martedì, Gennaio 25, 2022

Notizie dal mondo

Colombia: manifestazioni popolari, desaparecidos e omicidi

Dialogo con un cittadino italiano residente nel Paese latinoamericano (seconda parte)

di Laura Sestini

Nel numero 24/2021 abbiamo pubblicato la prima parte del racconto basato sull’esperienza diretta di un nostro connazionale in Colombia, che qui vive e lavora da circa 30 anni (https://www.theblackcoffee.eu/colombia-le-proteste-non-si-fermano-in-vista-delle-elezioni-del-2022/ ).

Di seguito la seconda – ed ultima parte – del lungo dialogo che ci avvicina e si dipana fino ai giorni odierni, ed alle attuali contestazioni popolari iniziate ad aprile scorso – guardando anche verso una prospettiva futura.

Quindi cosa succede con l’elezione del nuovo presidente Ivan Duque?

G.M.: – “Con l’arrivo di Ivan Duque come presidente si apre una nuova stagione – anche tristemente e largamente prevista, purtroppo. Anche il nuovo governo non legittima gli Accordi di Pace con le FARC – e ricordo che Duque è un delfino di Alvaro Uribe Velez, politico che ha grande potere. In parte gli Accordi vengono mantenuti – di facciata – con la Comunità Europea e gli Stati Uniti, che ne avvallano i princìpi e soprattutto perché da questi Paesi arrivano finanziamenti per mantenere in vita il processo di pace. Quindi in sintesi da una parte si cerca di rispettare l’iter, dall’altra si rema contro. E’ terribile dover affermare ciò: ‘remare contro’ significa coprire gli omicidi di massa. Una volta che i combattenti FARC lasciano i territori, in virtù degli Accordi con la dirigenza politica vigente, la popolazione civile di dette aree – persone e attivisti che negli anni hanno cercato di migliorare i loro ambienti a dispetto della noncuranza politica – non ha più la protezione delle FARC, rimanendo sola. Sistematicamente i civili vengono uccisi. Da queste ‘recenti’ pratiche fratricida possiamo capire cosa potrà succedere, cosa sarà il futuro e cosa c’è in atto adesso. Prendendo spunto dalla storia del Mozambico, una volta finita la guerra civile, sono stati uccisi molti leader sociali, lasciati a loro stessi, senza nessun appoggio politico e sociale. Lo stesso rischio, con gli Accordi, era stato preventivato anche in Colombia, e si è palesemente avverato. Nonostante si verificano le stesse dinamiche anche in altri Paesi, in Colombia tutti gli eventi sono molto forti, senza mezze misure – drammaticamente forti.

Quindi parliamo di una carneficina – sistematica e quasi quotidiana – di leader sociali e attivisti. Il governo non protegge e non controlla. Tutto questo si unisce alle mille altre problematiche della Colombia: disoccupazione, assenza dello Stato, il continuo prolificare dei gruppi paramilitari che cercano di accaparrare il controllo dei territori lasciati dalle FARC. Una situazione sociale assolutamente insostenibile; una guerra per il controllo del territorio nei vuoti di assenza dello Stato. Mentre – viceversa – dove c’è il controllo del territorio da parte dello Stato, c’è l’alleanza – più volte dimostrata – tra militari e polizia regolari ed i gruppi paramilitari.”

Nei video in rete – a proposito delle manifestazioni – si vedono scene di violenza orribili, agite dai paramilitari

G.M.: – “Dette situazioni sono sorprendenti anche per chi è più abituato alla violenza, come i Colombiani. Sarebbe strano che un poliziotto sparasse a caso sulla folla, invece possono permettersi di agire così i paramilitari, e il poliziotto fa finta di non vedere. Questo è ciò che succede. Si spara ad altezza d’uomo. Inoltre anche i civili – cittadini comuni – hanno preso le armi e hanno iniziato a sparare sui manifestanti. I ricchi bianchi che nelle grandi città come Bogotà o Cali – a causa dei blocchi stradali organizzati con le manifestazioni – non hanno trovato le strade libere per i loro movimenti, si sono sentiti legittimati a farsi largo con le armi, sparando sulle persone. Secondo il loro punto di vista è – non legale – ma assolutamente legittimo.”

