martedì, Marzo 05, 2024

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Ahmad Manasra: la pratica della tortura sui bambini palestinesi

Senza limite la crudeltà israeliana sui minori

di Laura Sestini

Ahmad Manasra è un caso molto noto alle cronache dei diritti umani violati, uno dei tanti che si possono ritrovare nelle prigioni israeliane a danno di adulti ed anche bambini.

Ahmad Manasra, aveva 13 anni quando è stato arrestato, ed oggi ne ha 21, ma rimane confinato in isolamento, stritolato e disumanizzato dalle crudeli prassi detentive dello Stato d’Israele.

Incarcerato con l’accusa di terrorismo, l’adolescente era stato vittima di un attacco da parte di coloni israeliani, investito e poi picchiato, mentre il cugino di 15 anni fu ucciso al momento. Il fatto accadde nell’insediamento di Pisgat Ze’ev in Cisgiordania, nel 2015. A loro volta i due ragazzi erano accusati di aver ferito due coloni con un coltello, motivo dell’arresto.

Per la cronaca, Pisgat Ze’ev è un insediamento israeliano a Gerusalemme Est e il più grande quartiere residenziale di Gerusalemme con una popolazione di oltre 50.000 abitanti. Pisgat Ze’ev è stato fondato da Israele come uno dei cinque quartieri dell’anello della città, su un territorio effettivamente annesso dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967. La comunità internazionale considera gli insediamenti israeliani a Gerusalemme Est illegali, secondo il diritto internazionale, ma il governo israeliano lo contesta.

“Scene strazianti di un bambino con le ossa rotte che giace a terra sotto una raffica di insulti e minacce gridati in una lingua straniera da adulti armati; di quello stesso bambino che viene nutrito con un cucchiaio da mani sconosciute mentre è incatenato a un letto d’ospedale e che viene poi interrogato con durezza in violazione delle norme e dei principi dei diritti umani relativi all’arresto e alla detenzione di minori, continuano a tormentare la nostra coscienza” – è il commento un pool di esperti delle Nazioni Unite per i Diritti umani, tra cui Francesca Albanese, Relatore Speciale dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, che esortano al rilascio di Manasra.

Ahmad Manarsa dopo l’arresto

Gli interrogatori del bambino furono durissimi, sotto minaccia, in assenza di un avvocato o dei suoi genitori. Il video, pubblicato dalle Autorità israeliane è online su X (ex Twitter).

Durante la sua permanenza in prigione, la salute mentale di Manasra si è gravemente aggravata e gli è stata diagnosticata la schizofrenia, profonda depressione e istinti suicidi. Secondo i medici, le condizioni di Manasra richiedono cure mediche specialistiche immediate fuori dal carcere.

“Dopo aver compiuto 14 anni nel 2016, Ahmad è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio e condannato a 12 anni di carcere, sebbene la legge all’epoca in cui il crimine fu presumibilmente commesso, nel 2015, non consentisse l’incarcerazione di minori di 14 anni” – riporta l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazione Unite per i Diritti Umani. “La pena fu poi ridotta a nove anni e mezzo. Secondo quanto riferito, le sue condizioni mentali sono costantemente peggiorate, forse a causa delle dure condizioni della sua detenzione, dei ricorrenti casi di isolamento e, cosa più tragica, della solitudine, lontano dalla sua famiglia.”

Dal novembre 2021, il detenuto, ormai 19enne, è in regime di isolamento, poiché la Corte israeliana, ha accolto integralmente le affermazioni dello Stato (d’Israele), secondo cui Manasra costituisca una minaccia per se stesso e per gli altri, basandosi su informazioni segrete di intelligence, citando l’ufficio della Procura dello Stato, che ha sostenuto che: “L’isolamento è necessario sia per garantire la sicurezza del convenuto stesso, a causa delle sue condizioni di salute mentale, che per garantire che gli altri siano al sicuro dall’imputato (…) e che l’isolamento sia necessario per mantenere l’ordine e la disciplina nella prigione”.

Nell’aprile 2022 la Corte israeliana aveva ritirato la definizione di “terrorismo” per il caso Manasra, ed i suoi avvocati avevano presentato una richiesta per il suo rilascio immediato, ma il giovane ancora oggi rimane in carcere in regime di isolamento. Una volta Ahmad aveva chiesto al suo legale se compiere suicidio fosse proibito, per il credo musulmano.

A giugno del 2022 la “Squadra di difesa del bambino prigioniero Ahmad Manasra” aveva pubblicato: “Oggi, giovedì 16 giugno, l’avvocato Khaled Zabarka, ha fatto visita al detenuto-bambino Ahmad Manasra nell’ospedale della prigione di Ramleh, e osservato da vicino le sue condizioni di salute psicologica. Durante l’incontro, tracce di ferite sono state riscontrate su entrambe le braccia del giovane prigioniero, all’altezza dei polsi. In questo incontro con l’avvocato Zabarka, Ahmad non ha comunicato visualmente o verbalmente con lui, ed è sembrato mostrare segni di malattia e generale esaurimento. Secondo il parere dell’equipe psicologica che sta seguendo il caso insieme alla difesa, la situazione è molto preoccupante e vi è un pericolo serio e reale per la salute e l’incolumità pubblica e psicologica di Ahmad, se continua a rimanere nelle prigioni delle autorità di occupazione. Alla luce di ciò, il team difensivo invia una urgente richiesta all’Autorità delle prigioni israeliane per il rilascio immediato del giovane Manasra a causa del deterioramento delle sue condizioni psicologiche e di salute. Sosteniamo la responsabilità delle autorità israeliane per il deterioramento delle condizioni psicologiche di Ahmad, e della sua salute in generale. La sua situazione è stata affrontata con un costante disprezzo per la difficile condizione psicologica e di salute di cui Ahmad soffre, il che porta naturalmente ad un grave regresso psicologico.

A fine novembre dello stesso anno la Corte distrettuale israeliana di Be’er Sheva aveva esteso il regime di isolamento di Manasra per altri quattro mesi, sulla base di prove segrete.

Secondo Amnesty international, “Ahmad Manasra è stato sottoposto a un catalogo infinito di ingiustizie da parte delle autorità israeliane, compreso l’isolamento prolungato. Ha subito maltrattamenti durante gli interrogatori, condotti senza la presenza dei genitori o degli avvocati, e gli è stato negato il diritto a un giusto processo.”

La scarcerazione di Ahmad Manasra sembrava imminente, ma nonostante le richieste urgenti di cure mediche appropriate, ne è stata prolungata la detenzione per ulteriori sei mesi.

Qui si può firmare per la scarcerazione: https://www.change.org/p/united-nations-freedom-of-ahmad-manasra?signed=true

Sabato, 6 gennaio 2023 – Anno IV – n°1/2023

In copertina: una manifestazione contro la detenzionne di Ahmad Manasra, dopo l’arresto – Foto: Eletronic Intifada

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