mercoledì, Agosto 17, 2022

Cultura, Teatro & Spettacolo

Il cacciatore di nazisti

Ricordiamo perché la storia non si ripeta

di Katya Libyahovska

Decine di scatole, ciascuna con una piccola foto di un volto sconosciuto sul lato, suggeriscono che la scatola contenga informazioni sulla persona fotografata. Al centro una scrivania con quattro cassetti che, come verremo a sapere più tardi, contengono libri e documenti preziosi. Di lato un tavolo con sopra due volumi di cui non vediamo il titolo e forse proprio per questo focalizzano la nostra attenzione, invitandoci a sfogliarli per scoprire i loro segreti. Dietro, su quello che funge da muro, come se fosse una collezione, troviamo attaccate delle foto rettangolari di occhi umani. Appesa in un angolo vediamo una divisa imponente, che ancora oggi incute paura, è la divisa dei militari nazisti che durante la Seconda guerra mondiale facevano parte delle SS, quelle che erano chiamate “squadre di salvaguardia”. Ci troviamo di fronte a quello che sembra un ufficio, un archivio e un museo allo stesso tempo. La scenografia è perfezionata al minimo dettaglio e rende perfettamente l’idea di ciò che stiamo per vedere.

Qualche minuto dopo, con quel passo privo di fretta che appartiene a chi sente giunto il momento di ritirarsi, sale sul palco un uomo avanti con l’età, capelli bianchi, occhi pieni di dolore, ma nei quali traspare determinazione e una forza inspiegabile. Si accomoda, avvicinando una sedia verso il pubblico. Molto presto impareremo a conoscere il perché della sua espressione decisa, con tracce di rabbia, tristezza e talvolta soddisfazione.

Si apre così l’ultima serata del Campania Teatro Festival, edizione 2022, con un debutto assoluto per “Il cacciatore di nazisti”, un’indagine storica che prende vita sul palco, grazie all’impeccabile interpretazione di Remo Girone che “indossa” le vesti di Simon Wiesenthal, un ingegnere ebreo sopravvissuto a cinque campi di concentramento che dedicherà il resto della sua vita ad una causa – rendere giustizia alle vittime dell’Olocausto, dando la caccia ai criminali di guerra nazisti. Lo spettacolo a regia di Giorgio Gallione è basato sui libri di Wiesenthal ed è un tentativo di preservare il ricordo di uno dei periodi più tragici nella storia umana, perché esso non si possa ripetere.

In quello che sarebbe l’ultimo giorno di lavoro di Wiesenthal, al pubblico vengono raccontati in prima persona storie ed episodi del lavoro al Centro di documentazione ebraica, fondato da lui stesso. Un lavoro di 58 anni che comprende investigazioni, spionaggio e inseguimenti, intrecciandosi con le vite di più di 11 milioni di morti.

Il pubblico è distribuito in uno spazio semi chiuso, creando una sensazione di intimità, di complicità. L’attore è solo sul palco, circondato unicamente dai diversi oggetti che contengono prove dell’attendibilità delle storie raccontate. In questo contesto lo spettatore assume un ruolo fondamentale – spetta a lui il compito di non dimenticare le vittime di quello che è stato un vero e proprio genocidio.

La storia raccontata a voce è quella che rimane viva a lungo. Sperimentata prima da chi la espone, essa riprende vita quando agli ascoltatori vengono trasmesse le emozioni del narratore. Così, seduto davanti al suo pubblico, con la convinzione caratteristica della religione ebraica che non si è morti finché ricordati, Wiesenthal diventa il portavoce di migliaia di persone che non sono più tra i vivi, interrogandosi allo stesso tempo sulla genesi del male e della disumanità. Nel suo cercare la giustizia e non la vendetta “Il James Bond ebreo”, come viene ironicamente chiamato, ha consegnato agli organi responsabili più di 1000 criminali nazisti, tra cui l’uomo che ha arrestato Anna Frank, comandanti e sottoufficiali dei campi.

Ma è una lettera, custodita con tanto amore tra le pagine di un vecchio libro, che diventa uno degli elementi più significativi, simbolico per il lavoro di Wiesenthal. E la lettera della piccola Sara, una delle tante vittime dell’Olocausto, che lascia un semplice, ma immensamente significativo messaggio ai sopravvissuti, nonché alle prossime generazioni. Una frase che ha dato senso a tutto il lavoro di Wiesenthal e che l’attore ci rivolgerà alla fine dello spettacolo: “Non dimenticate mai, mi fido di voi!”

Remo Girone in una scena dello spettacolo
Foto: Salvatore Pastore (tutti i diritti riservati)

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è uno spettacolo statico, anzi, nei brevissimi momenti di rabbia, nell’emozione davanti ad ogni ricordo atroce, quando Wiesenthal/Girone ci mostra il suo numero di prigioniero tatuato sulla mano, nel dovere che sente di convincerci che sia fondamentale ricordare questi episodi disumani, l’attore trema, cambia il tono di voce, gira da un angolo all’altro come in un vano tentativo di calmarsi per poi svuotare davanti a tutti con rabbia e dolore dei sacchi colmi di oggetti personali appartenenti alle vittime. Sul palco vengono sparpagliare scarpe appartenute ai bambini morti, le fedi di migliaia di coppie, ci vengono mostrati gli abiti dei prigionieri. L’attore riesce a trasmettere al pubblico rabbia, brividi, tristezza e desiderio di giustizia. Grazie anche al ruolo della musica che nei momenti chiave aumenta la sensibilità dello spettatore, le emozioni di Wiesenthal diventano emozioni condivise.

Uno spettacolo commovente, storia davanti la quale è impossibile rimanere indifferenti e che lascia il suo segno nel cuore anche dei più giovani che si sentono molto lontani da quei tempi bui. Recitazione convincente al punto di farci credere che lo stesso attore abbia vissuto quella che è la vita di un prigioniero sopravvissuto ai campi di concentramento.

Interpretazione molto apprezzata dal pubblico, come si è compreso dalla lunga standing ovation alla fine. La rappresentazione è riuscita a toccare e conquistare tutti con la sua genuinità, al pubblico rimane una storia che, come desiderava lo stesso Wiesenthal, non dimenticherà mai.

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Link alla versione in lingua bulgara: https://cafearte.bg/il-cacciatore-di-nazisti/

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Lo spettacolo è andato in scena il 12 luglio 2022 alle ore 21.00 al Giardino Paesaggistico di Porta Miano a Capodimonte – Napoli – nell’ambito del Campania Teatro Festival 2022

Il cacciatore di nazisti

Basato sugli scritti di Simon Wiesenthal
Testo e regia Giorgio Gallione
con Remo Girone
Scene e costumi Guido Fiorato
Luci Aldo Mantovani 
Progetto artistico Giorgio Gallone, Gianluca Ramazzotti 
Produzione Ginevra Media Production, Teatro Nazionale di Genova

Sabato, 16 luglio 2022 – n° 29/2022

In copertina: Remo Girone in una scena dello spettacolo – Foto: Salvatore Pastore (tutti i diritti riservati)

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