domenica, Maggio 22, 2022

Notizie dal mondo

I venti di guerra che vengono da Est con le navi russe nel Mediterraneo

Una tensione che ricorda le guerre passate

di Ettore Vittorini

Il disastro del Covid e la parentesi movimentata della elezione del nostro Presidente della Repubblica, ci hanno spinti a sorvolare su un problema molto più importante e pericoloso che riguarda il continente Europa. Le armate russe da mesi premono sul confine dell’Ucraina provocando le reazioni dei Paesi della NATO con in testa gli Stati Uniti; le trattative di Ginevra tra i due fronti non hanno ancora dato risultati positivi; infine una flotta della marina militare russa munita anche di mezzi da sbarco ha lasciato il mar Baltico per entrare nel Mediterraneo. A Mosca sostengono che si tratta di un’esercitazione, in realtà le navi sono dirette al Bosforo per entrare nel Mar Nero e avvicinarsi quindi alle coste ucraine. È una manovra che ai tempi della Guerra fredda l‘URSS non avrebbe mai osato compiere.

Oggi nell’aria dell’Est dominano venti di guerra che ricordano la tensione del 1914 che portò allo scoppio del primo conflitto mondiale. Fu una tragica avventura che colse all’improvviso la popolazione europea. Ancora pochi mesi prima l’Europa era avvolta dall’atmosfera della Belle époque e i suoi abitanti beneficiavano di un esteso senso di ottimismo generale dovuto a quasi 50 anni di pace e ai progressi della scienza e della tecnica, all’estendersi della cultura, alle grandi invenzioni, conquiste che sembravano rendere impossibile lo scoppio di una guerra, che invece avvenne.

Nel 2022 non domina l’atmosfera “felice” di 110 anni prima, anzi viviamo in una crisi mondiale provocata dal Covid che si è sovrapposta ai già esistenti nazionalismi, alle guerre locali, alle dittature, al fanatismo arabo-musulmano, alle migrazioni.

Non esiste dunque una nuova Belle époque del secolo Ventunesimo, ma i venti di guerra appaiono simili a quelli di più di un secolo fa. Un “incidente” potrebbe provocare la nascita di un conflitto, come accadde a Sarajevo quando il 28 giugno del 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo – erede al trono dell’Impero austroungarico – fu assassinato con la moglie dal giovane studente Gavrilo Princip. L’attentato fu la miccia che un mese dopo portò alla guerra.

Il passaggio da quei tempi “felici” all’assurdo scontro tra nazioni, viene raccontato dal grande scrittore austriaco Stefan Zweig (1881-1942) ne “Il mondo di ieri”, la sua autobiografia che abbraccia gli anni della Belle époque, del passaggio alla Prima guerra mondiale per poi percorrere il ventennio che portò alla seconda.

Zweig – appartenente a una ricca famiglia ebraica di Vienna – diventò presto famoso come scrittore e musicologo. Nel corso della sua vita e dei suoi viaggi per l’Europa fu amico di Toscanini, Busoni, Strauss e anche di tanti scrittori, pittori come Dalì e Picasso. Nella sua autobiografia racconta dei giorni che precedettero lo scoppio del primo conflitto. Nell’ estate del 1914 si trovava in vacanza a Ostenda – in Belgio – e il 28 di agosto prese l’ultimo treno diretto a Vienna. Attraversando il confine con la Germania fu impressionato nel vedere colonne di militari tedeschi in assetto di guerra, distese di artiglierie, di accampamenti.

Il 4 agosto la Germania invase il Belgio iniziando così a spargere veleno tra i popoli d’Europa, un’epidemia di guerra che poi si ripeterà vent’anni dopo col Nazismo e in maniera ancor più grave.

Come si era giunti a quei giorni? La tensione covava già da tempo. Nel ’14 quasi tutti gli Stati europei erano composti da monarchie e dagli imperi Britannico, Germanico, Austro-ungarico e Russo. L’Austria, che dopo la dissoluzione dell’Impero ottomano si era proclamata protettrice della Bosnia-Erzegovina per poi annettersela, aveva provocato la reazione della Russia zarista – alleata di Francia e Gran Bretagna – che aveva ammassato truppe ai confini con i territori austriaci e della Germania.

Chi voleva realmente la guerra era l’imperatore tedesco Guglielmo Secondo – definito dai suoi oppositori un paranoico – che vedeva nella Gran Bretagna un nemico da abbattere e per questo aveva ordinato grandi investimenti negli armamenti creando, tra l’altro, una flotta che potesse competere con quella britannica. Fu lui a convincere l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe a mandare l’ultimatum alla Serbia – colpevole secondo Vienna di aver fatto assassinare l’arciduca Ferdinando – e a invaderla senza attendere una risposta.

In Germania, in Austria, in Gran Bretagna, in Francia erano scoppiati di colpo i nazionalismi: a Berlino i manifestanti gridavano “arriveremo a Londra e Parigi”; in queste due città si urlava “a Berlino e Vienna”. La Francia mirava a riprendersi l’Alsazia e la Lorena, perse nel 1870 dopo la sconfitta di Napoleone Terzo a Sedan. La Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania perché aveva garantito la neutralità del Belgio. La Russia intervenne in “aiuto” della Serbia e come alleata degli anglo-francesi.

E pensare che le famiglie imperiali in guerra erano tutte imparentate tra di loro. La Regina Vittoria d’Inghilterra 1837 -1901 era stata la nonna di Guglielmo Secondo e, il di lei successore Edoardo Settimo, lo zio; durante il conflitto re Giorgio Quinto d’Inghilterra, cugino del Kaiser, rinunciò ai titoli tedeschi di Coburgo, Sassonia, Gotha .

In tutti gli stati maggiori degli eserciti si era certi che la guerra sarebbe finita entro Natale, ma durò quattro anni con milioni di morti tra i militari e altrettanti tra i civili, uccisi dalla “Spagnola” un’epidemia simile al Covid -19 dei nostri giorni.

Stefan Zweig sopravvisse e continuò con la vita di prima ma il mondo era cambiato: in Germania arrivò Hitler e nel 1938, l’Austria – compiacente – fu annessa dai nazisti. Lo scrittore per evitare l’internamento, fuggì a Parigi e poi a Londra dove, scoppiata la guerra, il governo britannico lo considerò cittadino di un Paese nemico e lo costrinse a emigrare in Brasile. Nel 1942, dopo aver terminato la sua autobiografia, si suicidò insieme alla moglie.

Sabato, 29 gennaio 2022 – n° 5/2022

In copertina: La fregata Pytlivy della flotta russa, per il progetto 1135M nel Mar Nero – Foto credits: Servizio stampa dell’organizzazione dei veterani russi Battle Brotherhood

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