venerdì, Febbraio 03, 2023

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Scioperi a catena e governi deboli: scompare il mito della vecchia Inghilterra

Tra Brexit e crisi i conservatori sotto accusa

di Ettore Vittorini

Le feste natalizie dei cittadini britannici sono state rovinate da un’enorme ondata di scioperi che non si vedeva da decenni. Tutti i servizi pubblici essenziali – dagli infermieri ai medici, dagli autisti di ambulanze ai tassisti, dai ferrovieri ai servizi di autobus – dopo le agitazioni di dicembre si sono fermati nuovamente dall’inizio del 2023 per cinque giorni di seguito e continueranno sino a quando il Governo conservatore del premier Rishi Sunak non si deciderà a trattare.

La novità rispetto al passato è che quasi tutta la popolazione sostiene gli scioperanti nonostante il fermo dei servizi pubblici, che dipendono in parte dallo Stato, abbia provocato gravi disagi in tutto il Paese. Ma la gente non ne può più di questo governo, il quarto in un anno dopo la rovinosa caduta con risvolti ridicoli di quello guidato da Liz Truss, durato appena 45 giorni.

L’opinione pubblica accusa i governi conservatori di non aver affrontato i problemi seguiti alla Brexit; di non aver posto freni alla crescita dell’inflazione che è salita al 10,7%; di non aver aumentato gli stipendi attualmente molto bassi del personale degli ospedali che si era impegnato al massimo durante il Covid.

Nel frattempo l’economia britannica ristagna: tra i Paesi del G7 è l’unico ad aver un PIL inferiore a quello del 2019, cioè prima della pandemia. Inoltre il reddito delle famiglie si è ridotto e nello stesso tempo in tutti i settori del lavoro manca la manodopera che è calata notevolmente dopo la Brexit a causa del blocco dell’immigrazione dai Paesi della UE.

In questo clima il Partito conservatore – al governo da 12 anni- è crollato nei sondaggi: la maggioranza della popolazione considera il premier Sunak – un banchiere miliardario di origine indiana – incapace di affrontare la crisi.

Gli staff delle ambulanze in sciopero
Foto: Unison

Il ricordo di scioperi di tale intensità risale agli anni Settanta e Ottanta durante la crisi energetica del 1973 e quando dopo la caduta del debole e inefficiente governo laburista, nel ’79 salì al potere la conservatrice Margareth Thatcher. La premier volle la chiusura delle miniere di carbone, la privatizzazione delle ferrovie e di alcune industrie siderurgiche statali. Ci furono grandi scioperi dei minatori e degli operai che durarono mesi contro i quali la Lady di ferro non cedette e vinse la “battaglia” distruggendo i sindacati.

In quel periodo entrò in crisi anche l’industria automobilistica britannica con la chiusura di molte fabbriche e il passaggio delle marche più prestigiose in mano di Case straniere. Per esempio la Rolls Royce fu acquistata dalla BMW tedesca che adesso è anche proprietaria della “Mini”; la Bentley appartiene alla Volkswagen; quel che rimane della MG è dei cinesi; la Jaguar e la Land Rover sono di proprietà della indiana Tata. Il possesso di quest’ultima appare come una nemesi: l’ex colonia diventa padrona di un bene di lusso del Paese che l’aveva sfruttata per più di due secoli. Per non parlare del premier di origini indiane.

Altri simboli della “ricchezza” britannica sono stati acquisiti da stranieri come i famosi magazzini “Harrods” divenuti proprietà del magnate egiziano Mohammed Al Fayed, padre di Dodi, l’ultimo fidanzato della principessa Diana morto con lei nell’incidente di Parigi. Se aggiungiamo i gossip sulla Casa reale viene da dire: “C’è nebbia sulla Manica, l’Inghilterra è isolata”, capovolgendo il vecchio detto che gli inglesi rivolgevano all’Europa.

Per quanto riguarda gli scioperi di questi giorni, appare strano che il Settimanale “The Economist” non abbia fatto un paragone ironico con l’Italia come era avvenuto con la copertina dal titolo Brixtaly – con l’immagine della solita pizza – dell’edizione uscita dopo le dimissioni di Liz Truss.

In realtà non ne aveva più motivi perché in Italia gli scioperi sono ormai molto rari, contrariamente a quanto accadeva negli anni Settanta e in quel campo il nostro Paese era combattivo come la Gran Bretagna.

Da noi i sindacati si sono autodistrutti per l’inadeguatezza dei loro dirigenti e la scarsa partecipazione dei lavoratori che hanno abbandonato la lotta per migliorare le loro condizioni di vita. Eppure anche l’Italia è avvolta dalla crisi, ma le proteste vengono fatte attraverso l’email. Restano ugualmente le rivolte feroci negli stadi e in autostrada per motivi banali come le rivalità tra tifosi di squadre di calcio.

Sabato, 14 gennaio 2023 – n° 2/2023

In copertina: lavoratori delle ferrovie in sciopero – Foto: National Union of Rail, Maritime and Transport Workers

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