mercoledì, Gennaio 19, 2022

Italia

Gli insulti a Liliana Segre e il declino dell’Italia

Il Paese offeso dalla violenza verbale e materiale

di Elio Sgandurra

A Fabio Meroni di Lissone in Brianza, leghista della prima ora e fervente Novax, non sono piaciute le parole della senatrice Liliana Segre sulla vaccinazione come unica via d’uscita dalla pandemia. E le ha risposto attraverso i social media con una breve frase sibillina: “Ci mancava…75190”.

Quel numero, che indicava la Senatrice, le era stato marchiato ad Auschwitz dove era stata deportata da bambina. E lui si è giustificato così: “Ho usato quel numero per non farmi bannare da Facebook”. L’odiosa furbata è stata compresa da molti e anche da qualche leghista più riflessivo il quale gli avrà consigliato di eliminare quella breve frase offensiva. Lo ha fatto e poi si è giustificato scrivendo “In questo clima d’odio anch’io mi sono fatto coinvolgere; ho sbagliato cercando di esprimere il mio pensiero”. Forse non si è reso conto di essere stato proprio lui a contribuire al clima d’odio che ristagna nelle menti di molti Novax e per giunta leghisti.

E pensare che Meroni – imprenditore con licenza di scuola media – oltre ad essere attualmente Consigliere leghista al Comune di Lissone, è stato anche deputato al Parlamento italiano. Viene da chiedersi se coloro che lo hanno votato siano cittadini che la pensano come lui e come altri politici che si scagliano contro il prossimo con parole pesanti e anche atti violenti. È da ricordare anche l’episodio dell’Assessore leghista alla Sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, che tempo fa aveva ucciso con un colpo di pistola un cittadino di origini marocchine con cui aveva avuto un alterco. Salvini aveva commentato l’episodio riferendosi al marocchino: “Se quel signore fosse stato espulso per i reati commessi in precedenza, oggi piangeremmo una vittima in meno”. Ci sarebbe d’aver paura di questa massa di gente che democraticamente sceglie i propri rappresentanti alle istituzioni politiche.

Da tempo l’Italia è avvolta in un’atmosfera generale di odio e di violenza proveniente dal mondo politico e da normali cittadini apparentemente pacifici. Aggiungiamoci il femminicidio, i fenomeni di bullismo, le bande giovanili, il razzismo verso gli stranieri e i diversi, ne viene fuori il quadro di un Paese avviato verso un declino che si riflette sulle famiglie e sulle basi culturali che dovrebbero guidare il loro pensiero. Ormai esiste una frammentazione delle ideologie e di quei sani principi appartenenti a tutte le classi sociali che in passato determinavano il loro comportamento.

Ormai la gente non si fida più del prossimo, né dello Stato. Anche i politici non si fidano tra di loro, litigano in continuazione evitando ogni tipo di dialogo e accettando compromessi di ogni genere. Con questo interscambio perverso, cosa si può fare perché il Paese non vada inesorabilmente verso il declino?

Sabato, 27 novembre 2021 – n° 44/2021

In copertina: Fabio Meroni durante una manifestazione politica – Foto: Lega Nord

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