domenica, Novembre 27, 2022

Arte, Cultura

I Macchiaioli

A metà ‘800 in Toscana la rivoluzione contro la pittura accademica

di Laura Sestini

E’ senz’altro nota la sindrome di Stendhal, ovvero la forte percezione di magnificenza e immensa bellezza che può arrivare a far girare la testa, un lieve mancamento, allo spettatore che guarda. Stendhal in persona aveva percepito tale sensazione che aveva così descritto: «Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.»

E’ certo che in Toscana l’arte non manca, famosa per esser stata la culla del Rinascimento, patria di grandi letterati, poeti, ingegnosi architetti – uno per tutti Filippo Brunelleschi – immensi scienziati e inventori come Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, taluni anche raffinati artisti, il sorriso della Gioconda insegna.

Dopo il grande cambiamento che aveva portato il Rinascimento, e superando a piè pari almeno un paio di secoli, la Toscana tornerà di nuovo in auge a livello artistico europeo con il movimento dei Macchiaioli, la cui sede di teoria e discussione si instaura – a metà circa del 1800 – ancora una volta in Toscana, nella bella ed amata Firenze, riprendendo spunti dalle pennellate dell’Impressionismo francese, per poi distaccarsene completamente, evolvendosi in concetti e stile differenti, con una propria ed inconfondibile identità.

Tra i teorici fondatori del nuovo stile pittorico progressista, che si poneva contro la statica, ed ormai ritenuta antiquata pittura accademica, troviamo Diego Martelli – anche mecenate – e Adriano Cecioni – anche critico d’arte – a cui si unirono uno stuolo di artisti-patrioti arrivati da tutta l’Italia.

Il termine macchiaioli fu utilizzato per la prima volta nel 1862 nel quotidiano torinese Gazzetta del Popolo in occasione di un’esposizione fiorentina, su cui venne pubblicato un articolo particolarmente denigratorio nei confronti del movimento. Il termine appena coniato, al contrario, piacque molto ai sostenitori del concetto di macchia, che si riunivano al Caffè Michelangiolo nel centro della città di Firenze – tra San Marco e Santa Maria del Fiore – per disquisire sul loro modo di utilizzare la neo-nata poetica e tecnica pittorica come una ‘fotografia’ del mondo reale, attenta al dettaglio della società, sia negli aspetti paesaggistici che alle attività umane, e che ben si accompagnava anche agli ideali e i valori dei movimenti politici risorgimentali della loro contemporaneità.

Giovanni Fattori, In vedetta (il muro bianco), 1872
Fondazione Progetto Marzotto – Trissino

Attualmente al Palazzo Blu di Pisa è in corso una ampia e interessante retrospettiva sui Macchiaioli, con circa 120 opere esposte, provenienti per lo più da collezioni private solitamente non accessibili al pubblico.

Il fatto che molti privati – o fondazioni – acquistino, detengano e salvaguardino opere di significativo valore artistico – e non solo dal punto di vista economico – dimostra che ci siano intenditori ed acquirenti attenti alla bellezza e l’espressività intrinseca dell’arte, oltre alla cultura ed alla storia che essa racchiude raccontando le numerose fasi dei valori dell’esistenza umana.

Giuseppe Abbati, Arno alla Casaccia, 1863 c.a.
Collezione Privata

In una saletta fumosa del Caffè Michelangiolo, non lontano dall’Accademia di Belle arti del capoluogo fiorentino, informalmente si riuniva il gruppo di artisti che elaborò la poetica della macchia – Fattori, Lega, Signorini, Cabianca, Borrani ed altri – ma il caffè era frequentato da un pubblico misto di intellettuali, patrioti e comuni fiorentini, da cui transitarono anche letterati italiani di spessore come Giosuè Carducci e Carlo Collodi, a sostegno delle teorie progressiste, sia artisti ed autori stranieri quali l’impressionista francese Edgar Degas e il simbolista Gustave Moreau; Marcellin Desboutin e lo scrittore Georges Lafenestr; Auguste Gendron – allievo di Delaroche – e l’americano Elihu Vedder.

Una sala di Palazzo Blu allestita per la mostra

Il movimento artistico dei macchiaioli ha attraversato più fasi poetiche, iniziando da quella patriottica risorgimentale del livornese Tommaso Fattori – convertitosi alla pittura a macchie di colore e considerato tra i maggiori pittori italiani – che si esprime con un valore ancora più alto, umanitario, nella Battaglia di Magenta, oppure Cucitrici di camicie rosse di Odoardo Borrani.

Con l’esposizione universale di Parigi del 1855, il tema del paesaggio riscuote nuovi allori, e riverbera il proprio messaggio anche in Italia tra i macchiaioli attraverso lo sguardo di Serafino De Tivoli, anch’egli livornese, che di ritorno dalla capitale francese si dedica alla pittura dal vero.

Ecco che i pittori macchiaioli iniziano ad esplorare la costa di Livorno e Castiglioncello, per avventurarsi fino alla Maremma, e riprendere la vita rurale e quasi sconosciuta della variegata terra toscana. A Castiglioncello risiede il critico Diego Martelli – dove aveva ricevuto in eredità un terreno – e dove ospiterà gli amici del Caffè Michelangiolo, avviando una nuova fase del movimento artistico, definita Scuola di Castiglioncello.

La pittura realista di paesaggio riscuote molto consenso tra gli artisti anche per le campagne subito fuori porta di Firenze, in particolare quella del quartiere Piagentina, nelle vicinanze della residenza della famiglia Batelli – a sud di Firenze – dove Silvestro Lega è spesso ospite, che diventò un ulteriore luogo di aggregazione dei pittori e istituì la Scuola di Piagentina.

Conclusesi le guerre d’indipendenza, con la proclamazione del Regno d’Italia, il nuovo Paese unitario si sta avviando ad altri contesti e nuove prospettive.

Scomparsi alcuni dei pittori macchiaioli più anziani e chiuso il Caffè Michelangiolo nel 1867, il movimento artistico perde la sua notoria compattezza anche a causa del trasferimento di alcuni componenti verso Parigi. Una seconda generazione entrerà nel gruppo, focalizzandosi però verso una poetica più internazionale del Naturalismo, verso il nuovo XX secolo già alle porte.

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I MACCHIAIOLI
Curatrice: Francesca Dini
Con il patrocinio: Ministero della Cultura
Regione Toscana
Comune di Pisa
Organizzazione: Fondazione Pisa
MondoMostre
Sede: Pisa, BLU | Palazzo d’arte e cultura Fondazione Palazzo Blu
Lungarno Gambacorti 9
Date della mostra: 8 ottobre 2022 – 26 febbraio 2023

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Sabato, 22 ottobre 2022 – n°43/2022

In copertina: Vincenzo Cabianca, Mattutino, 1901Collezione Privata

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