lunedì, Luglio 22, 2024

Arte, Cultura

L’Asse del tempo

Tessuti per l’abbigliamento in seta di Suzhou

di Laura Sestini

Allestita al Museo di Palazzo Mocenigo, con la mostra “L’Asse del tempo. Tessuti per l’abbigliamento in seta di Suzhou”, a Venezia si sono aperte ufficialmente le celebrazioni per i 700 anni della morte di Marco Polo.

L’esposizione di abiti tradizionali cinesi in seta, esempi di raffinatezza nella manifattura e confezionati con pregiate sete con trame a motivi ripresi dalla natura, volatili, farfalle, fiori, pesci, fa parte di un più ampio progetto che ricorda e rinnova il legame storico tra le due città d’Acqua, Venezia e Suzhou – ufficialmente gemellate dal 1980 – che sorgono alle estremità della Via della Seta.

Creazioni originali, tessuti pregiati e fedeli repliche di antichi abiti provenienti dal Museo della Seta di Suzhou, centro di primaria importanza per la ricerca, la tutela, la conservazione e la protezione della millenaria tecnica di tessitura che rese celebre la seta della regione dello Jiangnan, come il broccato della dinastia Song, il lampasso, il Kesi, tappezzerie in seta, o il tipico ricamo di Suzhou conosciuto come pattern velvet, in mostra con preziosi esemplari, ancor oggi sono esempi del patrimonio culturale immateriale della Cina.

Foto: Courtesy Fondazione Musei Civici di Venezia

Per entrambe le città, Venezia e Suzhou, è forte il legame con la figura di Marco Polo che, durante il suo lungo viaggio in Oriente come incaricato del Kublai Khan, restò ammaliato da Suzhou e dalle sue sete.

Palazzo Mocenigo é sede del Museo e del Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo, un edificio di cinque piani già esistente nel XVI secolo. L’aspetto che conserva attualmente risale probabilmente all’inizio del XVII secolo, ma non si ha alcuna notizia circa i tempi di esecuzione e non se ne conosce l’architetto

Abitato dai Mocenigo fino a tempi recenti, il palazzo conserva al piano nobile affreschi e arredi di gusto rococò o neoclassico risalenti maggiormente alla seconda metà del Settecento. Di particolare rilievo gli affreschi dei soffitti realizzati nel 1787 per le nozze del nipote di Alvise IV con Laura Corner, come quelli di Jacopo Guarana (Verona, 1720 – Venezia, 1808), Giambattista Canal (Venezia, 1745 – 1825) e Giovanni Scajaro. Notevoli anche le porte in radica e le cornici in legno intagliato e dorato. Il Palazzo – Museo Mocenigo è rimasto con l’arredo che possedeva la famiglia, dove risiede anche un importante archivio documentario. Tra i membri della famiglia Mocenigo, infatti, numerosi furono procuratori, ambasciatori, capitani, ecclesiastici e uomini di lettere. Il ramo principale della famiglia abitava i palazzi di San Samuele, e agli inizi del Seicento il ramo discendente da Nicolò Mocenigo, fratello del Doge Alvise I, si stabilì nel Palazzo di San Stae.. dove oggi risiede il Museo.

Nel 1945 il Palazzo Mocenigo, con l’archivio e parte degli arredi, fu donato per disposizione testamentaria al Comune di Venezia da Alvise Nicolò, ultimo discendente della nobile famiglia veneziana, affinché venisse utilizzato “per Galleria d’Arte, a completamento del Museo Correr“.

Sulla figura di Marco Polo (Venezia 1254 -1324), considerato il più importante viaggiatore del Medioevo, le informazioni che sono reperibili oggi dipendono da due tipi di fonti scritte: i documenti d’archivio che si riferiscono alla storia veneziana della sua famiglia – per lo più relativi a fatti privati posteriori al 1294 – e i riferimenti ai fatti avvenuti durante i viaggi in Asia raccolti nel Devisement du monde, o Il Milione, l’opera a cui il viaggiatore veneziano affidò, con la collaborazione di Rustichello da Pisa, quanto aveva imparato sul mondo asiatico.

Oltre ciò, troviamo su Marco Polo leggende di tradizione orale, che non sono accertate come fatti realmente accaduti, ma che attraggono molto il pubblico verso questa affascinante figura. 
Marco apparteneva a una famiglia di mercanti che operavano in Levante, tra la Grecia e il mar Nero.

Da Soudak, sul mar Nero, importante emporio di commerci fra Asia e Europa, si mossero nel 1260-1261 il padre Niccolò e lo zio Matteo, ma i conflitti fra Orda d’Oro e Ilkhanato – i due potentati mongoli dell’Asia occidentale – li costrinsero verso Est fino a Bukhara in Uzbekistan. Lì, dopo tre anni di permanenza, si unirono a un’ambasceria persiana diretta in Cina, lungo le piste carovaniere della “Via della Seta”, e raggiunsero la corte del signore della Cina, l’imperatore mongolo Khublai.

