sabato, Maggio 28, 2022

Ambiente, Economia, Italia, Lifestyle, Società

Deposito Nazionale per le scorie radioattive con… Parco Tecnologico

A che punto siamo con la consultazione pubblica?

di Laura Sestini

Il 30 dicembre del 2020 è stata validata da ISIN – Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione – e successivamente dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, la proposta della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) a ospitare il Deposito Nazionale per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e un Parco Tecnologico.

Tale mappa è stata individuata attraverso uno studio di Sogin Spa – la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare – azienda designata quale responsabile della localizzazione, realizzazione ed esercizio del Deposito Nazionale per lo smaltimento, a titolo definitivo, dei rifiuti radioattivi e del relativo Parco Tecnologico.

Alla data di pubblicazione della proposta per le località idonee sul territorio italiano (67 in tutto), insieme al Progetto preliminare del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico, si è aperta la fase di consultazione pubblica, della durata prevista di 60 giorni, che avrebbe dovuto terminare i primi giorni del prossimo marzo.

A causa, però, dei tempi rallentati a causa della pandemia e dell’intervallo dei due mesi, giudicato non idoneo per le dovute verifiche da parte delle amministrazioni comunali – per i siti localizzati come appropriati da Sogin nei territori di riferimento – numerose sono le richieste di proroga per la consultazione e per il dibattito pubblico, in quanto si auspica altresì la partecipazione attiva dei cittadini e grande trasparenza.

Il progetto di Sogin è stato stilato in base agli standard dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e ai criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA – oggi ISIN) e prevede la realizzazione del deposito che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività e di ospitare un Parco Tecnologico – per un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Il deposito avrà una struttura a scatole cinesi, secondo la classificazione delle scorie radioattive.

La costruzione del Deposito Nazionale – a cui ogni Stato UE deve sottostare – è prescritto dalla normativa europea, che assoggetta ogni Paese comunitario alla responsabilità dei propri rifiuti radioattivi.

La pubblicazione della mappa individuata da Sogin Spa ha innescato – oltre a numerose polemiche di comuni cittadini – un numero indefinito di interrogazioni, da parte di Sindaci ed esperti, di enti locali, regioni, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, nonché da parte di numerosi soggetti politici (con differenti mozioni parlamentari), al fine di fare molta più chiarezza in proposito, con accuse rivolte anche al Ministero dell’Ambiente, che sarebbe colpevole di non aver dato abbastanza preavviso, o abbastanza importanza alla comunicazione del  Piano nazionale dello smaltimento definitivo dei rifiuti nucleari.

Produttori e detentori attuali di rifiuti radioattivi in Italia. Fonte: Sogin.

Recentemente la Camera dei Deputati – il 14 gennaio 2021 – ha presentato la mozione n° 1-00414, in base alla quale si denunciano lacune nella trasmissione delle informazioni e di alcuni resoconti – ad esempio dell’amministrazione della Difesa – arrivati pochi giorni prima dell’avvio della consultazione pubblica.

Quando sarà conclusa la consultazione pubblica si terrà un seminario nazionale e, in base alle osservazioni degli enti coinvolti nel piano – e alla successiva discussione – Sogin aggiornerà la Cnapi, che sarà nuovamente sottoposta ai pareri del Ministero dello sviluppo economico, dell’ente di controllo Isin, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In base a tali pareri, il Ministero dello Sviluppo Economico convaliderà, in ultimo, la versione definitiva della Cnai – Carta nazionale delle aree idonee.

La Cnai, pertanto, sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica.

La Carta proposta da Sogin comprende 67 aree – con priorità differenti – dislocate nelle regioni Piemonte (8 zone), Toscana e Lazio (24), Basilicata e Puglia (17), Sardegna (14), Sicilia (4 aree); pertanto risultano 12 aree in classe A1; 11 in classe A2; 15 in classe B; e 29 aree in classe C. Le aree in classe A1 – quelle di massima priorità – sono ubicate nelle provincie di Torino, Alessandria e Viterbo.

