domenica, Novembre 08, 2026

Cultura, Teatro & Spettacolo

L’alluvione di Firenze e gli “Angeli del fango”

La forza rivoluzionaria della solidarietà

di Laura Sestini

La CBS, emittente radiotelevisiva statunitense di New York, fu la prima a divulgare globalmente la notizia della grande tragedia che aveva colpito il cuore di Firenze, dopo che l’Arno, il fiume che attraversa la città, esondò prima dalle fogne e poi dall’argine, quel 4 novembre 1966, varcando le spallette in piena notte travolgendola con una impressionante quantità di acqua e fango che in alcuni punti, a fine mattinata, erano saliti fino a sei metri, correndo a 60/70 chilometri orari per le strade centrali della culla del Rinascimento, trascinando con loro qualsiasi cosa trovassero sul percorso.

Allora le comunicazioni non erano così veloci come nell’odierna era dell’intelligenza artificiale, e il 4 novembre, giornata commemorativa delle Forze Armate, le maggiori cariche governative – il presidente del Consiglio, Aldo Moro, e Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat – erano impegnate nei loro discorsi ufficiali delle celebrazioni, rimanendo in un certo modo isolati dalle comunicazioni su quanto accaduto a Firenze, a sua volta tagliata fuori perché mancava la corrente.

Poiché l’Arno era in piena anche verso la foce a Pisa, che miracolosamente si salvò dalla furia del fiume, mentre Pontedera (20 km di distanza ad Est) era già stata allagata dal suo affluente Era, un elicottero militare si era alzato in volo da Camp Darby per monitorare la situazione, ed i primi a dare l’allarme furono proprio i militari della base USA in Toscana a inviare informazioni negli Stati Uniti.

La gente di Pontedera si affolla dalla discesa del Ponte napoleonico per vedere il centro città invaso dalle acque dell’Era – Foto di autore sconosciuto

Quando l’acqua si ritirò, nei giorni seguenti il 4 novembre, Firenze era un ammasso di tutto il fangoso bottino che l’Arno aveva travolto dietro di sé, come se avesse subito una guerra.

Insieme all’acqua, la nafta delle caldaie scoppiate nel tumulto delle correnti che percorrevano le vie cittadine ed entravano nelle cantine, nei garage, negli ambienti sotterranei, rendeva ancora più drammatica la situazione: oleosa, puzzolente, la sua patina nera che impregnava tutto.

Tra le proposte documentarie della 67a edizione del Festival dei Popoli, ancora in corso a Firenze, e con l’occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione, è stato inserito nel programma delle proiezioni del 4 novembre, in prima mondiale, “Gli angeli del fango”, con la regia di Marco Spagnoli e prodotto da Clipper Media, in collaborazione con Rai Cinema che lo ha mandato in onda in prima serata su Rai Storia.

La versione di Spagnoli, in rigoroso bianco e nero che riprende il discorso e la memoria dai video visionati negli archivi storici e dalle fotografie di quei giorni, tra cui del fotografo personale di Liz Taylor e Richard Burton, Gianni Bozzacchi – che in quei giorni alloggiava in un hotel sul lungarno per un servizio fotografico, e alla piena dell’Arno dedicò alcuni scatti – è dinamica ed eloquente. Tra le foto e gli spezzoni video, narratori fiorentini che nel 1966 erano ventenni e vissero la tragedia dell’alluvione in tutti i suoi aspetti: fisico, sociale, emozionale. Tra loro la figlia e il nipote di Piero Bargellini, allora sindaco di Firenze, ed altri personaggi significativi della città.

Nel docufilm, Bozzacchi rammenta che dalla Chiesa di Ognissanti, poco lontano dal Ponte Vecchio, l’acqua requisì anche le spoglie di Simonetta Vespucci, nobildonna ligure, sposata a Marco, cugino del famoso esploratore Amerigo. Deceduta poco più che ventenne per malattia, fu musa di Sandro Botticelli e di altri artisti coevi per la sua delicata bellezza venerea, il cui bel volto con le firme di più pittori rinascimentali ritroviamo agli Uffizi, così nel famoso dipinto “Nascita di Venere” (1484-86) di Botticelli.

Angeli del fango (1966)
Foto fornita dal Festival dei Popoli

L’alluvione di Firenze eresse e determinò un punto fermo nella storia della città, e nel codice sociale e di civile degli anni a venire. Fu pietra miliare del volontariato internazionale con un moto spontaneo di solidarietà proveniente da molti paesi del mondo; una mano tesa di alcune migliaia di persone, giovani e giovanissimi, che sentirono il richiamo per salvare il salvabile dell’arte, in tutte le sue forme, che la città custodiva e, fortunatamente, grazie anche a loro – gli Angeli del fango – ancora detiene, nonostante le perdite accusate nel disastro che la forza della natura aveva mostrato saper fare.

