, il santuario che abitualmente conserva ed espone le opere del pittore pugliese.

Le circa 100 opere in mostra sono il risultato della sinergia di molti prestigiosi musei internazionali e italiani – tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, il Meadows Museum of Art di Dallas, il Detroit Institute of Arts, Museo d’arte moderna André Malraux di Le Havre, Palazzo Te di Mantova, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara – e di collezioni private francesi e italiane; il che già costituisce un validissimo motivo per approfittare di un’occasione creata in forme e con caratteristiche difficilmente ripetibili.

L’esposizione è curata da Francesca Dini, storica dell’arte tra i più autorevoli esperti del secondo Ottocento italiano, e si propone di presentare la Belle Époque in una prospettiva meno consumata e meglio contestualizzata, valorizzando l’esperienza, spesso dimenticata o marginalizzata, dei pittori italiani che scelsero Parigi come patria artistica negli ultimi trent’anni dell’Ottocento, e che, da un lato, si lasciarono influenzare dal neonato movimento impressionista, dall’altro mantennero un indissolubile legame con la propria peculiare formazione italiana e, proprio per questo, elaborarono soluzioni variegate e personalissime.

Nella prima delle nove sezioni tematiche in cui si articola il percorso espositivo, infatti, dedicata al circostanziamento storico, a farla da padrone è ancora, senza dubbio, la monumentale Una via di Parigi nel maggio 1871, realizzata nel 1905 da Maximilien Luce per rievocare i drammatici eventi in seguito ai quali scaturì la reazione parigina di fine Ottocento. Il titolo della tela, apparentemente innocuo, stride dolorosamente con il soggetto che rappresenta, e cioè con la veduta degli esiti concreti della brevissima esperienza della Comune: lo scorcio vertiginoso della prospettiva dell’osservatore in ombra fotografa con una sapiente tecnica post-impressionista nei freddi colori pastello del verde, del rosa, del giallo e del viola, i corpi e i volti dei soldati e di una fanciulla del popolo, riversi supini o proni sul selciato al crepuscolo. Un’immagine desolante, che chiude l’epopea risorgimentale del pittore-soldato.

Nella seconda e nella terza sezione si passa ad esplorare la rinascita della capitale francese e l’incontro dell’arte dei tre giovani protagonisti dell’Impressionismo italiano in Francia – De Nittis, Boldini e Zandomeneghi – con quella dello spagnolo Mariano Fortuny, allora astro nascente dell’avanguardia, che con il suo Spiaggia a Portici (1874) ispirò, inoltre, la nascita della pittura italiana meridionale di Mancini, Michetti – si noti l’ampia spazialità e lo studio meticoloso dei riflessi sulla superficie marina in La pesca delle telline (1881) – e Campriani. L’arte del Fortuny è recepita, ma presto superata, cosicché i pittori italiani si trovano a ricoprire un ruolo non solo di mediatori culturali dell’italianità in Francia, ma addirittura di veri e propri compartecipi al processo di innovazione artistica. Sono in particolare De Nittis e Boldini ad aprire la strada nell’elaborazione della nuova immagine borghese del pittore-flâneur, che capta e restituisce nel nuovo genere della tranche de vie episodi di vita mondana, ambientati nei caffè, alle corse dei cavalli, alle serate di ballo.

Boldini contamina le atmosfere vibranti e le figure in movimento della modernità urbana con certo gusto settecentesco d’Anciene Régime già nella sua piccola Gioconda: Sulla panchina al Bois de Boulogne (1872), il ritratto dell’amata che è stato scelto come una delle due locandine rappresentative della mostra, è un quadretto tutto luce e riverberi, realizzati grazie a piccolissime e minuziose pennellate di colore. Con questo dipinto e con le successive rivisitazioni del 1874, in cui la tecnica impressionista è ulteriormente affinata – Berthe esce per la passeggiata e La visita –, Boldini approda ad una pittura scintillante, nonché colta e seducente, perché attenta alle pose studiate e vezzose della donna parisienne e al suo glamour.

De Nittis, cui è dedicata interamente la quinta sezione, guarda alla luce dell’Impressionismo con un taglio più realistico e una pennellata più grossolana. Le opere degli anni Settanta dichiarano un’interazione non univoca con i grandi impressionisti francesi: le distese serpentine di papaveri che colorano e incorniciano la comitiva di donne e bambini Nei campi intorno a Londra (1875) richiama I papaveri (1873) e Camille e Jean Monet in un campo di papaveri (1873) del maestro francese, il quale sembra a sua volta influenzato da De Nittis nella diversa distribuzione dei fiori in Campi di papaveri a Vétheuil (1879 ca); la struttura compositiva di Perla e conchiglia (1879), seppure specchiata, e sebbene la figura femminile sia vestita anziché nuda, non può non ricordare l’Olympia (1863) di Manet. Nelle opere degli anni Ottanta, invece, il pittore pugliese si volge verso una pittura cesellata e preziosa, che raccoglie lo studio della luce dei maestri, ma la declina in forme ora più intimistiche, ora più mondane: ancora Colazione in giardino (1884) rievoca il dipinto omonimo (1873) di Monet, in particolare per il posizionamento della fonte di luce, che rimbalza scintillante sulle superfici lisce della brocca di vetro, delle posate d’argento e delle stoviglie di ceramica, il tutto in un contesto di affetti familiari che costituisce il complemento necessario dell’arte di De Nittis; nel Salotto della principessa Mathilde (1883) le nicchie di luce individuate dai lampadari sospesi sui tavolini illuminano in un tripudio di rossi e di rosa fiori, gioielli, elegantissimi abiti neri e audaci scollature.

