domenica, Marzo 03, 2024

Arte, Multimedialità

NFT – Non-Fungible Token

La rivoluzione della crypto art

di Alessia Fondelli

I Non-fungible token (NFT), “certificati “di proprietà” su opere d’arte digitali sono strumenti che stanno avendo un ampio successo, considerando che nel 2021 il mercato degli NFT valeva già 10,7 miliardi di dollari, è quindi interessante approfondire nel dettaglio le loro caratteristiche per capire cosa davvero “compra” chi acquista un NFT e cosa potrà poi fare con quel “token”.

Nel dettaglio è un tipo speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su blockchain di un bene unico – digitale o fisico.

Gli NFT vengono usati in applicazioni particolari che richiedono oggetti digitali unici come crypto art, oggetti da collezione digitali e giochi online. In particolare il mondo dell’arte è uno dei primi campi di utilizzo di NFT, per la sua capacità di fornire prove di autenticità e proprietà dell’arte digitale che altrimenti avrebbe dovuto fare i conti con il potenziale della riproduzione di massa e distribuzione non autorizzata sul web.

Chi acquista un’opera di questo genere non acquista l’opera in sé, ma semplicemente la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera, garantito tramite uno smart contract. Tutto comincia con una versione digitale dell’opera d’arte. Tipicamente, si usa una foto digitale o una sua documentazione filmata e salvata in formato digitale. Viene compressa in una sequenza, chiamata hash, che poi viene memorizzata su una blockchain.

Possiamo definire la blockchain come una rete informatica che gestisce in modo univoco e sicuro un registro pubblico composto da una serie di dati e informazioni.

Memorizzare l’hash e la sua marca temporale dentro una blockchain è quindi un modo per dire “in questo momento io ero in possesso di una foto o di una ripresa filmata dell’opera d’arte”.

L’uso di questi token ha aperto la strada a un mercato automatizzato di hash, in cui il creatore può usare il token per aggiungere al suo interno il proprio hash e quindi venderlo in cambio di un pagamento in criptovaluta, con le piattaforme decentrate del web 3.0.

L’NFT tiene al suo interno traccia delle vendite dell’hash, in modo che risulta possibile tracciare i passaggi di mano, fino al suo creatore, quindi dimostrandone il possesso. Questo meccanismo fornisce quindi una prova di autenticità e, al contempo, di proprietà dell’opera.

Il possessore dell’hash, secondo quanto riportato nell’NFT può dimostrare i suoi diritti senza necessità di rivolgersi a intermediari e senza limiti di tempo – finché la blockchain su cui è ospitato il suo token continuerà ad essere attiva.

I NFT hanno, in parte, rivoluzionato il campo del diritto d’autore.

Chi acquista un token non acquista i diritti d’autore sul contenuto oggetto del token, ma acquista un certificato che gli consente di tenere traccia e provare la proprietà della copia digitale acquistata. Quindi di una stessa opera possono essere venduti indefiniti NFT a soggetti diversi, tutti allo stesso modo proprietari di una singola copia, ma non dell’originale. Quest’ultimo rimarrà di esclusiva proprietà dell’autore che avrà la possibilità di sfruttare economicamente un numero indefinito di volte la propria opera, venendo remunerato per l’acquisto di un token ad essa collegato.

Immagine da Piqsels

Ma purtroppo, i casi di violazione di copyright sono all’ordine del giorno: opere derivate da altre opere, rivisitazioni, contaminazioni, spesso creano opere d’arte che sono un vero e proprio dilemma quando si tratta di ricostruire i diritti d’autore che vi si sovrappongono.

In questo senso è significativo l’esempio dell’NFT Buying Myself Back: A Model for Redistribution battuto all’asta per 175mila dollari da Christie’s e “creato” dalla modella e attrice Emily Ratajkowski.

Nel decidere quale opera inserire in uno smart contract, la Ratajkowski ha optato per una fotografia che la ritrae davanti ad un dipinto – realizzato da un terzo e di cui la modella possiede una copia – che a sua volta riproduce un post del profilo Instagram della Ratajkowski, il quale riporta una fotografia della modella realizzata per la rivista statunitense Sports Illustrated.

La Ratajkowski può legittimamente cedere quello che di fatto è un semplice codice hash di una immagine, sebbene non detenga tutti i diritti relativi all’immagine stessa? In quanto potrebbero vantare diritti Sports Illustrated, il fotografo della rivista, il pittore che ha realizzato un quadro dal post Instagram, nonché il fotografo che ha fotografato la modella creando così l’”opera collettiva” che è divenuta NFT.

Per il futuro degli NFT è quindi essenziale chiarire che cosa sia l’opera compravenduta e se l’oggetto dell’NFT sia semplicemente un codice hash, o un link, e chiarire tutti i diritti sull’opera stessa.

A livello economico questo è uno dei punti di forza più interessanti di questo mercato, in quanto è uno dei tratti non immediatamente percepibili che ne sta determinando il travolgente successo dal lato dell’offerta.

L’impossibilità di negoziare un NFT senza passare da un libro mastro condiviso blockchain garantisce massima trasparenza per gli artisti, che non devono quindi preoccuparsi troppo del prezzo di vendita iniziale dell’opera, potendo poi profittare dei successivi “passaggi di mano” della loro creazione, e guadagnare in proporzione all’eventuale aumento del valore del bene.

