giovedì, Settembre 29, 2022

Ambiente, Salute, Società

Il brutto volto dell’Italia dove l’inquinamento uccide

Le discariche coprono tutto il Paese

di Elio Sgandurra

Se i risultati del G20 di Roma, col seguito di Glasgow, daranno buoni frutti sul clima, saranno le prossime generazioni a valutarli. Per ora la giovanissima Greta Thurnberg e le migliaia di suoi coetanei che la accompagnano, continuano a rimanere scettici. I grandi della Terra hanno fatto tante promesse per il futuro, si sono scambiati abbracci, sorrisi e infiniti complimenti. Il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha ottenuto grande successo gestendo la fase romana del vertice, conclusasi con l’ovvio e un po’ ridicolo lancio della moneta nella fontana di Trevi.

Pensando al futuro del mondo, qualcosa non torna: oltre al clima il vertice non si è occupato molto del risanamento dell’ambiente e del territorio che dovrebbero dipendere dall’iniziativa dei singoli Paesi. Prendiamo l’Italia il cui territorio da decenni viene cementificato, inquinato da prodotti chimici, la popolazione sottoposta ad avvelenamenti dell’aria che respira, dell’acqua, dei prodotti della terra, tutto frutto di una industrializzazione scriteriata, di enormi discariche abusive che arricchiscono le mafie e certi controllori che guardano da un’altra parte.

E’ stato fatto poco per effettuare un efficace risanamento se non qualche volta attuato grazie soprattutto agli interventi della magistratura, che poi nei processi deve combattere contro i rinvii, lo scarica barile degli accusati, l’inerzia dello Stato.

La Terra dei fuochi, una grande area tra le province di Napoli e Caserta, rappresenta il simbolo dell’inquinamento del nostro Paese. Gli antichi romani la chiamavano Campania felix e più tardi fu denominata Terra del lavoro, termini che indicavano la fertilità del territorio e la produttività di chi lo abitava.

Questa grande area di 57 mila ettari – su un totale di 101 mila – comprende 57 Comuni. Secondo uno studio del Ministero dell’Agricoltura soltanto 1146 ettari sono talmente contaminati da vietarne totalmente l’uso agricolo. Ma è un calcolo insufficiente perché il ministero ha preso in esame soltanto i terreni coltivabili e non quelli industriali, minerari, non le discariche delle aree urbane che sono oggetto di smaltimento illegale di rifiuti. Non ha tenuto conto dell’inquinamento dell’aria e delle acque.
L’elenco delle zone inquinate del “Bel Paese” si estende dalle Alpi alla Sicilia. E proprio nell’isola, la magistratura ha da poco concluso un’inchiesta sul polo petrolchimico di Priolo-Augusta, in provincia di Siracusa, intimando alle società che lo gestiscono di provvedere al risanamento della zona. Ma già a Priolo l’ENI era stata condannata a risarcire 11 milioni di Euro alle famiglie di 101 bambini nati deformi.

Passiamo a Taranto e all’ex Italsider, costruita negli anni ’60 del 1900 divenuta un enorme polo industriale strategico per l’economia italiana. L’inquinamento dalla diossina ha provocato la morte di tante persone tra gli operai e i residenti delle abitazioni costruite nei pressi della zona industriale. Ma solo da pochi anni si discute sui pericoli ambientali prodotti da quel colosso industriale. Le varie inchieste hanno rilevato la cronica inadeguatezza dei controlli ad opera dell’Italsider e delle altre Società che le sono succedute, oltre all’inefficienza degli Enti pubblici che avrebbero dovuto monitorare tutta la zona.

L’associazione di volontariato Peacelink, tempo fa ha esaminato alcune forme di formaggio prodotto da pastori le cui pecore pascolavano nei pressi dell’acciaieria: la diossina contenuta era di tre volte superiore ai limiti massimi accettabili.

Risalendo la Penisola ci scontriamo con i ben noti inquinamenti di Porto Marghera, del polo chimico dei laghi di Mantova, della Eternit di Casale Monferrato il cui proprietario – uno svizzero – condannato a molti anni di detenzione, se ne vive tranquillo nel suo Paese.

E’ questo il lato peggiore dell’Italia al quale si devono aggiungere i prodotti della vita quotidiana delle città: l’immondizia non raccolta – come a Roma – l’aria irrespirabile, l’inquinamento acustico ed altro. Si parla poco di Milano, se non dello sviluppo della città con i grattacieli tanto magnificati da un’opinione pubblica provinciale. Di questa metropoli si ignorano il caos urbano, le pericolose particelle sottili che si respirano, i rumori, le periferie abbandonate. Sembra una barzelletta, ma il Corriere della Sera in una intervista al sindaco di Londra Sadiq Khan, ci ha infilato anche generici elogi a Milano, città che ha ottenuto un premio per l’ambiente istituito dal principe William. C’è da chiedersi se il membro della Casa reale britannica abbia mai visitato il capoluogo lombardo.

Non è la sola città italiana a soffrire per l’inquinamento, ma ce ne sono altre decine. Per esempio a Firenze – incapace di essere pulita – quando la domenica il Comune applica il blocco del traffico locale, sembra non rendersi conto che l’inquinamento proviene dalle autostrade sempre piene di traffico che la costeggiano.
Quindi, ben vengano i G20, ma quanti altri vertici sarebbero necessari per ripulire l’Italia?

Sabato, 6 novembre 2021 – n° 41/2021

In copertina: mucchi di rifiuti speciali a cielo aperto – Foto Aniello Fusco/Peacelink

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