Accolti con molte attenzioni, e divenuti interlocutori dell’imperatore su quanti riguardava l’assetto degli Stati dell’Occidente – così racconta il Milione – Niccolò e Matteo divennero suoi ambasciatori presso il Papa. Al ritorno in Europa, nel 1269, la loro missione trovò un impedimento nel vuoto del Soglio papale e solo nel settembre 1271 Tedaldo Visconti, legato pontificio in Terrasanta, fu eletto come Gregorio X per sostituire Clemente IV, morto nel 1268.

Nell’attesa dell’elezione, bloccato a Venezia, Nicolò scoprì di essere vedovo – nulla si conosce della moglie – e poté conoscere il figlio Marco, ormai quindicenne, nato durante la sua lunga assenza. Nel 1271 anche il giovane Marco fu parte del secondo viaggio dei Polo, incaricati da papa Gregorio di essere suoi ambasciatori presso il Khan. Dopo aver raggiunto Hormuz, sul golfo Persico), attraversando il Medio Oriente, nella speranza di trovare un imbarco verso la Cina, la carovana dei Polo fu costretta a ripiegare per l’abituale percorso lungo le piste della “Via della Seta”, raggiungendo così la corte cinese nel 1274/1275.

Anche se, a causa della mancanza di documentazione cinese, non è possibile precisare con sicurezza il suo ruolo amministrativo, è opinione che trova concordi gli studiosi che Marco fosse un funzionario imperiale, poiché tra le sue funzioni ci fu sicuramente quella di informatore del Khan, ma non si escludono pure attività di governatorato o amministrazione finanziaria.

Marco Polo in costume tartaro (XVIII secolo)

Il fatto non è inusuale: l’élite imperiale mongola ricorreva volentieri a personale straniero per le sue necessità, ed era assai ‘riluttante’, per così dire, a interrompere il rapporto professionale coi suoi sottoposti. Un caso fortuito permise ai Polo il rientro in patria, all’inizio dei Novanta: fu loro chiesto di scortare in Persia la principessa Cocacin, ‘la dama celeste’, data in moglie all’ilkhan Arghun. Dopo tre anni di viaggio via mare, un viaggio in cui perì la grandissima parte del corteo e degli equipaggi, i Polo sbarcarono a Hormuz, e compiuta la missione, raggiunsero Venezia nel 1295.

Gli anni veneziani di Marco furono anni meno avventurosi, dedicati al matrimonio con Donata Badoer, da cui nacquero tre figlie; una quarta nacque fuori dal matrimonio, al traferimento della famiglia nella grande casa di San Giovanni Grisostomo – una tipica casa-fondaco, nell’area dell’odierno teatro Malibran – alle attività commerciali ed estraneo alla vita politica della Serenissima, alla sistemazione di una seconda edizione del Devisement du monde, in probabilissima collaborazione con i domenicani di Santi Giovanni e Paolo, presso i quali era uno dei laici più influenti.

Restano incerte causa e durata della prigionia a Genova, durante la quale il Devisement stesso fissa la data della sua conclusione al 1298: catturato nella disfatta di Curzola (settembre 1298), oppure – come suggerisce qualche fonte medievale – subito dopo il rientro a Venezia, durante un’operazione commerciale in Levante?

La seconda ipotesi pare più ragionevole in rapporto al tempo necessario ai due, Marco e Rustichello, per redigere l’opera – sulle cui modalità di composizione non c’è nulla di certo. in ogni caso, Marco fu liberato dopo la pace di Milano tra Genova e Venezia (maggio 1299), e da allora non si spostò più dalla sua città, fino alla morte avvenuta negli immediati dintorni della stesura del testamento, rogato il 9 gennaio 1324.

La documentazione archivistica che lo riguarda lo vede coinvolto nelle tipiche beghe patrimoniali che affliggevano le famiglie veneziane, e il loro costume di condividere, su più generazioni, residenza, gestione dell’abitazione, del patrimonio e degli affari.
 

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L’Asse del tempo – Tessuti per l’abbigliamento in seta di Souzhou

Museo di Palazzo Mocenigo
Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo
Santa Croce 1992 – Venezia

fino al 29 febbraio 2024

a cura di
Qian Zhaoyue, Direttore del Museo della Seta di Suzhou,
Liu Xu Dong, Consulente del Museo della Seta di Suzhou
Chiara Squarcina, Responsabile del Museo di Palazzo Mocenigo
Massimo Andreoli, Presidente Wavents srl
Laura Fincato, Cittadina Onoraria di Suzhou

La mostra è promossa dal Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo della Seta di Suzhou, Ufficio Affari Esteri del Governo Popolare Municipale di Suzhou, Ufficio Municipale di Suzhou per la Cultura, la Radio, la Televisione e il Turismo, Radio e Televisione Media Group di Suzhou, Istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Sabato, 27 gennaio 2024 – Anno IV – n°4/2024

In copertina: abiti tradizionali cinesi in seta – Foto: Courtesy Fondazione Musei Civici di Venezia

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