Per l’acquisto serve una blockchain, quasi sempre quella di Ethereum. Ma ultimamente stanno arrivando soluzioni alternative come Flow Blockchain, Binance Smart Chain, Solana, Cardano, Polygon, TRON e EOS. Le piattaforme per negoziare NFT sono numerose, da Open Sea a Nifty Gateway, da Valuables – per l’acquisto di Tweet – a CryptoKitties. Ci sono Rarible e SuperRare specializzate in opere d’arte. Le transazioni avvengono per la quasi totalità dei casi in criptovaluta, quindi è necessario disporre di un portafoglio digitale – wallet – tipo Metamask.

E anche riguardo la creazione di un NFT siamo di fronte a una rivoluzione.

Creare un NFT è estremamente facile e il costo è limitato a quello della transazione necessaria per sigillare sulla blockchain prescelta il proprio prodotto digitale. Può essere realizzato in un account MetaMask, Coinbase Wallet o Fortmatic.

Una volta che si è in possesso di questi elementi, il punto di partenza è ovviamente l’opera che si desidera “cristallizzare” nel token digitale.

Tecnicamente è possibile inserire in un NFT qualsiasi tipologia di file, ma le piattaforme di scambio domanda/offerta solitamente consentono la creazione di NFT solamente in un limitato numero di formati immagine, audio, video.

Il costo della creazione dell’NFT dipende dal costo della transazione sulle piattaforme 3.0 – che oscilla fra i 10 e i 100 euro. All’inizio spesso le piattaforme richiedono una doppia transazione, la prima di “inizializzazione” del wallet e la seconda per la creazione dell’NFT.

Una volta che il nostro wallet è accreditato, alcune piattaforme consentono anche di vendere NFT senza pagare nulla.

L’effettiva creazione dell’NFT avverrà solo una volta che questo è stato venduto sul marketplace, così da evitare agli artisti digitali di dover anticipare le spese di creazione del loro token.

A quel punto non resta che vendere l’opera. Nei vari marketplace è possibile proporre l’NFT a prezzo fisso o in asta, aggiudicandolo al miglior offerente entro un periodo di tempo determinato. Una volta che un soggetto avrà offerto il prezzo che abbiamo indicato o avrà vinto l’asta, potrà trasferire l’NFT sul proprio wallet, ottenendo così la prova del possesso dell’opera d’arte venduta così come la dimostrazione cristallizzata su blockchain del fatto che il suo acquisto proviene dal legittimo autore dell’opera, ovvero dall’account del creatore.

L’hype del fenomeno NFT ha portato ingenti patrimoni nelle casse di eccentrici artisti digitali, estendendo il loro utilizzo molto al di là della semplice crypto-art.

Ad esempio un’azienda tedesca ha creato il “profumo del metaverso”, uno spettrogramma digitale dell’essenza prodotta dall’azienda.

Se guardiamo però alla classifica degli NFT più costosi ci rendiamo conto che la crypto-art la fa da padrona, e che Beeple è l’artista che più di tutti ha saputo cogliere questo trend.

Ecco alcuni esempi di opere d’arte NFT più costose.

CryptoPunk #3100 – 7.67 milioni; CryptoPunk #7523 – 11.7 milioni; Human One di Beeple 28.9 milioni, una scultura digitale in 3D di un astronauta che cammina in una teca di vetro. Gli sfondi sono digitali e le scenografie cambiano a rotazione. Ma al primo posto in assoluto troviamo Everydays: the first 5000 Days di Beeple – 69.3 milioni.

Beeple – Everydays: the first 5000 Days

L’opera di Beeple è un collage di 5 mila fotografie del progetto Everyday: una fotografia al giorno da maggio 2017. Non solo detiene il primato tra gli NFT più costosi ma è anche l’opera venduta al prezzo più alto di un artista vivente.

Gli NFT sono una deriva artistica che ha scosso il mondo dell’arte, che ha dato da un lato dignità ad una forma creativa dalla riproducibilità infinita, ma dall’altro lato ha creato occasione per bolle speculative e incursioni di prodotti artistici.

È verosimile che questa forma d’arte sia qui per rimanere e che le prime reazioni denigratorie, che da secoli accompagnano le evoluzioni del mondo dell’arte che precorrono i tempi, siano destinate ad essere negative. È importante però che gli appassionati affrontino questo mercato con le dovute conoscenze, anche tecniche e giuridiche, per essere in grado di discernere il bene dal male.

Germano Celant, critico d’arte, ha descritto l’arte contemporanea come arte decorativa, e non più significativa come quella tradizionale. E questo è un concetto abbastanza oggettivo, l’arte oggi può essere un orinatoio, come Fontana di Duchamp, oppure può essere un semplice oggetto come una scatola in latta contenente qualsiasi cosa, come Merda d’artista di Manzoni, insomma, l’arte oggi è pura creatività, l’arte oggi è la visione dell’artista. Dobbiamo soltanto capire se questo sia positivo o negativo. I pensieri, ovviamente sono contrastanti, ma io penso che tutto ciò sia assolutamente positivo perché l’arte può essere tutto, può essere anche questo articolo di giornale se io volessi interpretarla così.

E la crypto art? Assolutamente un evoluzione!

Oggigiorno ci sono milioni di modi per spaziare nel digitale e per creare qualcosa di innovativo, perché dovrebbe essere considerato negativo?

Sabato, 25 marzo 2023 – n°12/2023

In copertina: immagine grafica di Tezos/Unsplash

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