giovedì, Settembre 29, 2022

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Bulgaria alle elezioni politiche nazionali

I cittadini in piazza per mesi contro la mafia e la corruzione

di Laura Sestini

Secondo l’Eurostat la Bulgaria risulta il Paese membro UE con il più alto tasso di corruzione, in percentuale rispetto al numero di abitanti. E proprio lo scottante argomento della mafia e della corruzione politica, a luglio 2020, ha dato avvio alle proteste dei cittadini, che sono scesi in piazza a migliaia – nonostante il Covid-19 (in un momento in cui vi erano pochi vincoli sanitari e mascherine non obbligatorie) e la repressione delle forze dell’ordine – per oltre 100 giorni. Le proteste si sono alla fine concluse per l’imposizione del lockdown da parte del Governo di Bojko Borisov, mentre i manifestanti chiedevano l’intervento delle autorità europee in merito alla violenza della polizia antisommossa.

A proposito di violenze reiterate e ‘legalizzate’ delle forze dell’ordine, riceviamo testimonianze da cittadini bulgari residenti in Italia, secondo i quali – anche per motivi banali – si sono verificati episodi che hanno coinvolto gruppi di agenti. I quali avrebbero suonato ai campanelli delle case e, una volta entrati nelle abitazioni, senza alcun mandato, avrebbero abusato delle persone residenti, con minacce e pestaggi, omettendo anche di qualificarsi benché in divisa, perquisendo e sequestrando oggetti ritenuti illegali, quali le bevande alcoliche, sebbene non siano vietate per legge. Soddisfatti dei loro misfatti, gli stessi uscirebbero dalle abitazioni, lasciando a terra chi ha subìto arbitrariamente manganellate, schiaffoni e calci. Denunciare non è facile, le persone hanno paura, e spesso si è obbligati – qualora si sporga denuncia – a firmare documenti che non riportano esattamente i fatti denunciati.

Oltre alla dilagante e storica corruzione politica, di cui i bulgari sono vittime attraverso multeplici attività, il Paese è l’ultimo in classifica per stipendio minimo di retribuzione da lavoro – il che lo qualifica come il più povero dell’Unione Europea, con uno stipendio medio di 332 Euro.

Secondo i cittadini bulgari scesi in piazza, la corruzione è talmente strutturata che non sono più i politici che governano, bensì la mafia, che naturalmente si è insediata nei differenti apparati pubblici con l’approvazione di molti politici. Il comparto ‘giustizia’ è designato al primo posto nella lista nera della corruzione. In Bulgaria la mafia – che si ritiene affondi le sue radici nell’ex Unione Sovietica e non mancherebbe di avere tuttora l’appoggio politico dalla Russia di Vladimir Putin – è uno stato nello Stato. Difatti, l’esempio che abbiamo sopra riportato conferma la mancanza di protezione nei confronti dei cittadini a partire dai semplici agenti di polizia, e della giustizia in generale.

L’attuale apparato politico è guidato dal Primo Ministro Bojko Borisov – al potere da 11 anni con il Partito Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB). Il principale politico a essere contestato è proprio lui, colpevole – secondo i suoi oppositori – delle sue amicizie con personaggi poco raccomandabili, amico di Putin e sostenitore di politici collusi con le mafie.

La scintilla delle proteste è scattata dopo che Hristo Ivanov – ex Ministro della Giustizia dimessosi nel 2015 a causa di divergenze etico-politiche sulla riforma della giustizia – durante l’estate del 2020, si era recato in barca su una spiaggia delle coste del Mar Nero, ben sapendo che la stessa era stata ‘donata’ dalle istituzioni pubbliche ed era divenuta privata al solo beneficio di Ahmed Dogan, un politico molto influente, fondatore del Movimento per i Diritti e le Libertà per la minoranza turca, che si stima implicato in traffici illegali di petrolio attraverso il Mar Nero. Hristo Ivanov e i suoi accompagnatori, appena messo piede nella suddetta spiaggia, erano stati cacciati dai bodyguard del nuovo ‘proprietario’, le cui azioni hanno confermato che quel litorale non era più a disposizione dei cittadini bulgari. Ivanov sostiene che i bulgari diano ormai per scontato che la mafia e la corruzione politica siano talmente radicate che niente si possa fare per cambiare direzione ma, al contrario, smascherare i soggetti collusi o collaterali alle mafie stilla un po’ di energia nel popolo per contrastare lo stato di cose. Il giochetto di Ivanov, infatti, ha funzionato, e i cittadini sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Borisov. Hristo Ivanov è uno dei più convinti oppositori di Borisov, fondatore di Si, Bulgaria, partito di sinistra per le riforme istituzionali e contro la corruzione.

