venerdì, Aprile 12, 2024

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Tunisia: l’omicidio irrisolto di Chokri Belaïd parla ancora di una Rivoluzione incompiuta

Silenzi e depistaggi hanno ostacolato la ricerca della verità

di Camilla Forlani

A undici anni dal brutale assassinio di Chokri Belaïd la verità sembra aprirsi una breccia nel caso che ha stravolto la Tunisia, dopo anni di silenzi, depistaggi e omertà.

Il leader della sinistra tunisina è stato freddato sotto la sua abitazione il 6 febbraio 2013. Da allora la promessa più ricorrente da parte dei Governi che si sono susseguiti alla guida del Paese è sempre stata quella di individuare i colpevoli dell’omicidio che rimarrà per sempre impresso nella memoria collettiva dei tunisini.

In tutto questo tempo non è stata fatta giustizia, ma proprio nel giorno della commemorazione della sua morte, martedì 6 febbraio, è stata annunciata dal Comitato di difesa dei Martiri Chokri Belaïd e Mohamed Brahmi [1] una conferenza stampa congiunta per il giorno seguente con l’Ordine nazionale degli avvocati e l’Associazione dei giovani avvocati, così da poter discutere gli ultimi sviluppi del dossier dell’assassinio di Chokri Belaïd.

In questa sede si è discusso dei vincoli di natura politica che in questi anni hanno ostacolato il raggiungimento per la famiglia, ma anche per tutta la società civile tunisina, della verità, nonché dell’udienza, forse decisiva, che avrebbe avuto luogo di lì a due giorni. In questi anni si sono rincorse accuse di imparzialità e corruzione contro i magistrati, in un caso la cui portata politica non ha perso vigore con il passare del tempo.

All’udienza di venerdì 9 febbraio erano presenti la stragrande maggioranza degli imputati che fino ad ora si erano rifiutati di comparire davanti alla giustizia, il che secondo Abdennaceur Aouini, avvocato e membro del Comitato, avrebbe un’inequivocabile portata simbolica. La protezione politica di cui hanno finora goduto starebbe infatti scomparendo.

Sin da subito, all’epoca, le accuse erano ricadute sul movimento islamista Ennahdha, il partito di Rached Ghannouchi che ha dettato l’agenda politica tunisina per oltre dieci anni. Chokri Belaïd era a conoscenza della minaccia incombente, così come è stato dimostrato esserlo allora il Ministero dell’Interno con a capo Ali Laarayedh, anche lui membro di Ennahdha. Laarayedh, insieme ad altri dirigenti della sicurezza erano al corrente dell’imminente eliminazione di Chokri Belaïd, ma nessuno si è mosso per prevenirne l’assassinio. Per molti, la responsabilità del fatto è da attribuirsi all’acquiescenza dei leader del partito islamista che, pur essendo a conoscenza dei piani delle frange salafite, hanno lasciato che questi agissero indisturbati.

Rached Ghannouchi, ritenuto da sempre il responsabile “morale” dell’omicidio, è stato recentemente condannato a tre anni di carcere per un caso di corruzione legato a finanziamenti esteri del suo partito, il che apre uno spiraglio alla possibilità che tutte le accuse che gli sono state mosse negli anni, dal terrorismo alla corruzione, possano finalmente trovare riscontro in un tribunale, facendo anche cadere l’aura di impunità che per anni ha circondato lui e i membri del partito.

L’omicidio irrisolto di Chokri Belaïd continua ad avere grande rilevanza politica e sociale, ricoprendo un ruolo centrale nella Tunisia odierna.

Esso, a distanza di anni, enfatizza luci e ombre di una storia condivisa che non trova pace. Il dualismo insanabile tra islamisti e laici era stato messo in secondo piano dalla comune necessità di ricostruire il paese dopo la Rivoluzione, dopo aver cacciato insieme Ben Ali, sotto il cui controllo non esistevano dualismi perché non esisteva Politica.

Murale con il volto di Chokri Belaïd

Chokri Belaïd, già oppositore del regime autoritario di Ben Ali, era sempre stato in prima fila nella difesa dei più deboli, difendendo anche, a più riprese, islamisti e salafiti di cui di certo non condivideva le istanze politiche, ma si era battuto affinché le potessero esprimere.

A riassumere il suo pensiero, che ha segnato gli anni di impegno come membro dell’Ente supremo per la realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione, della riforma politica e della transizione democratica, le sue parole rivolte agli islamisti in tempo di negoziati: “li abbiamo inclusi nel nostro programma; loro ci hanno esclusi dal loro.”

In un Paese che era senza politica, Chokri è diventato il simbolo della Rivoluzione, ma anche dei valori della Tunisia libera. L’“uomo del dialogo” a distanza di anni ha ancora tutto da insegnare a una classe politica che non fa che mettere distanza tra sé e i cittadini, contravvenendo al suo lascito di uguaglianza e libertà. Oggi lo sguardo gentile dell’avvocato, attivista e martire, lo si ritrova sui muri di tutta la Tunisia, dai salotti alle mura della Medina. Che sia in forma di graffito, sticker o cartellone, i lunghi baffi e gli occhi vigili del figlio sano della Rivoluzione, ci ricordano che un’altra Tunisia, una Tunisia fatta per i suoi cittadini, sia ancora oggi immaginabile, possibile.

[1] Mohamed Brahmi era membro dell’opposizione tunisina, ex segretario del Movimento del popolo e deputato dell’Assemblea costituente, assassinato nel luglio dello stesso anno

Sabato, 17 febbraio 2024 – Anno IV – n°7/2024

In copertina: Chokri Belaïd

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