La sesta sezione è invece interamente dedicata alla pittura di Zandomeneghi: veneziano di origine, macchiaiolo per formazione, opera una scelta di campo radicale, assimilandosi senza compromessi all’avanguardia impressionista. La sua pittura, peraltro, è quella che si apre di più alla sperimentazione, che manifesta una volontà continua di sperimentare ed evolversi, cosicché se le opere degli anni Settanta e Ottanta possono essere inscritte a pieno titolo nell’orbita impressionista, quelle della maturità, ispirate a Renoir, e in particolare degli anni Novanta, denotano una torsione della tecnica pittorica verso forme più solide, dai contorni morbidi e dalle superfici vellutate, rese con una parure di colori forti resi soprattutto con tratti verticali di pastello – si prenda ad esempio Nudo di donna (1893-1900).

Al piano superiore del Palazzo, le sezioni che destano maggiore interesse sono, a nostro parere, la settima e la nona. La settima è dedicata alle opere che raffigurano, e che hanno contribuito a consolidare, il cliché della donna moderna sognante ed elegante. L’attenzione è declinata, da un lato, a ritrarre la luce che promana dalla figura femminile vestita in maniera ricercata, con abiti di seta perlata, e nastri e fiocchi coordinati a decorare complesse acconciature (Corcos, L’abito elegante, 1894); dall’altro, a carpire la luce interiore, la forza seduttiva del ricurvo corpo seminudo, della pelle candida e setosa, dei capelli disordinati, dello sguardo malizioso: si presti attenzione ai dipinti di Boldini, in cui la Giovane donna in deshabillé (1878) presto lascia il campo alla sinuosità prorompente della Donna con il seno scoperto (1880-85) e quindi ad un eccezionale Nudo di schiena (1894), dove il tratto sfumato alla Degas si accompagna ad un impareggiabile uso delle tinte del nero, magenta e bianco.

L’ultima sezione è il racconto dei pittori italiani che riportano la loro esperienza impressionista francese in Italia. “La pittura si aggiorna attraverso il Naturalismo, il ritratto di società e l’Impressionismo, rielaborati in chiave personale e locale. Fioriscono salotti, riviste, mostre ed eventi, come la Festa dell’Arte e dei Fiori a Firenze. Luoghi come Livorno, Pisa, Castiglioncello e Fauglia diventano crocevia di esperienze e visioni, tra tradizione e modernità” (Francesca Dini, curatrice). In Toscana i risultati sono notevolissimi: Gordigiani è sublime tanto nell’impostazione strutturale, quanto nell’elegante naturalezza della pennellata e nella aggraziata gestualità del gruppo di fanciulle in Lezione di musica (1898); la Giovinezza (1902) di Giorgio Kienerk ritrae con pochi colori i corpi divini e le capigliature indisciplinate di tre grazie botticelliane redivive. E Corcos ha ben appreso l’arte di cogliere, pur nella maggior concretezza materica, lo sguardo ora trasognato (Sogni, 1896) ora fieramente impudente (In lettura sul mare, 1910) di una parisienne tutta italiana.

Vittorio Matteo Corcos “In Lettura sul mare” 1910 – Olio su tela 130 x 228 cm – Collezione privata

La mostra è corredata da un public program di sei appuntamenti di approfondimento di alcuni aspetti del periodo e delle opere prese in esame, dalla società alla politica del tempo, dalla moda al teatro, al ruolo delle gallerie d’arte.

Dopo il primo incontro introduttivo tenuto il 27 novembre 2025 da Alberto Mario Banti su “Le luci e le ombre della Belle Époque” sotto il profilo storico-sociale, il 15 gennaio scorso Virginia Arabella Hill ha offerto un’interessantissima conferenza sull’importanza della moda nella Parigi della Belle Époque, ripercorrendo le tappe del processo di democratizzazione della moda, dalla produzione tessile industriale iniziata negli anni Trenta dell’Ottocento, alla nascita dei Grandi Magazzini e, quindi, dei negozi di vendita al dettaglio che popolano le strade più in vista della capitale, alla fondazione e diffusione delle riviste di moda negli strati medi e in quelli dell’alta borghesia e nobiltà. La Hill ha dedicato, poi, ampio spazio ai primi creatori di stile e alla nascita delle case di moda, del rapporto esclusivo col cliente e delle protosfilate; infine, alle guide contenenti regole di moda che imponevano un certo abbigliamento in base al momento della giornata, all’occasione di ritrovo sociale e all’informazione sullo status da veicolare.

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I prossimi eventi, previsti sempre di giovedì e a cui vi invitiamo caldamente a partecipare, sono così distribuiti:

29 gennaio 2026, ore 17 – “L’arte di promuovere l’arte. Breve storia della Maison Goupil”
con Marco Francesco Carminati, storico dell’arte e giornalista

12 febbraio 2026, ore 17.00 – “Giuseppe De Nittis: lo spazio e la sua disciplina nella Parigi della Belle Époque”
con Renato Miracco, storico e critico d’arte

12 marzo 2026, ore 17.30 – “La vita teatrale nella Parigi fin de siècle: nuove geografie, nuovi generi, nuove celebrità” con Carlotta Sorba, storica della cultura e del teatro

19 marzo 2026, ore 17.00 – “La Belle Époque degli italiani a Parigi”
con Francesca Dini, storica dell’arte e curatrice della mostra

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Belle Époque

Palazzo Blu – Pisa
15 ottobre 2025 – 07 aprile 2026

https://palazzoblu.it

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Sabato, 17 gennaio 2026 – Anno VI – n°3/2026

In copertina: Giuseppe De Nittis “Nei campi intorno a Londra” 1875 ca – Olio su tela 41 x 50 cm – Collezione privata, courtesy Fondazione Enrico Piceni, Milano

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