martedì, Settembre 27, 2022

Italia

Pasqua in ‘rosso’

Il Covid resiste e la gente non ne può più

di Ettore Vittorini

Alcuni giorni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva chiesto scusa ai suoi cittadini per aver decretato il lockdown nei giorni di Pasqua e che poi aveva deciso di ritirare. Lo scorso 15 gennaio il premier olandese Mark Rutte si era dimesso, chiedendo scusa per un errore compiuto dalla burocrazia che aveva obbligato 20 mila famiglie a restituire i bonus per i figli, ottenuti in maniera fraudolenta. In realtà, l’amministrazione statale si era sbagliata e aveva subito dovuto rimborsare il denaro tolto ingiustamente.

Sono state azioni encomiabili compiute da personaggi che hanno manifestato il senso dello Stato e un grande rispetto per i cittadini. Ve la immaginate in Italia una cosa del genere? Non credo sia mai accaduto nella storia del mondo politico italiano. Le eccezioni provengono da due appartenenti alle forze dell’ordine: Franco Gabrielli, capo della Polizia sino a pochi giorni fa, aveva chiesto scusa per i fatti di Genova del 2001 pur non essendone implicato; un generale dei Carabinieri si era comportato allo stesso modo per la morte del giovane Cucchi in seguito alle percosse subite da alcuni militi dell’Arma.

La classe politica invece non solo non ha preso coscienza degli errori commessi di recente, provocando soltanto caos, ma ha evitato di assumere responsabilità e di rinnovarsi facendo autocritica. E questo vale anche per i poteri minori, quelli delle Regioni, dove l’incompetenza e la malafede hanno preso il sopravvento.

L’esempio più lampante è quello della Lombardia, considerata da sempre la  locomotiva dell’economia e dell’efficienza, il cui presidente Fontana oltre a essere indagato dalla magistratura, continua a guidare una Amministrazione che, nella sanità, ha commesso errori gravissimi. Eppure rimane al suo posto continuando a scaricare le colpe sullo Stato e sui media che si sarebbero accaniti contro di lui e la sua regione.  

Per l’inefficienza segue la Toscana, la cosiddetta Regione rossa che ha conservato quel colore soltanto per le misure anti-Covid, perdendolo per l’immagine politica di una volta. Alle elezioni regionali il 40% degli elettori ha votato per la candidata della Lega, il 31 per il Pd, il resto per i 5stelle e i partiti minori. I renziani, coperti dalla bandiera del Pd, continuano a conservare il loro potere. Nei dati sulle vaccinazioni agli ultra ottantenni la Regione si trova al penultimo posto nella classifica nazionale. È stata data la precedenza ad altre categorie meno esposte come impiegati amministrativi, avvocati eccetera. Giovedì i contagi erano 1.631, più della media riscontrata l’anno scorso. Paesini rimasti allora quasi indenni dalla pandemia, oggi sono pieni di positivi. E gli ospedali minori non sono in grado di affrontare l’ondata dell’infezione. Quello di Piombino non ha un reparto Covid e quello di Cecina, pur attrezzato, non è in grado di soddisfare tutte le richieste di ricovero. I malati vengono trasferiti a Livorno, in Versilia o più lontano. Questo è il frutto della precedente amministrazione della Sanità che, tra l’altro, voleva chiudere i due ospedali per concentrare tutto sul capoluogo. Sulle vaccinazioni i giornali locali hanno sorvolato per lungo tempo fino a quando un quotidiano nazionale non ha messo il dito nella piaga. Allora finalmente si sono svegliati. Il presidente Giani in un’intervista sulla cattiva gestione del Covid ha scaricato le colpe sul Governo e la ridotta distribuzione dei vaccini. Il solito scaricabarile di marca lombarda. Ma la Toscana non è di sinistra?

L’ultima chicca è la Sicilia dove l’assessore alla Sanità e alti dirigenti del settore sono stati indagati per aver diffuso dati falsi sulle vittime della pandemia per evitare la zona rossa. Ma non è una novità: l’isola, che da 75 anni gode di una autonomia privilegiata, è rimasta sempre uguale.

Intanto il Governo ha decretato i provvedimenti anti-Covid in vigore dal 7 al 30 di aprile. Ci sarà una chiusura quasi totale con alcune eccezioni. Una di queste, da definire un inutile paradosso, comprende la possibilità degli Italiani di recarsi in vacanza all’estero e al rientro di sottoporsi a una quarantena di appena 5 giorni rispetto a quella di 10 prescritta normalmente dalla Sanità. Un bello schiaffo a  quelle famiglie chiuse nei piccoli condomini delle periferie.

Gran parte della popolazione non accetta più le misure restrittive non perché vuole andarsi a divertire, ma perché non riesce a sopravvivere alle privazioni, alle chiusure delle attività, alla disoccupazione. Le manifestazioni di protesta si svolgono molto civilmente in tutto il Paese e vengono ignorate dalla stampa e dai sindacati. Sono ufficialmente 5 milioni i poveri costretti a mendicare i pasti presso le istituzioni umanitarie e il 30% delle famiglie non è in grado di pagare gli affitti. Con l’ultimo decreto il Governo ha stanziato 11 miliardi a fondo perduto per i sostegni, prima chiamati ricoveri. Ma non saranno sufficienti e chissà quando verranno elargiti, poiché prima di raggiungere gli interessati, dovranno superare un ‘labirinto di norme’, come lo definisce Sabino Cassese.

Il Governo attuale e il precedente, capaci di emanare decreti, non hanno mostrato la capacità di arrivare direttamente ai cittadini per risolvere i loro problemi di sopravvivenza, senza costringerli alle corse a ostacoli tra uno sportello e un altro dei vari uffici, di perdersi tra centinaia di scartoffie e tra le reti telematiche inefficienti.  

La soluzione potrebbe essere quella di riaprire tutto, come predica a giorni alterni Matteo Salvini con l’intento di raccogliere qualche voto in più e scaricare tutte le responsabilità sul ministro Speranza. Ma “al virus non interessano i problemi della gente; non è il momento di mettersi a fare il tiro alla fune per le riaperture”, è la risposta che dà agli aperturisti il professor Massimo Galli, infettivologo presso l’ospedale Sacco di Milano e docente universitario. I numeri della pandemia continuano a essere allarmanti: giovedì 501 morti e oltre 24 mila i contagi. Anche all’estero la situazione è grave: in Francia il Presidente Macron ha disposto il lockdown totale.

L’alternativa alla chiusura è la vaccinazione diffusa che, nonostante gli annunci incoraggianti dei responsabili della nostra Sanità e del generale Figliuolo, va a rilento. Paghiamo l’impreparazione e le incertezze del Governo precedente che avrebbe dovuto prevedere la gravità della pandemia e programmare meglio le misure adeguate. Su quello attuale si resta in attesa che le parole si trasformino in fatti concreti.

Sabato, 3 aprile 2021 – N° 10/2021

In copertina: immagine dal web.

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