domenica, Aprile 21, 2024

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L’Irlanda del Nord volta pagina

Sinn Féin e la premier Michelle O’Neall

di Giulia Caruso (da Belfast)

L’Irlanda del Nord volta pagina con il sorriso di Michelle O’ Neill, vice leader di Sinn Fein, il partito che si batte per la riunificazione dell’’isola di Smeraldo.

E’ la prima volta nella storia di questo tormentato Paese che un suo esponente è chiamato a ricoprire la carica di Primo Ministro. Una nuova alba, un futuro tutto da costruire per Sinn Fein, un tempo braccio politico dell’Ira, storica formazione armata per la liberazione dell’Irlanda, oggi partito istituzionale che ha scelto la via del dialogo e della pacificazione.

Bisogna dire che la metamorfosi politica dello Sinn è stata stupefacente. Da partito che accoglieva nelle sue file l’elettorato cattolico tradizionalista, a forza politica moderna,attenta alle nuove tematiche, ai diritti delle donne, con apertura alle problematiche LGBT.

Per comprendere lo scenario politico in cui la nuova premier si troverà a operare, bisogna tenere conto del Good Friday Agreement che nel 1998 ha sancito la fine del sanguinoso conflitto tra nazionalisti (irlandesi, cattolici, repubblicani) e unionisti (britannici) introducendo in Ulster il cosiddetto power-sharing, un meccanismo che obbliga le due principali forze politiche alla condivisione dell’esecutivo.

Sinn Féin, in pratica, non può governare senza l’appoggio de gli unionisti del Dup, e viceversa. Nel 2022 per la prima volta, il partito ha vinto le elezioni per il rinnovo del Parlamento dell’Irlanda del Nord, sbaragliando il Democratic Unionist Party che allora deteneva la maggioranza. Per tutta risposta, i lealisti alla Corona decisero di boicottare la formazione del nuovo esecutivo che avrebbe avuto i repubblicani alla guida del Paese e Michelle O’Neill, che allora ricopriva la carica di vicepremier, Primo ministro. Un forte segno di protesta per ottenere dal governo britannico, l’abolizione del Northern Ireland Protocol, l’accordo post Brexit che autorizza la libera circolazione di persone e merci tra l’Irlanda del Nord e l’Eire.

Dopo gli accordi sulla Brexit fra Unione europea e Gran Bretagna, l’Irlanda del Nord era stata, di fatto, mantenuta nel mercato unico europeo, per evitare il ritorno a un confine fisico con la Repubblica irlandese: ma per i protestanti lealisti questo significava essere separati dalla “madrepatria” britannica, con il pericolo sempre temuto della riunificazione nel futuro. Il veto degli unionisti è caduto a fine gennaio, grazie alle pressioni del governo inglese e del primo ministro inglese Rishi Sunak. Il congelamento del Parlamento nordirlandese avrebbe avuto come conseguenza la Direct Rule, in altri termini, il commissariamento da parte del governo centrale e la fine della devolution, l’autonomia della regione.

Michelle Doris, questo è il cognome da nubile del nuovo Premier, è figlia di Brendan Doris, un operaio cattolico della contea di County Tyrone, già militante dell’Ira. Oggi, però, Michelle, si presenta come rappresentante della generazione nata dalla pace, votata a un “futuro migliore per tutti”, al rispetto delle differenze e delle alleanze che ognuno porta nel cuore, al bene di una terra in cui ci si può sentire “britannici, irlandesi, entrambi o nessuno dei due”. Determinatissima a rilanciare un referendum per la riunificazione, cavallo di battaglia del suo partito, che considera un obiettivo irrinunciabile e allo stesso tempo un processo inevitabile, la cui realizzazione -parole sue – è prevista entro un decennio.

Al tempo degli Accordi di Pace del 1998, Michelle aveva 21 anni era già madre di una bambina avuta a 16 anni, lavorava come ragioniera e si era sposata da poco. Cominciava a muovere i suoi primi passi nel partito al fianco di personaggi come Martin McGuinness, già carismatico comandante dell’Ira, poi negoziatore di pace, poi vicepremier dell’Irlanda del Nord dal 2007 fino al 2017, anno della sua morte. Per dedicarsi all’attività politica, aveva rinunciato al suo impiego intraprendendo una carriera politica a dir poco fulminante. La sua prima vittoria elettorale la portò a ricoprire la stessa carica di suo padre, già consigliere Sinn Féin di Dungannon, sua città natale di cui è stata anche sindaco. In pochi anni è approdata in Parlamento, è stata poi Ministro all’agricoltura, Ministro della salute alla salute e vicepremier. Dal 2018 è la numero due di Sinn Féin, braccio destro di Mary Lou McDonald, con cui, l’anno scorso, portò a spalla il feretro di Rita O’Hare, ex militante dell’Ira, fuggita negli Stati Uniti perché colpita da un mandato di cattura. «Tanti sono ancora i traumi che persistono a causa delle tragedie vissute»- ha sottolineato la neopremier nel suo primo discorso. «Il passato non può essere cambiato» – ha aggiunto. Tantomeno possono essere addolcite le parole con cui nel 2022 spiegava che durante i Troubles “non c’era alternativa” alla violenza.

«Sarò il primo ministro di ministro di tutti” – ha detto. “Da qualunque parte veniamo, qualunque siano le nostre aspirazioni, possiamo e dobbiamo costruire insieme il nostro futuro. Dobbiamo far sì che la condivisione del potere funzioni perché, collettivamente, abbiamo il compito di guidare e offrire risultati concreti a tutto il nostro popolo, nessuno escluso».

Al suo fianco come vicepremier, ci sarà Emma Little-Pengelly, unionista del Dup, che avrà pari potere ma meno prestigio e meno visibilità mediatica. Quarantaquattro anni, figlia di un ex militante dell’’Ulster Volunteer Force, gruppo paramilitare protestante, ricorda di aver assistito da ragazza alle conseguenze degli attentati dell’Ira ai danni nella sua comunità, ma ha promesso di lavorare con O’Neill per risolvere i problemi più urgenti del Paese.

«Michelle è una repubblicana irlandese e io sono un’ orgogliosa unionista. Non saremo mai d’accordo su questi temi, ma ciò su cui possiamo essere d’accordo è che per esempio il cancro non discrimina e che la sanità pubblica deve essere migliorata. Insieme cercheremo di essere una fonte di speranza per le giovani generazioni che oggi ci guardano»​.

Emma e Michelle, due donne diverse ma figlie dello stesso conflitto, che armate di buona volontà promettono di guidare il loro travagliato Paese verso un futuro migliore.

Una sede del partito Sinn Féin a Belfast
Foto: Giulia Caruso

Sabato, 17 febbraio 2024 – Anno IV – n°7/2024

In copertina: Il Palazzo Stormont sede del Parlamento dell’Irlanda del Nord – Foto: Robert Paul Young CC BY 4.0

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