venerdì, Ottobre 07, 2022

Italia

Il “teatro” del Covid

Tra il dramma e la farsa: a quando l’ultimo atto?

di Ettore Vittorini

Di fronte ai dati sempre più allarmanti sulla diffusione del Covid-19 in Italia, sembra che gran parte della popolazione non si renda conto della gravità della situazione. Come se avesse rimosso l’esistenza di un pericolo costante e dimenticato quanto è accaduto un anno fa quando tutti fummo costretti per quasi due mesi al lock down totale. L’epidemia continua, il numero delle vittime ha superato le centomila e purtroppo continua a salire. Giovedì scorso a Bergamo sono state ricordate con una cerimonia solenne, presente Draghi, le tristi giornate dello scorso anno quando gli autocarri dell’esercito trasportavano le bare per una sepoltura frettolosa priva del rituale che meritavano quei morti. Non si poteva fare altrimenti: tutto era accaduto all’improvviso e il Paese era ancora impreparato a comprendere e affrontare quanto stava accadendo.

E ora si commemorano quei giorni come si faceva dopo la fine delle due grandi guerre del secolo scorso con monumenti e tanti bei discorsi. Oggi invece la guerra contro il Covid non è ancora finita e siamo arrivati a questo punto per l’irresponsabilità di molti cittadini e il pessimo intervento dello Stato, delle sue istituzioni e l’insensato comportamento del mondo politico.

Tutto quanto sta accadendo nella realtà di tutti i giorni si potrebbe paragonare a un grande spettacolo teatrale diviso in due generi: il dramma e la farsa. Gli attori del primo rappresentano tutte le persone più coinvolte dalla pandemia: coloro che hanno perso i loro parenti e gli amici più cari; i cittadini che non hanno più lavoro; i piccoli imprenditori, i commercianti, i negozianti ridotti allo stremo e costretti a licenziare i dipendenti i quali, a loro volta, sono ridotti spesso a ricorrere alle associazioni caritatevoli.

Poi c’è la farsa rappresentata da tante categorie sociali appartenenti ai poteri più alti e ai minori; dal mondo dei media che non riesce a esprimere quel compito imposto dalla deontologia professionale creando confusione e incertezza tra i milioni di fruitori. Siamo in balia delle parole vacue e delle promesse diffuse già all’inizio della pandemia. I cosiddetti ristori sono stati insufficienti e distribuiti in ritardo a causa anche di una burocrazia fatta di impiegati, capi ufficio, direttori generali dalla mentalità borbonica smarritisi nei labirinti delle norme, dei regolamenti e dei commi, senza che i politici intervenissero per alleggerire le pratiche. Il precedente Premier, Giuseppe Conte, affermava che bisognava snellire la burocrazia, ripetendo frasi già ripetute mille volte dai suoi predecessori.

A Bergamo il supervalutato Draghi ha dichiarato che il governo è vicino ai cittadini che soffrono. Ma questa vicinanza non si è ancora manifestata: i ristori vanno a rilento, contrariamente a quanto avviene in Germania e Francia; i pochi vaccini sono distribuiti in modo disordinato. Il nuovo Presidente del Consiglio aveva promesso un’immediata riforma delle tasse basata su una giusta gradualità. Per ora è stata promessa la pace fiscale, due parole che mascherano un nuovo condono fiscale concesso a pioggia, che pone sullo stesso piano coloro che ne hanno veramente bisogno e i soliti furbi che hanno evaso volutamente le tasse. Alla conferenza stampa di venerdì ha parlato di investimenti e ristori seguendo la linea del governo Conte.

Il clou della farsa è stato raggiunto dal caso dell’AstraZeneca, il vaccino bloccato per alcuni giorni dopo la morte di alcuni pazienti cui era stato iniettato. All’inizio c’è stato il silenzio della casa produttrice, del governo, mentre giornali, televisioni ed ‘esperti’ hanno suonato le trombe della disinformazione col risultato di creare incertezza e panico tra la popolazione. Poi finalmente l’Italia ha vietato l’uso di quel vaccino accodandosi al provvedimento preso dalla Francia e dalla Germania. Finalmente lo scorso venerdì, dopo gli accertamenti dell’EMA, l’AstraZeneca è stato ‘assolto’ è può essere riutilizzato. Ma c’è stato il cambiamento del cosiddetto ‘bugiardino’, il foglietto delle istruzioni per l’uso. E adesso l’opinione pubblica è più tranquilla?

Intanto si è aperto un altro sipario sull’aspetto finanziario dei vaccini che sono diventati un grande affare per le industrie farmaceutiche. In ballo la sfida tra i produttori dell’AstraZeneca, prodotto in Gran Bretagna e in Italia a Pomezia, e quelli del Pfizer, prodotto negli Stati Uniti e in Germania. Su quest’ultimo anche l’Italia vuole ottenere una licenza per produrlo in una casa farmaceutica con sede a Frosinone.

Ma a parte il vaccino incriminato e poi assolto, in Italia le vaccinazioni continuano ad andare a rilento. In Lombardia si verificano lunghe code all’aperto di anziani in attesa dell’iniezione liberatoria. Nella cosiddetta ‘Toscana felix’ dove i contagiati hanno superato i 1500 al giorno, i vaccinati sono un decimo di quelli del Lazio. A un settantenne di Casale Marittimo – paese a pochi chilometri da Cecina – che si era prenotato per la vaccinazione, gli sono state indicate due destinazioni a scelta: Pontedera oppure Castel del Piano in provincia di Grosseto, sotto le pendici del Monte Amiata. Gli ultra ottantenni invece sono affidati ai medici di famiglia che ricevono poche dosi alla settimana.

Il generale Figliuolo nuovo capo del Comitato Tecnico Scientifico al posto di Arcuri, apparso sere fa al programma televisivo di Fazio, ha voluto rassicurare gli italiani descrivendo una futura e migliore organizzazione dei vaccini. Ha parlato molto ma di concreto ha detto poco. E c’è già crisi nel CTS ma non per colpa del generale: uno dei nuovi tecnici scelti dal governo, l’ingegnere Giovanni Gerli (proposto dalla Lega) si è dimesso dopo che qualcuno all’interno della coalizione aveva segnalato che in passato aveva fatto previsioni sul Covid completamente sbagliate.

Lo spettacolo dunque continua e gli spettatori non ne possono più.

Sabato, 20 marzo 2021 – N° 8/2021

In copertina: Foto di Tibor Janosi Mozes da Pixabay.

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