martedì, Luglio 23, 2024

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L’Europa coinvolta nei crimini di guerra in Yemen

Stop ad export di armi e fine dell’impunità

Redazione di TheBlackCoffee

Una dichiarazione congiunta di 32 organizzazioni della società civile, è stata divulgata a otto anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Yemen.

Otto anni fa, il 26 marzo 2015, la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita ha lanciato la campagna aerea “Decisive Storm” intensificando il conflitto in Yemen e, con esso, le sofferenze della
popolazione civile. In occasione dell’imminente anniversario dell’inizio della campagna di
bombardamenti, i firmatari di questa dichiarazione rinnovano l’appello a ritenere gli attori statali e
le aziende militari europee responsabili del proprio coinvolgimento in possibili crimini di guerra e
crimini contro l’umanità. Le nostre organizzazioni chiedono che:

  • Le indagini sulla responsabilità penale delle autorità europee e delle aziende produttrici di armi siano condotte sia a livello nazionale che a livello internazionale, dalla Corte penale internazionale (CPI).
  • Le esportazioni di armi e il sostegno militare all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, che continuano tuttora, vengano immediatamente interrotti.
  • Le procedure di autorizzazione e le licenze di esportazione siano riviste anch eretroattivamente, poiché non si deve permettere che le licenze di esportazione funzionino come autorizzazioni per continuare impunemente violazioni dei diritti umani.

La comunità internazionale deve infine intervenire con decisione per prevenire ulteriori violazioni e perseguire gli attori che hanno commesso o contribuito a potenziali crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Per quanto riguarda tutte le parti in conflitto accusate di violazioni dei diritti umani le Nazioni Unite devono istituire un meccanismo internazionale di responsabilità penale il cui mandato includa l’investigazione delle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e la presentazione di rapporti pubblici sulla situazione dei diritti umani in Yemen, nonché la raccolta, la conservazione e l’analisi delle prove e la creazione di fascicoli per una futura possibile azione penale.

Poiché i negoziati per la continuazione del cessate il fuoco, durato quasi un anno, sono falliti
nell’ottobre del 2022, la spirale di violenza potrebbe intensificarsi di nuovo in qualsiasi momento,
peggiorando ulteriormente la situazione già disastrosa per i civili.
Ad oggi, il conflitto ha già provocato oltre 300.000 vittime e più di quattro milioni di sfollati. Più di
23 milioni di yemeniti dipendono dagli aiuti umanitari, ma l’accesso a questi aiuti, così come all’acqua, al cibo e alle forniture mediche, è stato ostacolato dai danni alle infrastrutture civili causati dal conflitto e dalle azioni deliberate delle parti in conflitto. Il blocco aereo e marittimo dello Yemen da parte dell’Arabia Saudita ha avuto gravi ripercussioni sui diritti umani della popolazione civile, mentre il bombardamento delle infrastrutture civili da parte della coalizione militare a guida saudita è una chiara violazione del diritto internazionale.

Già nel 2019, l’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), Mwatana for Human
Rights, Amnesty International, la Campaign Against Arms Trade, il Centre Delàs
e la Rete Pace
Disarmo hanno presentato insieme una comunicazione alla Corte penale internazionale,
ricostruendo in modo preciso e dettagliato 26 attacchi aerei sauditi contro civili – in evidente violazione del diritto internazionale – in cui sono stati impiegati armamenti europei. Inoltre, sono state presentate denunce penali anche a livello nazionale. Nonostante le violazioni ben documentate e le prove evidenti del coinvolgimento dell’Europa in possibili crimini di guerra e contro l’umanità in Yemen, l’impunità continua ancora oggi.

La risposta alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina dimostra che la comunità
internazionale è in grado di indagare su potenziali crimini internazionali. Anche il popolo yemenita
merita lo stesso grado di impegno internazionale negli sforzi per perseguire i responsabili dei gravi
crimini e delle violazioni dei diritti umani che sono stati e sono tuttora commessi nei suoi confronti.

Organizzazioni firmatarie della dichiarazione congiunta

  1. Mwatana for Human Rights (Yemen)
  2. Campaign Against Arms Trade – CAAT (United Kingdom)
  3. Amnesty International Secretariat
  4. Amnesty International France
  5. Centre Delàs (Spain)
  6. European Center for Constitutional and Human Rights – ECCHR (Germany)
  7. Rete Italiana Pace e Disarmo (Italy)
  8. International Service for Human Rights (Switzerland)
  9. Control Arms
  10. Global Centre for the Responsibility to Protect
  11. World Organisation Against Torture
  12. Vredesactie (Belgium)
  13. PAX (Netherlands)
  14. Yemen Relief and Reconstruction Foundation
  15. Stop Fuelling War, Cessez d’alimenter la Guerre (France)
  16. FIDH (International Federation for Human Rights)
  17. Stop Wapenhandel (Netherlands)
  18. MENA Rights Group (Switzerland)
  19. Shadow World Investigations
  20. International Center for Transitional Justice (ICTJ)
  21. Swedish Peace and Arbitration Society (Sweden)
  22. Aktion Aufschrei – Stoppt den Waffenhandel! (Germany)
  23. Sherpa (France)
  24. Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Italy)
  25. Pax Christi Germany
  26. Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS)
  27. Ceasefire Centre for Civilian Rights (UK)
  28. Arms Information Centre (Germany)
  29. Amnesty International Italy
  30. ACAT-France
  31. Internationaler Versöhnungsbund, österreichischer Zweig (Austria)
  32. Pax Christi Österreich (Austria)

COMUNICATO di Rete Italiana Pace e Disarmo

Sabato, 1 aprile 2023 – n°13/2023

In copertina: la parte antica di Sana’a prima della guerra – Foto: Ai@ce – CC BY 2.0

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