venerdì, Marzo 01, 2024

Italia, Politica

SPECIALE SICILIA – Tra CPR e Hot Spot

Diritti umani e segregazione

di Laura Sestini

La Sicilia è la Regione italiana con la più alta percentuale di cittadini stranieri, permanenti e non, richiedenti asilo, profughi, e tutte le variabili delle persone migranti che riescono a raggiungere le coste siciliane.

Dopo Lampedusa, il migrante viene smistato in un qualche CAS dedicato in Sicilia, per poi essere “inviato” in altre regioni italiane o nazioni dell’Unione Europea.

Il recente Decreto Cutro ha buttato all’aria – con grande enfasi del Governo Meloni – tutto il meccanismo di ricollocamento usato fino al febbraio 2023, quando, in seguito al naufragio di Steccato di Cutro dove persero la vita a pochi metri dalla riva circa un centinaio di persone. A causa del Decreto i migranti vengono spesso recapitati in porti lontani miglia e miglia, con navigazioni della durata di giorni, verso Ravenna, Genova, Livorno ed altri porti lontani il più possibile, con il macabro e cinico obiettivo di tenere lontane dalla rotta mediterranea le navi-salva-naufraghi di Ong battenti bandiere nazionali e straniere.

Nonostante le strategiche messe in scena anti-migrante del Governo Meloni e il Decreto Cutro, di fronte agli ingenti arrivi di migliaia di persone con piccoli mezzi propri dalla Tunisia, misti di numerose nazionalità, la gestione politica ha evidenziato un suo ulteriore fallimento.

L’hot spot di Lampedusa, in fretta e furia il primo giugno scorso è passato di mano, già inserito a marzo nel Decreto Cutro e dato in gestione alla Croce Rossa, a causa dello “scandalo” della violazione dei diritti basilari di donne, bambini e uomini, della Coop trapanese Grande Badia, e la morte di tre persone in un anno.

Contro la capienza di poche centinaia di persone, l’hot spot di Contrada Imbriacola, è stato spesso stracolmo all’inverosimile con alcune migliaia di persone, e non da meno con la Croce Rossa sono mancati i diritti minimi, in special modo di categorie fragili come minori, di cui moltissimi non accompagnati e le donne.

Al di là del fatto che la Croce Rossa si presti ai “giochi” della politica italiana, oggi con la presidente Meloni, la guerra alle Ong, ma primariamente alle persone che tentano la traversata mediterranea, e ieri con Giuseppe Conte e le navi quarantena, il punto principale della questione dei migranti è la gestione italiana degli arrivi completamente sbagliata, oltre che infinitamente lenta burocraticamente. L’istituzionalizzazione dell’emergenza migranti, che tale non è, poiché i flussi sono ormai trentennali, sistematici per molte cause diverse.

I recenti Decreti sui flussi migratori e le nuove pratiche amministrative hanno complicato ancor più il meccanismo di accoglienza, tranciante i diritti internazionali e dell’Unione Europea, con detenzioni arbitrarie, mancato accesso alle informazioni, isolamenti anche di minori, tantoché l’Italia in breve tempo è già stata ammonita dalla UE, per le violenze perpetrate, in particolare con l’ultimo dei decreti Piantedosi (ma tutti in generale) dove si propone la richiesta di una cauzione di 4938 Euro al richiedente asilo per evitargli l’inserimento in un Centro per il rimpatrio.

Allora perché durante la primavera si propagandava la costruzione di CPR in tutte le Regioni? Che fortunatamente solo pochi presidenti regionali hanno accettato.

Il ministro Piantedosi auspica forse che tutti i profughi arrivino con 5mila Euro in contanti in tasca? Nonostante i proclama si vuole evitare la costruzione delle nuove prigioni CPR per i richiedenti asilo? Questi sarebbero costosi sia di nuova realizzazione che per la riconversione di caserme, ed altrettanto per il mantenimento e le pratiche di espulsione, che prevedono oneri fino a 110mila Euro per ogni rimpatrio.

