sabato, Ottobre 01, 2022

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Il ritorno politico di Seif al-Islam Gheddafi

Il figlio dell’ex presidente libico ricompare in pubblico dopo dieci anni

di Laura Sestini

Per 10 lunghi anni di Seif al-Islam Gheddafi, secondogenito dell’ex presidente libico Muhammar Gheddafi – se si esclude il processo che lo condanna a morte per le violenze al popolo libico e crimini di guerra, che lo vide protagonista nel 2015, svoltosi in contumacia nel Tribunale di Tripoli – non si sono avute notizie.

Pochi mesi dopo lo scoppio delle manifestazioni popolari libiche, nel 2011, Seif fu catturato da un gruppo di ribelli che combattevano il regime dittatoriale del padre – di cui lui stesso appoggiava le azioni violente contro i manifestanti. Questi lo condussero a Zintan, sulle montagne del Nefusa – a quasi 200 chilometri a Sud-ovest di Tripoli, dove è rimasto tutto questo tempo.

Differentemente dal Presidente Gheddafi, che fu catturato e torturato, quindi ucciso, con la complicità delle forze Nato ( https://www.theblackcoffee.eu/cronache-libiche-durera-la-tregua/ ) – che nel frattempo bombardavano il Paese – il gruppo ribelle che aveva preso Seif in ostaggio non usò violenza contro di lui; finché nei lunghi anni di guerra civile – e di riflessioni sulla geopolitica mondiale – che sono intercorsi nel paese libico, da allora fino a qualche mese fa, i medesimi ex-ribelli, di etnia berbera, si sono trasformati nei suoi maggiori sostenitori politici.

A luglio 2021 il New York Times pubblica la prima intervista a Seif Gheddafi dopo dieci anni di silenzio assoluto – fatto che faceva presupporre anche la sua morte. Alla domanda se fosse tornato un uomo libero, Seif risponde positivamente: il Tribunale di Tripoli aveva già rovesciato la sentenza a suo carico nel 2017 – anche se si attende l’esito di un recente ricorso – mentre i suoi rapitori hanno maturato idee differenti sulla rivoluzione libica, e ciò che ne è seguito dal 2011 ad oggi, dichiarandolo un uomo libero.

E come uomo libero, Seif Gheddafi, si appresta a sondare il terreno per rimettersi al centro della politica libica e candidarsi alle prossime elezioni nazionali del 24 dicembre 2021. Attualmente la Libia ha un governo di transizione e di unità nazionale (GNU) – voluto dall’Onu – guidato dal Primo Ministro Abdul Hamid Mohammed Dbeibah e benché la situazione apparentemente sia non belligerante, le differenti fazioni di mercenari a seguito delle nazioni straniere, prevalentemente Russia e Turchia, e delle correnti politiche interne, si stanno contendendo fette di territorio e potere, in vista della prossima tornata elettorale presidenziale (https://www.theblackcoffee.eu/libia-oggi/ ).

A seguito delle dichiarazioni politiche rilasciate al NYT, alcuni Paesi si sono subito dichiarati suoi sostenitori: l’Egitto di al-Sisi ha già fatto il proprio annuncio attraverso i media ufficiali, difendendo le sue tesi politiche, che rammentano gli eventi dal 2011 ai giorni nostri. In aggiunta un noto giornalista della Tv pubblica egiziana ha già accusato i servizi segreti stranieri di distorcere la figura di Seif al-Gheddafi al fine di impedirgli di partecipare alle elezioni. E purtroppo la tesi è palesemente credibile, anche perché se Gheddafi Jr. riuscisse a salire al potere, le forze Nato – Usa e Francia in testa – annegherebbero nelle proprie lacrime, oltre alla figura meschina davanti al resto del mondo – considerando quanto hanno combattuto il rais Muhammar Gheddafi; assassini materiali dell’ex-presidente libico, tanto quanto di Saddam Hussein, e tappandosi occhi, orecchie e bocca – in attesa degli eventi – sulla questione Afghanistan.

L’uomo ha dichiarato al quotidiano newyorkese che tutti coloro che hanno pseudo-governato la Libia dal 2011 hanno violentato il paese, adesso in ginocchio. Naturalmente, nelle sue affermazioni sono incluse tutte le violenze Nato e le imposizioni ONU. “Non ci sono soldi e nessuna sicurezza. Non c’è più vita qui. Vai alla stazione di servizio e non trovi il gasolio. Esportiamo petrolio e gas in Italia – stiamo illuminando metà Italia – e qui abbiamo blackout ed energia a singhiozzo. Mentre in molti sono divenuti ricchissimi per ciò che hanno rubato al popolo libico. È più di un fallimento. È un vero fiasco”.

Gheddafi Jr. ha anche ha ammesso che ci sono stati errori prima del 2011 – durante il governo di suo padre – e lui ha intenzione di candidarsi proprio per salvare il suo Paese ed accogliere la volontà popolare – sollecitando i cittadini libici a partecipare in massa al voto. Una nuova unità nazionale sotto la guida di Seif Gheddafi è ritenuta credibile da più fonti – senz’altro una differente possibilità rispetto agli attori politici attuali – anche perché sostenuto da differenti clan e tribù.

Mentre potrebbero esserci dei cavilli legali che intralciano il nuovo percorso politico di Seif al-Islam Gheddafi, la Corte Penale Internazionale, in appello a settembre 2020, ha accolto ed ascoltato il suo caso per crimini contro l’umanità; ma in Libia – eventuali condanne – c’è chi non le ritiene vincolanti, mentre molti cittadini sono già in attesa della sua candidatura e suoi sostenitori sono scesi per le strade per rivendicare il diritto di poterlo eleggere.

Sabato, 21 agosto 2021 – n°30/2021

In copertina: Seif al-Islam Gheddafi – immagine di repertorio/fermo immagine

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