Un altro episodio a danno dei cittadini e dei beni comuni – denunciato da un bulgaro su FB – sarebbe l’installazione di un impianto d’illuminazione pubblica, realizzato grazie a un finanziamento europeo pari a 500 mila euro, che percorrerebbe per intero una strada sterrata di campagna fino alla villa del sindaco della città di Dospat (appartenente al partito GERB). In pratica, come denuncia Ivanov, i finanziamenti pubblici europei sarebbero veicolati per fini privati ai politici di governo.

Con un po’ di pazienza – nonostante la lingua bulgara sia un idioma per noi ostico a causa dell’uso dell’alfabeto cirillico – attraverso i numerosi video postati sui social, si può comprendere la rabbia e le numerose denunce dei cittadini, di fronte alle numerose distorsioni politiche e sociali in atto da anni nel Paese. Lo stesso Primo Ministro Bojko Borisov sarebbe coinvolto in vari scandali, e molti affermano che lui stesso legittimi politicamente la mafia bulgara. Molti cittadini sostengono che, durante gli incontri politici, Borisov rifiuti di mischiarsi con alcuni soggetti equivoci – sostenendone altri meno contestati – ma, spenti i riflettori, esistano comunque contatti tra gli stessi.

Il Partito di Governo è anche parte anche del Partito Popolare Europeo (PPE), con seggi al Parlamento dell’Unione Europea. Quest’ultima istituzione non sembra però molto interessata o non si dimostra abbastanza attenta su quanto avviene realmente in Bulgaria – afferma sempre Ivanov – nonostante i tassi minimi di libertà di parola dei media, i notevoli problemi della giustizia bulgara e la reiterata violazione dei diritti dei cittadini.

In questo quadro generale, domenica 4 aprile si svolgeranno le elezioni politiche nazionali per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale – l’equivalente del nostro Parlamento. C’è molto fermento tra i partiti di opposizione, tra i quali molti danno per ‘finita’ la carriera di Borisov, da troppo tempo alla guida della nazione. Il Primo Ministro, seppur voglia entrare a tutti gli effetti nell’Eurozona, sia amico di Angela Merkel e abbia realizzato alcune imporanti infrastrutture nazionali, sta tenendo i piedi in troppe scarpe e il consenso elettorale tra i cittadini sarebbe diminuito, scendendo di diversi punti – secondo i sondaggi. Vi è molto interesse per queste elezioni anche tra i cittadini bulgari residenti all’estero, emigrati negli ultimi anni a causa della sempre crescente crisi economica, o ancor prima, durante la dittatura comunista. Fervente è stata la campagna per il voto dall’estero, rifiutando quello elettronico – ritenuto poco affidabile e non tangibile – affinché il maggior numero possibile dei bulgari possa esprimere le proprie preferenze. Borisov rimane tuttora in cima alla classifica dei politici – con circa il 25% delle preferenze – mentre poco sotto risulta il BPS, il Partito Conservatore. Tra le novità di questa tornata elettorale, l’uomo di spettacolo Slafi Trifonov – presentatore, cantante, attore e anche comunicatore – il cui partito ITN è nato sull’onda delle proteste di piazza contro la corruzione e la mafia, ma negazionista per quanto riguarda la pandemia. Il partito di Hristo Ivanov è dato dai sondaggi solo al 6% – ma dopo la sua denuncia circa la privatizzazione irregolare della spiaggia, di proprietà di Ahmed Dogan (il DPS è al 10%), ha acquisito sicuramente maggiore celebrità personale e per i suoi intenti politici.

L’UE non si è ancora espressa sulla richiesta di entrata nell’Eurozona della Bulgaria, proprio a causa della corruzione politica e dei legami mafiosi con la Russia, e la mancanza di alcuni requisiti tecnici e normativi che vincolano l’entrata in vigore della Convenzione di Schengen già firmata a suo tempo. I cittadini, quelli onesti, che subiscono i soprusi della corruzione, costretti spesso a distribuire ‘mance’ ai funzionari pubblici anche per semplici documenti necessari alla vita quotidiana, al contrario, si augurano che i vertici politici si alternino con le prossime elezioni politiche – finalmente, dopo tanto tempo – per respirare aria più pulita e riuscire a inserirsi nel contesto UE a pieno titolo.

Sabato, 3 aprile 2021 – N° 10/2021

In copertina: Stemmi sulle uniformi della Polizia antisommossa bulgara.

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