Con i decreti “sicurezza” Piantedosi si è anche avviato un iter accelerato di verifica delle domande di asilo, omettendo le istanze individuali dei migranti, l’accuratezza, per cui alcuni subsahariani sono stati rimpatriati nei Paesi di origine ancor prima della risposta. Ovvero, detti decreti hanno ribaltato i criteri base per l’accoglienza, dalla Convenzione di Ginevra in poi, oltrepassando (ad occhi chiusi e naso tappato) i Trattati internazionali sui diritti umani e le stesse direttive dell’Unione europea. Se poi la magistratura in sede giudiziale tenta di correggerne le distorsioni, allora è scontro istituzionale, con polemiche inutili sulle tendenze politiche di chi si prende la responsabilità di applicare la legge vigente, come evidenzia il caso Catania della giudice Apostolico ed anche un provvedimento firmato da un collegio del Tribunale di Firenze, presieduto da Luca Minniti.

Il Cpr/Hotspot di Pozzallo/Modica
Foto: 2023©Laura Sestini (tutti i diritti riservati)

Un nuovo CPRI – Centro per Rimpatri Immigrati – è stato inaugurato il primo settembre, a cavallo tra i Comuni di Pozzallo e Modica, in provincia di Ragusa, mentre quello già esistente nell’area portuale di Pozzallo, perennemente sovraffollato, verrà ampliato. Nel nuovo CPRI attualmente sono state ricollocate da Lampedusa circa 200 persone, 69 famiglie, tra cui moltissimi minori ed anche neonati. Il Centro è collocato in una zona industriale in aperta campagna, nessun albero in vista o abitazione, in una zona isolata ed assolata. Molti i tunisini, donne, adolescenti, subsahariani in maggioranza. Non mancano un iracheno e degli afghani. Una neo mamma reclama il latte per il suo maschietto. Al momento i migranti che vi risiedono, da almeno tre settimane, sono considerati in transito, come i pacchi dei corrieri, con destinazione sconosciuta.

Foto: 2023©LauraSestini (tutti i diritti riservati)

A Caltanissetta, in una zona fuori città, troviamo il Centro polifunzionale di “Pian del Lago”, dove convivono un CPR, un CPA e un ex CARA, adesso chiamato CAS. Il Centro è strutturato come una prigione vera e propria, ovvero negli edifici più prossimi alla rete di recinzione, le persone che ci sono collocate sono libere di uscire ed entrare – con dovuti cancelli comandati da remoto, telecamere e metal detector – come gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano nelle prigioni italiane. Nel cuore del Centro è collocato il CPR, dove i migranti privi di permesso di soggiorno, magari scaduto a causa della perdita del lavoro durante la pandemia, oppure coloro a cui è stata rifiutata la richiesta di asilo, vivono in stato di detenzione, senza aver compiuto reati. Le persone segregate nei CPR non hanno nessuna condanna, mai sono stati giudicati da un Tribunale, e sono in attesa di rimpatrio. Per quanto riportato negli esigui report di parlamentari italiani riusciti a visitare un qualche CPR, le condizioni in cui si vive all’interno sono peggiori che nei penitenziari nazionali.

A Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, nell’area portuale che riceve carichi di persone sbarcate a Lampedusa, durante l’estate è stata allestita una tensostruttura di permanenza temporanea, in attesa di venir traslocati in altre zone d’Italia o d’Europa. Numerosi minori non accompagnati, donne e uomini, sono tutti mischiati promiscuamente, senza nessuna tutela per le categorie cosiddette fragili. Gestito dalla Croce Rossa, si prevede divenga un nuovo Hot Spot. Collocato in un piazzale adiacente alla banchina di attracco del traghetto Galaxy – battente bandiera cipriota – noleggiato da Traghetti delle isole, compagnia marittima italiana che ha vinto l’appalto per il trasporto da Lampedusa, è un luogo particolarmente soleggiato, bollente e sovraffollato, dove non tutti hanno potuto facilmente ripararsi dalle alte temperature estive. Inoltre, permanenza temporanea nella maggioranza dei casi è durata più a lungo di quanto preveda la legge.

E’ lecito paragonare queste modalità ad un movimento neo-schiavista?

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Per approfondire: https://www.theblackcoffee.eu/cpr-centri-di-permanenza-per-il-rimpatrio/https://www.theblackcoffee.eu/delle-pene-senza-delitti/

Sabato, 7 ottobre 2023 – n°40/2023

In copertina: il CPRI di Pozzallo/Modica – Foto: 2023©LauraSestini (tutti i diritti riservati)

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