Perché sono scoppiate le manifestazioni popolari?

G.M.: – “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la Riforma fiscale in atto – che poi è stata ritirata – anche se in realtà è solo l’ultima delle cause in senso temporale. Quindi essa è stata la ‘scusa’ per scendere in piazza a protestare contro le questioni da risolvere e soprattutto nei confronti di questo sistema di governo. Dopo la Riforma tributaria ci sarebbe stata la riforma della Sanità e poi dei rinnovamenti per l’Istruzione, quindi il popolo è sceso in piazza appena ha visto in che direzione stava andando la politica dei ‘cambiamenti’. La risposta contro i manifestanti, delle forze dell’ordine e del corpo ESMAD (antisommossa) – tutti in divisa e pagati dallo Stato – che da come sono equipaggiati sembrano pure loro dei paramilitari, non hanno rispettato per niente le giuste regole. Naturalmente erano affiancati da gruppi veri di paramilitari che hanno ferito ed ucciso persone in maniera brutale.”

A che punto siamo con le proteste popolari?

G.M.: – “In questo momento c’è una situazione di stallo, i numeri della protesta sono diminuiti a livello nazionale e si concentrano solamente in alcuni quartieri delle grandi città. Sono finiti i blocchi stradali e rimane la prima linea – che ricorda le proteste cilene degli anni scorsi. Ci sono le ‘mamme’ delle prime linee. La protesta ha perso in intensità, ma assolutamente non è scomparsa. Nel 2022 ci saranno le elezioni – un evento politico molto importante – quindi la diatriba sociale e politica non finisce qui; sia – da parte del potere – per legittimare le violenze della polizia, sia, all’opposto, per cercare di scardinare questo sistema politico.

Ed invece la situazione generale in Colombia?

G.M.: – “La situazione rimane drammatica: da oltre un mese la Colombia sta vivendo una situazione sanitaria pesante – per il Covid. Oltre 700 morti al giorno, su 50 milioni di abitanti. Non si intravedono grandi soluzioni anche a causa delle vaccinazioni a rilento e delle troppe libertà concesse finora dalle misure anti-virus. Quindi, tornando anche alle proteste, non si capisce che indirizzo prenderanno in futuro. Recentemente è stato attaccato il leader del partito Colombia Humana – Petro Urrego – dalle forze di destra e dalla sindaca di Bogotà – Claudia Lopez – omosessuale dichiarata, candidata con il centrosinistra – che lo accusano di aver finanziato (e di finanziare) le prime linee della protesta. Insomma torna ancora il fantasma del ‘comunista cattivo’ in vista delle elezioni. Quindi anche le forze politiche in cui la protesta potrebbe contare – ad esempio la sindaca di Bogotà, sposata e di ampie vedute – alla fine ricadono in populismi abietti e destrorsi.

Contro Petro Urrigo è stato aperto un processo, dove sono state smentite le accuse a suo carico e contro il partito che dirige. Urrigo è stato sindaco di Bogotà e, finché non gli hanno messo i bastoni tra le ruote e lo hanno fatto ‘fuori’ politicamente, ha fatto molte cose interessanti per la capitale colombiana. Bogotà è l’unica grande di città che potrebbe organizzare una coalizione di centro-sinistra per un cambio di potere alle prossime elezioni.

La situazione sociale è preoccupante: c’è molta disoccupazione, mancanza di politiche giovanili, un concetto molto nordamericano dell’economia, della salute e dell’istruzione, dove le classi sociali si allontanano sempre di più tra loro. Qualche anno fa sembrava fosse nata la classe media – che prima non esisteva – ma invece questa fascia della popolazione adesso è piena di debiti, come succede anche in altre parti del mondo. Una classe che vuole emergere, cercando di far studiare i figli in università sempre più costose, e vivere nei quartieri più belli della città, ma finiscono poi per non poterselo permettere perché l’economia è un mondo crudele, specchio della globalità. Bogotà, così come altre città della Colombia, vive divisa in classi sociali – in caste vere e proprie – divise per numeri da 1 a 6 – secondo le quali acqua e gas hanno costi differenti. Se per nascita appartieni ad una certa casta, uscirne per entrare in un’altra è difficilissimo, in senso mentale ma anche fisico. Faccio un esempio reale che ha vissuto un mio dipendente: se tu hai un figlio che vuole fare il poliziotto ma vivi in un quartiere troppo marginale, non ce la puoi fare a fargli intraprendere la carriera, quindi succede che il padre si indebita per andare a vivere in un quartiere poco meno popolare, per far sì che il sistema prenda in considerazione la richiesta del figlio. Petro Urrigo – da sindaco – aveva cercato di abolire queste barriere di classe, ma non c’è riuscito. Poi però prendono corpo le proteste sociali, perché la gente è ghettizzata, e sono milioni e milioni di persone.”

Quanto è pericolosa la vita in Colombia in tempi normali per i cittadini?

G.M.: – “In realtà è come se ci fossero due/tre diverse Colombie. Negli ultimi anni la Colombia stava vivendo una condizione di flussi turistici molto interessante, e nei circuiti che si erano creati per i visitatori non si correva nessun rischio. Poi c’è la fascia dei benestanti che vive nei palazzi con il portiere all’entrata oppure nelle villette con le recinzioni, quindi in un ambito che qui chiamiamo ‘blindato’, ma piuttosto bene. Non ci sono più i gruppi di guerriglieri che ti sequestrano, come prima poteva accadere per estorsione o rapina, dunque anche molti meno pericoli, per questa fascia sociale. Poi ci sono i quartieri marginali – nella casta più bassa – dove invece c’è una violenza molto forte, che generalmente rimane entro questi confini, ma se poi devi rubare vai ad agire in quartieri più ricchi, quindi aggirando i sistemi di sicurezza quando cala la notte, oppure – con un metodo diurno – puoi drogare le persone attraverso bibite, nei bar, per poi accompagnarle ai bancomat più vicini sotto effetto delle sostanze, e fargli prelevare più contante possibile, finanche ad aggressioni per rubare un telefono o un orologio. La realtà però più pericolosa è quella delle zone dove non esiste lo Stato, territori sempre particolari e critici, perché coltivati a coca o dove si raffina, ma anche aree di comunicazione importanti, con strade per raggiungere porti o aeroporti. Questi sono i luoghi dove si uccidono i leader sociali. Terre di nessuno, dove la gente muore continuamente. Bogotà poi ha gli stessi problemi di tutte le grandi metropoli del mondo, situazioni come potrebbero succedere anche intorno alla nostra Roma Termini degli ultimi anni.

In Colombia – in peggio – è tutto molto estremo, in poche parole la vita ha un valore molto più basso. Qui, se devi uccidere qualcuno, ti costa molto meno che in altri luoghi. Infatti si dice che il presidente haitiano Moïse – recentemente ucciso – sia stato assassinato da un commando paramilitare colombiano. Questi ‘mercenari’ hanno una importante formazione bellica d’assalto, addestramento ricevuto dai militari israeliani molti anni fa, che insieme agli australiani hanno fatto scuola nel mondo.”

Cosa si racconta in Colombia di Mario Paciolla, l’operatore delle Nazioni Unite assassinato in Colombia?

G.M.: – “Non saprei dare una risposta reale. Non lo conoscevo, come italiano. Senz’altro lui operava in una zona particolarmente sensibile, di frontiera, nel Caguán. La mia opinione è che Paciolla abbia visto qualcosa che non doveva vedere. E’ la cosa più probabile. Ricordo di aver letto un paio di interviste, prima che venisse ucciso, dove lui risultava preoccupato e voleva andare via dalla Colombia. Le indagini ufficialmente sono ancora aperte, ma all’inizio c’è stata molta confusione e le prove saranno già sparite. Ripeto che è solo un’opinione personale, ma basata sull’esperienza di vicende simili in Colombia.

Sabato, 17 luglio 2021 – n°25/2021

In copertina: un quartiere ‘marginale’ della capitale Bogotà – Foto di Random Institute

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