giovedì, Dicembre 08, 2022

Lifestyle, Società

Come il Metaverso sta rivoluzionando il mondo della moda

Quale è il dress code nella realtà virtuale?

di Katya Libyahovska

Il Metaverso non è più una realtà che appartiene al futuro, abbiamo già iniziato a viverla. E sebbene ad alcuni facciano paura i tempi con cui si è sviluppata, molte imprese iniziano a vederla come un nuovo mercato in cui investire. Si sta creando un nuovo universo guidato dalla creatività, con tanto potenziale che ha appena iniziato a svilupparsi.

Per rimanere al passo con le innovazioni bisogna comprendere quanto prima le dinamiche di questo “Paese delle Meraviglie”.

Occorre, quindi, spiegare meglio cosa si intende per Metaverso.

Il Metaverso è una specie di rappresentazione virtuale del mondo fisico dove ognuno che decide di farne parte ha un suo avatar, ovvero una figura che lo rappresenta nel mondo virtuale. Fondamentalmente è l’Internet diventato tridimensionale che ci permette di “esistere” in più dimensioni ed esprimere ciò che siamo, ma anche di avere beni che nella vita reale non possediamo. Ed è proprio in quest’ultimo caso che le industrie di moda trovano la loro miniera d’oro.

Ciò che indossiamo spesso è il nostro biglietto da visita, fornisce una prima impressione sulla nostra personalità. La moda ha sempre avuto un impatto formidabile sulla cultura delle generazioni, facendo della necessità di vestirsi una virtù. Oggi è considerata un modo di esprimere la nostra identità o meglio ciò che vogliamo mostrare al mondo. E siccome sempre più persone passano il proprio tempo nella realtà aumentata, i loro Avatar avrebbero bisogno di capi adatti che li rappresentino anche in quel spazio.

Le Fashion houses non si sono fatte attendere, sono state lungimiranti a capire che nel nuovo universo tridimensionale, dove si ostenta il divertimento e la creatività, c’è un enorme flusso di denaro. Dopo aver perso il mercato russo, i brand hanno trovato nel Metaverso un’ alternativa per reinventarsi.

Sta per aprire il primo negozio di abiti nel Metaverso di Meta (ex gruppo Facebook), mentre Balenciaga, Prada e Thom Browne sono i stati primi grandi marchi ufficiali che hanno accettato di vendere capi digitali nell’universo creato da Zuckerberg. L’idea è di dare all’utente la possibilità di vestire i propri avatar su Instagram, Facebook e Messenger anche con abiti firmati, per dargli un’identità ancora più riconoscibile.

In pratica si cerca di avvicinare – omologare – sempre di più il mondo virtuale a quello reale e mentre per alcuni tutto ciò sembra un’impresa completamente inutile, per altri questo è il mercato del futuro. Gli stessi CEO dei brand di moda affermano che il Web 3.0 sta aprendo nuovi territori al lusso. E ne vale sicuramente la pena approfittarne.

Ma cosa mai potrà spingerci di comprare vestiti che non esistono? E quanto saremmo disposti a pagarli?

Secondo i creatori e gli imprenditori che si occupano delle piattaforme virtuali, in un futuro prossimo sarà impossibile pensare questo nuovo tipo di spazi senza la moda virtuale che, dunque, ne diventerà una parte necessaria. La nuova tendenza nell’industria della moda è la sua dematerializzazione che cambierà del tutto il modo di “agghindarci” come lo conosciamo oggi.

Se pensiamo alle foto digitali e perché queste hanno completamente sostituito le vecchie fotografie che andavamo a sviluppare a mano, potremmo spiegarci meglio il fenomeno della moda non tangibile. Nel Metaverso tutti possono vedere una collezione di vestiti, una sfilata, tutti hanno il negozio a portata di mano, mentre nella vita reale il lusso è riservato a pochi.

Pensiamo anche al risparmio che una collezione digitale può offrire. Ricerche mostrano che la produzione di un capo digitale emetterebbe il 97% in meno di anidride carbonica rispetto a un capo fisico, inoltre non si ha bisogno di materiali costosi, né di manodopera. Purtroppo la creazione di un capo per il mondo digitale non è del tutto ecologica. La procedura si basa sulla tecnologia fiduciaria blockchain, una catena di dati di grandi dimensioni, l’estrazione dei quali richiede un enorme consumo energetico.

Nel mondo d’oggi esistere significa “essere visti”. Ancora meglio se catturando l’attenzione indossando un capo firmato Prada. E se non ce lo possiamo permettere nella vita reale, beh abbiamo la possibilità di vederlo sul nostro avatar ad un costo decisamente inferiore.

Alcuni credono che questo fenomeno di passaggio dal reale al virtuale sia inevitabile, e per le nuove generazioni sarebbe del tutto normale avere una collezione digitale assieme a quella degli abiti reali. Ci sono già delle “città” digitali che accolgono sfilate virtuali e appositi negozi. Altri brand che hanno aderito a questo cambiamento sono Gucci e Tommy Hilfiger. Creare copie virtuali delle loro collezioni fisiche aiuterà le industrie fashion a diventare ancora più riconoscibili. Sembra una specie di fantascienza? Invece le opportunità di business che la convergenza tra i due mondi crea, sono del tutto reali.

Per il momento la moda virtuale interessa solo una nicchia di persone in quanto ancora una tecnologia neo-nata e poco conosciuta. Essa però potrebbe spostare il focus dalle aziende di moda che conosciamo attualmente, portando sul palcoscenico nuovi designer con collezioni pensate esclusivamente per un nuovo universo ancor più luccicante. Le possibilità sono infinite, chiunque possa mettere mani su un computer potrà entrare sul mercato senza bisogno di fondi e materiali.

È la prima volta nella sua storia che la moda si sta muovendo a pari passo se non più velocemente della tecnologia stessa, definendo uno spazio proprio nel cambio multimediale, adattandosi così alle future esigenze del mercato. Ci troviamo davanti ad una svolta storica per l’intera industria e anche se ancora non sappiamo cosa ci porterà, dobbiamo sicuramente iniziare a prenderla in considerazione.

Sabato, 25 giugno 2022 – n° 26/2022

In copertina: immagine grafica di Gerd Altmann/Pixabay 

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