martedì, Novembre 29, 2022

Economia, Italia, Politica

Come ‘BigPharma’ elargisce bonus per influenzare le decisioni a proprio vantaggio

Un sito di volontari francesi svela i compensi a medici e politici europei 

di Nancy Drew

Quante volte abbiamo dovuto attendere più del previsto il nostro turno in coda all’ambulatorio medico, per l’arrivo di un informatore farmaceutico? Ricordo un cartello in bella vista dove ben chiaro si avvisavano gli utenti che ‘ogni tre persone, si lasciava il passo all’informatore’ – secondo i giorni previsti.

Certo è comprensibile che anche quel povero cristo debba lavorare, ma se meglio organizzata, la sua pubblicità alle case farmaceutiche che rappresenta, potrebbe essere  posticipata, oppure anticipata prima dell’orario destinato ai pazienti in coda.

Oltre al fastidio della prolungata attesa, spesso si aggiunge anche il quesito: con quale criterio un medico può scegliere un nuovo prodotto farmacologico – atto ad aiutare lo stato di una qualsivoglia malattia – se appena messo in commercio? Per le aziende di caffè per l’espresso – quando cambia il gestore di un bar o, quando i tempi erano più prosperi, se ne aprono ex-novo – è la corsa al cliente con sconti merce che, secondo la dimensione del locale, fanno risparmiare diverse migliaia di Euro; oppure si procede con macchinari bar dati in utilizzo senza canone d’affitto, ed altra sorta di proposte accattivanti che allettino il neo-imprenditore più degli altri concorrenti del settore.

Sarà così anche per i nuovi prodotti farmaceutici? Del resto – e lo si è notato chiaramente con la corsa ai vaccini anti-Covid – nonostante il cartello BigPharma detti delle regole generali – ogni laboratorio di ricerca, e quindi di smercio, si insinua nel mercato dei farmaci con la propria pubblicità e campagna di marketing mirato. Oltretutto, fino a che punto raccontano la verità sulle proprietà terapeutiche dei farmaci messi in commercio? Quindi è legittimo anche pensare che i medici, possano percepire dei ‘regali’ da parte dei differenti marchi e case farmaceutiche?

Pare proprio di sì, almeno questo è ciò che svela il sito francese ‘Eurofordocs’, che da qualche anno sta raccogliendo dati in Europa, sui bonus di laboratori e case farmaceutiche elargiti a medici, politici, associazioni varie e professionisti della sanità.

In tre anni sono stati ‘spesi’ circa 7,5 miliardi dalle imprese farmaceutiche, destinati a premiare il lavoro di operatori sanitari, politici, ed altri soggetti – (anche giornalisti del settore?) – che prescrivono, suggeriscono o spingono un farmaco piuttosto che un altro o una campagna sanitaria.

I fondatori del sito – due giovani informatici francesi – appoggiati da una piccola schiera di volontari pazienti e capaci di trovare informazioni tendenzialmente nascoste negli angoli più remoti dei siti, hanno dapprima messo in luce ciò che succede in madrepatria, per poi dedicarsi ad altri 12 Paesi europei, i pochi che rendono in qualche modo disponibili le informazioni, anche poco trasparenti.

Tutti i data raccolti da Eurofordocs sono stati riuniti in una banca dati pubblica.

Negli Stati Uniti, da settembre 2014 una normativa regola le transizioni in denaro, o in natura, che intercorrono tra gli operatori sanitari e i produttori di farmaci, o di altri prodotti attinenti. Superata la somma di 10 dollari o un importo cumulativo di 100 di dollari, tutti i passaggi economici, per i privati, sono soggetti alla notifica e all’iscrizione nel registro pubblico dedicato, che dal 1° settembre 2014 è visibile da chiunque voglia conoscere i legami finanziari esistenti tra professionisti della salute e case produttrici. Mentre per le società o gli studi medici aggregati, lo stesso iter è obbligatorio da 500 dollari in su.

Il Physician Payments Sunshine Act – questo il nome della legge anticorruzione e trasparenza approvata per le transazioni economiche tra il comparto medico e le aziende di farmaci negli Stati Uniti – era stato approvato a seguito di denunce di giornalisti statunitensi per gli oltre 320 milioni di dollari distribuiti tra quasi 20 mila medici negli anni 2009/10.

In Italia, l’omologo del Sunshine Act – è fermo al Senato da aprile 2019; dopo due anni – il 31 marzo scorso – la 12° Commissione Permanente Sanità del Senato ha solamente concluso l’esame del disegno di legge ‘Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie’, quindi è probabile che la messa in atto debba ancora attendere a lungo.

In Europa, solo qualche Paese ha attuato dei registri per rendere pubbliche le transazioni economiche tra operatori sanitari e le aziende farmaceutiche, ovvero quelli tracciati dal sito Eurofordocs, che al momento sono 12. Nella maggior parte dei casi, invece, sono le stesse Case a fornire delle regole di trasparenza della categoria e degli elenchi, ma non realmente trasparenti e difficili da rintracciare.

In un contesto così poco chiaro, potrebbe essere giunto il momento adatto per l’Unione Europea – considerando tutti i qui pro quo addotti dalla campagna di produzione e di consegna dei vaccini anti-Covid – di mettere mano alla realtà dei fatti, obbligando i Paesi membri  a far  scoprire le carte alle case farmaceutiche entro i propri confini.

Il diritto dei cittadini dell’Unione sarebbe salvo – in nome della democrazia e della giusta informazione – e la consapevolezza da questi, acquisita attraverso dati trasparenti, instillerebbe un sistema per fare scelte più ponderate, coscienti e pure lungimiranti.

Sabato, 5 giugno 2021 – n°19/2021

In copertina: prodotti farmaceutici – Foto Steve Buissinne

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