venerdì, Dicembre 09, 2022

Economia, Italia, Politica

La visione lunga che non c’è

La nuova legislatura ci accompagnerà al previsto punto di non ritorno di +1.5°C del clima… e l’orchestra suona sul ponte del Titanic

di Giorgio Scroffernecher

Ecco, in Italia le elezioni ci sono state e ormai abbiamo un Senato e una Camera dei deputati nuovi di zecca. Cose che avremmo avuto naturalmente a marzo 2023 lasciando Mario Draghi a completare i suoi impegni, ma a noi italiani piace sempre far casino.

Ora, a nuovi giochi quasi fatti, tocca sorbirci la Meloni che promette un governo come mai abbiamo avuto e ci tocca anche il Letta che, tristemente, in attesa del prossimo congresso del suo partito, rigira i temi della sua campagna elettorale con note d’urgenza per fare, a cura del nuovo governo, le cose che lui non è riuscito a fare: uno per tutti Ius Scholae.

Durante la campagna elettorale la parola più ripetuta da tutti i contendenti è stata “bollette”. Sì, un trionfo di populismo lessicale come ora nel post elezioni, lo è l’espressione “disaccoppiamento” o “price cap” riferiti ai costi energetici… io che non so nulla dubito che possiamo andare da Putin a dirgli, «Sai cosa c’è, che ora il gas ce lo devi dare al massimo a questo prezzo». Già la vedo l’espressione del Vladimiro.

Ma torniamo al giorno precedente l’avvio della campagna elettorale, quali erano in tutta evidenza le urgenze conclamate e quali i rimedi da porre immediatamente in atto? Prendiamone due fondamentali.

Pandemia: chiarito che Covid 19 è di provenienza zoonotica (trasferimento da animali a uomo) come quasi tutti virus del passato e del futuro (ebola, altre Sars, vaiolo delle scimmie, etc.), bene che la ricerca scientifica sia stata in grado di produrre un vaccino in tempi record, ma sulle cause e quindi sui correttivi necessari (fermare le deforestazioni che avvicinano i selvatici alle comunità umane, eliminare gli allevamenti intensivi vere bombe sempre innescate, cambio radicale delle abitudini alimentari e del rapporto con gli animali) nessuno ha spiaccicato una sola parola. Se ne parlerà alla prossima pandemia.

Guerra/clima/energia: chiaro che il fronte allargato della attuale guerra di Putin con l’occidente è connesso con l’energia di cui la Russia è grande fornitore. Il presente evidenzia la mancanza di visione lunga che tutta la politica ha mancato di dotarsi, non solo per l’inaffidabilità di Putin, ancor più per le urgenze imposte dal riscaldamento climatico.

Roberto Battiston, Ordinario di Fisica Sperimentale Università di Trento, Presidente Agenzia Spaziale Italiana ci spiega che l’energia che possiamo ricavare dal sole è pari a 10.000 volte il fabbisogno umano dell’intero pianeta. In Italia, sottolinea amaro Battiston, ci sono impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili in attesa di autorizzazione per un totale ‘sospeso’ di 1.000 GigaWatt, un’enormità considerato che la produzione attiva in essere, oggi esprime 70/80 GigaWatt.
D’altronde, chiunque ha installato dei pannelli fotovoltaici sulla propria abitazione, sa bene che per autorizzarne l’uso ci sono tempi di attesa di oltre un anno.
In Italia si parla di idrogeno dai primi anni ’90 come soluzione perfetta soprattutto se associata alle grandi produzioni solari che utilizzerebbero l’idrogeno come accumulo energetico realizzato, ovviamente, solo nella fase diurna. Ma anche qui siamo ancora ai blocchi di partenza di trent’anni fa.

Qualcuno ha sentito trattata la questione in campagna elettorale? Si è parlato invece di nucleare di nuova generazione – è così figo e costa un sacco di soldi, piace tanto a Salvini e Calenda – come soluzione definitiva. Ma anche se lo fosse davvero senza gli effetti collaterali e le vulnerabilità che tutti temiamo, il primo prototipo della nuova centrale lo prevedono ottimisticamente tra 10 anni!

Mathias Mancin, 22 anni, portavoce di Fridays For Future fa un ragionamento chiarissimo, anzi due:
«La nuova legislatura coinciderà esattamente con il lasso di tempo che abbiamo a disposizione per raggiungere il punto di non ritorno. Il carbon budget, ossia la quota di emissioni di CO2 che ci separa dall’aumento di +1.5°C, si esaurirà in meno di 7 anni». Il bello è che il giovane attivista offre anche una soluzione che mi pare faccia briscola con il pensiero del fisico Battiston di cui sopra, con un ulteriore valore sociale aggiunto: «Ogni comune potrebbe ospitare almeno una comunità energetica (un gruppo di soggetti che si organizzano per produrre e condividere localmente l’energia prodotta da fonti rinnovabili n.d.r) in grado di produrre mediamente 10 MW, in questo modo si arriverebbe a coprire il 50% del fabbisogno energetico nazionale, abbassando al contempo i prezzi dell’energia e la dipendenza dall’estero».

Spiace constatarlo, ma sembra che il senso di realtà – e di salvezza – stia dove non c’è la politica.
Frank Zappa, considerato uno dei maggiori geni musicali del XX secolo, una volta disse «Le ultime elezioni hanno posto le basi per i prossimi 500 anni di medioevo». Non ricordo a quali elezioni si riferisse a suo tempo, tuttavia, la provocazione va bene anche per le nostre elezioni, non perché le ha vinte la destra, ma per le gambe e le visioni corte della maggior parte dei componenti, vecchi e nuovi, delle due Camere.

Sabato, 15 ottobre 2022 – n°42/2022

In copertina: foto di 0fjd125gk87/Pixabay

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