Cnapi – Carta nazionale con i siti provvisori considerati idonei – fonte: Sogin

L’impianto per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi costerà circa 900 milioni di Euro, finanziati con la quota delle bollette elettriche destinata allo smantellamento degli impianti nucleari; mentre, per gli altri rifiuti radioattivi – tipo quelli medici – gli oneri saranno a carico di chi li deve smaltire. Il Decreto legislativo n. 31 del 2010 (modificato definitivamente dalla Legge del 27 febbraio 2015, n. 11) riconosce ai territori che ospiteranno il deposito un contributo economico da contrattare fra gli enti locali e Sogin.

Come si può evincere dalla mozione parlamentare che abbiamo sopra citato, gli scriventi alludono alla scarsa comunicazione dei Ministeri coinvolti ma anche alla contrarietà sull’ubicazione dei siti ritenuti idonei: “[…] «no» categorici sono apparsi sulla stampa da parte di presidenti di regioni e province e di sindaci dei comuni individuati sulla Cnapi, nonché critiche pesanti provenienti da associazioni di comuni, come l’Anci, e da associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Greenpeace, Wwf; infatti, in seguito alla firma del nulla osta interministeriale del 30 dicembre 2020, sono state diffuse notizie sulla stampa e sui social, senza un minimo di ufficialità e senza alcun chiarimento sul valore effettivo della Cnapi, sulle procedure fino a oggi attivate per giungere alla redazione di tale carta e sulle procedure che verranno attivate prossimamente per la scelta effettiva del sito; le regioni e i comuni interessati hanno visto il proprio nome sulla Cnapi senza un minimo di preavviso da parte del Governo, peraltro, in un momento particolare, laddove l’attenzione di tutti è posta sulla crisi pandemica da Covid-19 oltre che sulle tensioni nell’ambito della maggioranza di Governo; alcune proposte, come quelle dei siti ubicati nelle due isole della Sardegna e della Sicilia, contrastano chiaramente con il criterio dell’efficacia delle vie di comunicazione primarie e delle infrastrutture di trasporto e, inoltre, sembra discutibile la scelta della distanza di solo 1 chilometro da autostrade, ferrovie e infrastrutture di comunicazione principali e anche dai centri abitati molto piccoli e, in generale, non è assolutamente chiara la definizione di «adeguata» distanza dai centri abitati né la scala della cartografia permette calcoli esatti; […]”.

A queste premesse – molto più ampie, in realtà, che potrete leggere direttamente sul testo della mozione – aggiungiamo una nostra considerazione: sul sito ufficiale del Deposito Nazionale, si può visionare la mappa (che abbiamo pubblicato qualche paragrafo sopra) dove sono attualmente ubicati i siti che produrranno i rifiuti radioattivi a causa dello smantellamento delle proprie strutture – ovvero le ex-centrali nucleari e altri siti di ricerca o produzione. Si può altresì visionare la mappa Cnai, realizzata da Sogin. Se provate a confrontarle, vedrete che Regioni, come la Sardegna, che producono solo rifiuti di bassa classificazione – tipo quelli medici – sono indicate con numerosi siti idonei. Ma perché andare a cercare territori vergine? Al di là del problema del trasporto dei rifiuti, come indicato nella mozione parlamentare? Invece di aumentare il numero dei territori ‘dequalificati’ e, contemporaneamente, smembrarne di nuovi, non si potrebbe unificarli il più possibile, cosicché anche il relativo controllo risulti più semplice?

Qui la mappa dettagliata dei siti indicati (pdf).

Aggiornamento al 22 febbraio: le sollecitazioni per l’allungamento del periodo di consultazione pubblica hanno dato i propri frutti: il termine slitta ai primi di luglio 2021, con 120 giorni di proroga.

Sabato, 20 febbraio 2021 – n° 4/2021

In copertina: paesaggio radioattivo. Immagine: Enriquelopezgarre da Pixabay.

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