giovedì, Maggio 19, 2022

Ambiente, Lifestyle, Società

L’isola di Montecristo

Sulle orme del Conte…

di Laura Sestini

L’isola di Montecristo ha poco più di 10 km² di superficie e si trova nell’Arcipelago Toscano a 63 chilometri dalla costa, a sud dell’isola d’Elba e Pianosa, e parallela ad ovest all’isola del Giglio. A causa della limitata superficie e il suo picco più alto che sale a 645 m. s.l.m. – il Monte della Fortezza – essa risulta molto compatta e dall’aspetto decisamente scosceso.

Dal 1971 è riconosciuta come Riserva Naturale Integrale a cui è seguìto – nel 1988 – il Diploma Europeo di Riserva Naturale Biogenetica. L’isola è completamente disabitata, ma presidiata dal Corpo Forestale dello Stato ed un guardiano.

Cala Maestra

L’isola appartiene al Comune di Portoferraio – il capoluogo dell’isola d’Elba – in provincia di Livorno.

L’unico punto di attracco è Cala Maestra, dove anche risiede un piccolo museo ed un giardino botanico a beneficio dei pochissimi visitatori – per un massimo di 1000 all’anno (di cui 2/3 dedicati agli studenti) – che riescono a prenotare l’accesso all’isola tramite il sito gestito dall’Ufficio territoriale dei Carabinieri per la Biodiversità di Grosseto. La visita è esclusiva ai soli percorsi a piedi – divisi per livelli di difficoltà – ed obbligatoriamente condotta da guide esperte, anch’esse riconosciute per competenze dalle autorità dell’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano. Con queste modalità è aperta al pubblico dei ‘camminatori’ da circa tre anni.

Cala Maestra è il biglietto da visita dell’isola, con la sua spiaggia di sabbia chiara, accarezzata da turchesi acque cristalline.

Pendici granitiche su Cala Maestra

La struttura geologica dell’isola è costituita da un plutone magmatico originatosi tra i 7 e i 5 milioni di anni fa, che le ha donato un aspetto impervio e poco accessibile, ma altrettanto affascinante e di bellezza inusuale.

Vista sul Belvedere

Il percorso più impegnativo dal punto di vista fisico è anche quello più ripido, che porta su fino a circa 460 m. s.l.m., luogo dove si trovano i ruderi di un antico convento-monastero di frati eremiti che si stanziarono sull’isola fin dal V° sec. d.C. – forse su un precedente tempio romano dedicato a Giove. Ai frati eremiti e a San Mamiliano – vescovo di Palermo che qui si reca anch’egli in raccoglimento e vi perisce nel 460 – si deve l’attuale nome dell’isola, derivato dal latino Monte Christi.

Montecristo va letteralmente ‘conquistata’: per le sue forti pendenze ed i percorsi di fortuna, per godere dei suoi panorami mozzafiato, è necessario essere determinati e ben allenati. Difatti è meta di molti trekkers esperti.

Visitatori arrampicati su un massiccio di granito

In pratica, per ammirare le selvagge bellezze di Montecristo bisogna sempre stare con il naso all’insù, ma la fatica della salita vale sicuramente le magnifiche viste, sia a monte che verso il mare.

Alcuni resti del monastero dedicato a San Mamiliano

L’isola è coperta prevalentemente da piante tipiche della macchia mediterranea, eriche, rosmarino in abbondanza, elicriso, maro e cisto. Sulla Cima dei Lecci vi è un raggruppamento dei suddetti alberi, mentre per una campagna di inserimento in Italia a fine del 18° secolo dell’ailanto – una pianta asiatica altamente invasiva – c’è uno specifico progetto di contenimento e sradicamento, poiché ha attecchito sull’isola in più punti .

Cala Maestra vista dall’alto con Punta Maestra

Oltre alla bellezza naturale, l’isola di Montecristo deve molto della notorietà e del suo fascino al romanzo di Alexandre Dumas (padre), poiché custode di un fantomatico e cospicuo tesoro, di cui Edmond Dantès – il Conte di Montecristo, protagonista del romanzo – diventa proprietario dopo una lunga prigionia nella Fortezza d’If davanti alle coste di Marsiglia in Francia, per una mappa che gli dona un frate suo compagno di cella in punto di morte. La storia si ispira anche a fatti reali, poiché Dumas era spesso tra Italia e Francia per la sua attività di giornalista, oltre che di drammaturgo e scrittore.

Entrata alla ‘Grotta del Santo’ dove la leggenda narra che San Mamiliano abbia ucciso un drago

Il tesoro esiste davvero, anche se non sappiamo se sia stato davvero all’isola di Montecristo.

Nel 2004, sotto l’altare della chiesa dedicata a San Mamiliano a Sovana in provincia di Grosseto – dove anche sono custodite le esequie del vescovo-eremita – sono state ritrovate 498 monete d’oro. Un vero tesoro in fior di zecca databile tra il 457 e il 474, quindi poco dopo la morte di Mamiliano. Questa scoperta ancora di più stuzzica l’immaginazione, o la possibilità di una qualche verità rispetto a quanto riportato da Dumas nel romanzo ‘Il conte di Montecristo’ pubblicato nel 1844.

Resti di un antico mulino o magazzino alimentareSullo sfondo la Corsica

La fauna dell’isola è composta soprattutto dalle capre di Montecristo, probabilmente portate qui dai frati o qualche navigatore – abbondantemente diffuse. Oltre ad esse si ritrova il discoglosso, un anfibio, oltre al biacco comune, la vipera e il geco tarantolino. L’isola è anche meta di uccelli migratori e di uccelli marini, di cui la berta minore usufruisce di programmi specifici di conservazione.

Pozze di acqua dolce presenti sulle pendici

Le stagioni più indicate per visitare l’isola sono la primavera e la tarda stagione estiva, a causa del calore che rimandano le ampie aree di lastroni granitici che raddoppiano la sensazione di alte temperature.

Il Calone

Per informazioni: https://prenotazioni.islepark.it/montecristo/

Sabato, 25 settembre 2021 – n° 35/2021

In copertina: l’isola di Montecristo vista dal mare – Testi e immagini di Laura Sestini (tutti i diritti riservati)

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