Non da meno agirono i Fiorentini, che si rimboccarono le maniche e cominciarono a spalare l’immensa coltre di rottami e fango che avevano invaso molte parti della città. Un’ impronta che rimane fissata senza mai scalfirsi un in grande e commovente ricordo collettivo, mostrando l’identità resiliente e tenace, l’aggregazione sociale e l’organizzazione senza gerarchie che seppe darsi la popolazione. Un esempio da cui si attinse in seguito per le prime leggi sul volontariato formato e organizzato e la nascita della Protezione Civile nazionale.

Presenti alla proiezione, alcuni Angeli del fango, uomini e donne francesi, tedesche, britanniche, oggi ultraottantenni, di cui alcuni non sono mai tornati nei paesi di origine, stabilendosi permanentemente a Firenze, anche coniugate-i con italiani. Tra loro c’erano studenti già presenti in città, iscritti all’Accademia di Belle Arti e altri corsi universitari di lingua. Un uomo tedesco, allora diciottenne, ha ricordato che in Germania, nel 1966, le classi scolastiche non erano ancora miste, quindi anche l’approccio con l’altro sesso non era così immediato. Invece, la socialità che generò l’alluvione di Firenze, dove ogni volontario locale o forestiero dava mano per quello che sapeva fare, frantumò quella barriera di genere, e i rapporti furono spontanei, trasparenti, divertenti, pedagogici. Tutti insieme sporchi di fango, operavano dove c’era da fare, senza distinzioni di sorta. Alla fine, neanche le differenti lingue furono un ostacolo, ci si capiva con sguardi e sorrisi. Ognuno sapeva esattamente quale era l’obiettivo da portare avanti.

Invitato a parlare, il regista ha spiega che lui non è toscano, ma nato a Napoli. Ciò che si è compiuto tra le persone con l’alluvione di Firenze è una storia straordinaria, da cui lui è rimasto conquistato. Ringraziando il produttore, Sandro Bartolozzi, seduto in sala, che gli ha proposto il documentario, ha scoperto che a Firenze è accaduta un’utopia. Un’utopia che nel film verrà raccontata dal gruppo di “ex-ragazzi” che, vent’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si sono trovati in un momento identitario in cui la gioventù europea e mondiale si è riconosciuta. Conosciuta e riconosciuta. “L’aspetto sociale dell’alluvione di Firenze è una storia commovente ma anche molto molto divertente. Qualcosa di cui io vorrei Firenze facesse tesoro – afferma Spagnoli. “A Firenze è successo qualcosa di unico, di straordinario e che forse non è stato capito appieno, non perché non eravate bravi a capirlo, perché ci vuole tempo per capire dei fenomeni sociali come quelli accaduti. Quindi io credo davvero che qui si sia realizzata una grande utopia”.

Bozzacchi, “con quel disastro, più di una guerra”, perché ha distrutto molti documenti importantissimi, ha anche vissuto una tragedia famigliare, poiché suo padre morì per conseguenza dell’alluvione prendendo l’epatite. L’uomo era il caporeparto del reparto fotografico della patologia del libro, l’ospedale del libro, dove oggi anche il fratello del fotografo – forse il restauratore di carta più importante vivente – lavora. Quindi, quando Spagnoli gli ha chiesto di partecipare al film, è stato evidente che non poteva fare a meno di soddisfare tutte le sue richieste. “Marco ha fatto un lavoro straordinario – sottolinea Bozzacchi – e devo dire che spero che questo possa far comprendere significati importantissimi: non deve più succedere una cosa del genere. La politica deve saper adempiere al proprio ruolo. Firenze rappresenta nel mondo qualcosa di straordinario e quando l’arte e la scienza viaggiavano insieme sono riusciti a creare questo mondo, questo nuovo scatto di civilizzazione. Il nuovo mondo del Rinascimento deve continuare a vivere e deve essere riportato alla luce; bisogna far ricordare a livello globale ciò che Firenze ha fatto per il suo popolo e per il mondo intero.”

…………………………………..

Il film-documentario è stato proiettato nell’ambito della 67a edizione del Festival dei Popoli, presso il cinema La Compagnia, Via Cavour, 50 R, Firenze – Mercoledì, 4 novembre 2026 alle ore 19.30.

Gli Angeli del Fango

Italia | 2026 | 65 min | col. bn – Italiano
Regia: Marco Spagnoli
Fotografia: Antonello Sarao
Montaggio: Francesco Garrone
Suono: Stefano Civitenga
Musiche Max Di Carlo
Produzione: Clipper Media

……………………………………………………………………………

Sabato, 7 novembre 2026 – Anno VI – n°45/2026

In copertina: immagine dell’alluvione di Firenze nel 1966 – Foto fornite dal Festival dei Popoli

Condividi su: