domenica, Aprile 14, 2024

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Turchia e Siria

La politica conta più dell’aiuto umanitario

redazione di TheBlackCoffee

Salgono le vittime del terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria del Nord, abbondantemente oltre le 41 mila, e non si ferma la repressione la repressione dei giornalisti impegnati nelle aree del sisma: Mahmut Altıntaş,  giornalista dell’Agenzia Mezopotamya (MA), e Sema Çağlak, giornalista di JINNEWS, sono stati arrestati mercoledì mentre coprivano le conseguenze del terremoto a Birecik e a Urfa. I due cronisti stavano raccogliendo informazioni sui lavori di soccorso in corso in un edificio crollato dove erano stati trovati 21 morti, quando sono stati raggiunti dalla polizia che li ha aggrediti e arrestati e rilasciati dopo un interrogatorio.

Al momento sono 63 i giornalisti trattenuti o denunciati, innumerevoli quelli allontanati dalle aree del sisma. Il leader del partito di governo MHP – Partito del Movimento Nazionalista – Devlet Behçeli ha affermato che coloro che raccontano dell’incapacità dell’istituzione statale di fornire in tempo soccorso hanno “sangue corrotto”, “mancano di carattere” e sono “miserabili collaborazionisti di potenze straniere posizionate all’interno della prima linea dell’occupazione interna”.

Nel frattempo le squadre di soccorritori di Austria, Germania, Israele e Spagna hanno interrotto le operazioni e lasceranno la Turchia. Le prime tre hanno dichiarato che per “ragioni di sicurezza” non ci sono le condizioni necessarie per operare nel Paese; i soccorritori spagnoli invece hanno dichiarato il ritiro dalle operazione perché lo Stato turco ha deciso di iniziare a rimuovere le macerie usando mezzi pesanti anche laddove ci sono ancora persone vive, il che equivale a condannare queste a morte.

Il convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa curda è ancora bloccato al confine informale tra la zona autonoma siriana nord-orientale e l’area del regime. Il governo di Damasco continua a negare all’organizzazione umanitaria l’accesso alla zona terremotata, anche se numerose persone sono in attesa di aiuto. Inizialmente, metà delle merci e almeno un’ambulanza dovevano essere consegnate al regime come condizione per proseguire il viaggio, ma Damasco ora chiede che l’intero convoglio sia consegnato alla Mezzaluna Rossa Araba Siriana (Sarc). “Questo è inaccettabile per noi”, ha detto Fee Baumann, che coordina il convoglio di aiuti di Heyva Sor. “Sappiamo quanto la SARC lavori a stretto contatto con il regime e sappiamo anche che molto probabilmente i nostri aiuti non arriveranno dove devono andare se li consegniamo”.

Dal 9 Febbraio il Consiglio esecutivo del KCK – Koma Civakên Kurdistanê – l’Unione delle Comunità del Kurdistan, ha deciso di interrompere tutte le azioni militari e ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale a tutte le forze militari e all’opinione pubblica. La decisione è stata presa per sostenere la solidarietà reciproca dei popoli del Kurdistan e della Turchia nelle condizioni straordinarie causate dal terremoto, per salvare persone ancora vive sotto le macerie, e per facilitare il recupero dei corpi intrappolati. Nella dichiarazione il co-presidente del consiglio esecutivo del KCK ha detto: “Non intendiamo aggiungere dolore al dolore, abbiamo deciso di non agire a meno che lo Stato turco non ci attacchi. La nostra decisione sarà valida fino a quando il dolore della nostra gente non sarà alleviato e le loro ferite non saranno guarite”.

Sabato, 18 febbraio 2023 – n°7/2023

In copertina: un edificio collassato a Amed/Diyarbakir – immagine di dominio pubblico

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