giovedì, Giugno 30, 2022

Notizie in breve

Manifestazione nazionale contro la guerra turca in Kurdistan

redazione di TheBlackCoffee

Comunicato di UIKI Onlus – Agenzia di stampa curda in Italia – Appello per una mobilitazione nazionale il 4 giugno 2022 a Roma contro la guerra e l’invasione turca del Kurdistan

Il 17 aprile lo Stato turco ha lanciato una nuova campagna militare volta ad occupare le aree di Şikefta Birîndara, Kurêjaro (Kurazhar) e Çiyayê Reş nella regione dello Zap nel Kurdistan meridionale (Iraq). In questa campagna transfrontaliera illegale, le forze armate turche hanno utilizzato artiglieria pesante, aerei da guerra, droni ed elicotteri e il trasporto aereo di forze di terra in elicottero nella regione, come parte di un’offensiva parallela. Anche nel Rojava e nella Siria settentrionale e orientale si sono intensificati gli attacchi aerei turchi contro i Curdi.

Parallelamente all’invasione turca nel Kurdistan del Sud (Nord Iraq) e gli attacchi continui della Turchia al Rojava (Siria diNord-est), l’esercito iracheno ha aumentato massicciamente la sua presenza militare nell’area di insediamento degli Yazidi e sta attaccando i sopravvissuti al genocidio dello Stato Islamico nel 2014, per smantellare la loro amministrazione autonoma e le proprie strutture di autodifesa. Un sistema organizzativo per dare alla gente la possibilità di non dover lasciare la propria terra e di essere in grado di difendersi. Lo stesso esercito iracheno, che abbandonò allora gli Yazidi al massacro, oggi tenta di imporre un nuovo ordine su questa popolazione senza una soluzione discussa con l’amministrazione locale di Sinjar, per il loro territorio. Tutto ciò avviene con la complicità del partito di Barzani il KDP – della Regione Autonoma curda in Iraq – ed il Governo centrale iracheno di Mustafa al-Kadhimi.

Inoltre, Erdogan ha appena annunciato l’inizio di una nuova invasione in Rojava volta ad occupare 30km lungo tutto il confine, per completare finalmente il progetto della “cintura araba” e massacrare e scacciare i Curdi da tutte le città sul confine come Qamislo, Derik, Amuda e Kobane.

Il portavoce del Partito AKP del Presidente Erdoğan, Ömer Çelik, ha citato l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che sancisce il “diritto all’autodifesa”, che vuole insinuare che l’integrità nazionale e territoriale della Turchia sia minacciata. Tutta l’operazione militare viene oscurata all’opinione pubblica mondiale, con l’affermazione che non ci siano notizie riguardanti gli attacchi reali o provocazioni militari dalla Turchia.

Attraverso la guerra invece la Turchia sta cercando di imporre il suo predominio politico e militare fino alle città di Mosul e Kirkuk e punta a raggiungere i confini del Patto Nazionale –“Misak-ı Milli”– ratificato nell’ultimo parlamento ottomano – il sogno di un secolo.

Il Presidente fascista turco Erdoğan ha dato l’ordine per questo attacco poiché presume che l’attenzione della comunità internazionale sia completamente concentrata sulla guerra in Ucraina. Vuole quindi trarre vantaggio dalla situazione attuale e portare a termine l’ennesimo attacco contro il popolo curdo. Questa guerra di occupazione mostra ancora una volta che Erdoğan sta cercando di manipolare la comunità internazionale affermando che sta lavorando per raggiungere la pace e la stabilità in Ucraina.

Le operazioni in corso non sono solo una guerra al PKK, ma anche un chiaro attacco ai civili nelle regioni del Kurdistan in Turchia, Iraq e Siria. L’obiettivo principale e la convinzione ideologica di Erdoğan è destabilizzare la regione, occupare il Kurdistan e compiere un genocidio contro il popolo curdo. Pertanto è importante riconoscere che il nuovo attacco al Kurdistan meridionale mira a occupare il Kurdistan meridionale nel suo insieme, comprese le regioni ricche di petrolio di Mosul e Kirkuk, costituendo così una chiara violazione di tutte le norme legali, morali e internazionali.

È ancora una volta accettato silenziosamente che la Turchia, uno Stato membro della NATO, stia attaccando i Curdi e violando i loro diritti umani. Mentre l’invasione russa dell’Ucraina è stata giustamente e rapidamente condannata e sanzionata, l’aggressione della Turchia contro i Curdi è invece tollerata da decenni dai Paesi occidentali. Non si discute di sanzioni contro l’alleato della Nato, nè i Curdi possono sperare in vie di fuga sicure e su di una protezione di base quando fuggono dalle città assediate o dai bombardamenti turchi.

Sostenuta da consegne regolari di armi e di nuova tecnologia da diversi paesi europei e della Nato, la Turchia sta facendo in Kurdistan ciò che la Russia fa adesso in Ucraina: combattere continuamente un’intera popolazione e attraverso diversi confini nazionali. Queste due situazioni vengono invece definite “l’invasione russa dell’Ucraina” e “la presenza turca in Siria”. Le stesse pratiche di aggressione costituiscono una guerra in un caso e un’operazione militare in un altro. Gli Ucraini sono considerati vittime della guerra, ma nei casi di attacchi ai Curdi si parla solo di terroristi e di postazioni del PKK e non delle popolazioni civili.

Con le recenti celebrazioni del Newroz del 21 marzo oltre 10 milioni di curdi nel Kurdistan settentrionale e in Turchia hanno inviato un chiaro messaggio a Erdoğan che non si sarebbero piegati alla sua brutalità o alla sua politica di annientamento. Milioni di Curdi hanno riproposto alla Turchia un percorso verso la pace e riaffermato che la libertà del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è un elemento centrale per la soluzione della questione curda, per la pace e la democrazia per tutti i popoli del Medio Oriente. Nonostante tutto questo dopo le celebrazioni del Newroz, le torture e gli omicidi di prigionieri politici curdi sono aumentati, così come gli attacchi alle sedi del Partito democratico dei Popoli (HDP) e gli arresti di attivisti politici, sindacali e di esponenti della società civile.

La rottura dell’isolamento e la libertà del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, l’ispiratore del modello del Confederalismo democratico, sono una condizione più che mai necessaria per la pace e la soluzione del conflitto. Nonostante egli sia deprivato dei suoi più basilari diritti e libertà fondamentali, ha ribadito più volte di essere in grado di trovare una soluzione politica alla questione curda e al conflitto per un futuro di pace per tutti i popoli del Medio Oriente.

Dobbiamo rompere il silenzio sull’invasione turca del Kurdistan meridionale e agire!

• Chiediamo a tutti i governi e alle organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, la NATO, l’UE, il Consiglio d’Europa e la Lega araba, di intraprendere un’azione urgente contro questa violazione del diritto internazionale, di condannare inequivocabilmente questo crimine di aggressione e di chiedere che la Turchia ritiri le sue truppe dal Kurdistan meridionale

• Chiediamo ai partiti politici, alle organizzazioni per i diritti umani, alle organizzazioni per la pace, ai sindacalisti e agli attivisti di opporsi a questa aggressione della Turchia.

Manifestazione nazionale a Roma con concentramento in Piazza la Repubblica alle ore 16:00

Sabato, 28 maggio 2022 – n° 22/2022

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