sabato, Giugno 15, 2024

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 Il Web: pericolosa “trama” o confortante tela?

di Samanta Giannini

Cos’è il “Web”? Un apostrofo rosa tra la parola “world” e “wide”

Non proprio.Stiamo parlando di una delle scoperte più impattanti nella storia dell’uomo : il “world wide web”. Praticamente un enorme contenitore di informazioni che, ripescando i logaritmi di liceana memoria, potenzialmente tendenti all’infinito. Ma cosa significa world wide web? Poiché potreste non fidarvi della mia traduzione, cito testualmente quella di cui ci omaggia l’enciclopedia italiana più accreditata, la Treccani:  ”ragna-tela intorno al mondo”.

Da quando questo “coso” – il Web – è stato inserito nelle nostre vite, nessuno può più fare a meno di nominarlo. Sarà perché l’inglese fa figo? Può essere. Sarà perché già noi tutti non è che facciamo molta attenzione alle parole che usiamo, tanto più se non ne conosciamo il significato? Può essere. Sarà che molti di noi non percepiscono nemmeno l’importanza e la potenza che la comunicazione verbale ha? Può essere. E questi, diciamocelo, sono dei bei problemi.

Ci hanno venduto questo sistema come qualcosa di straordinario, e chi lo nega? Di fatto unisce un “punto (d)i informazione” ad un altro, da una parte all’altra del mondo, prendendo vita in uno spazio non fisico ma esistente, invisibile ma tangibile.

Il World – il mondo – è entusiasta di questo “coso” chiamato “ragnatela” che tutto unisce (apparentemente), che tutto dona senza niente chiedere in cambio (apparentemente), verso il quale tutti si affidano senza filtri di sorta (beh non proprio tutti).

Un Dio buono e misericordioso, infinito, onnisciente ed onnipotente? O cosa?

In questa “ragnatela” le genti tendono a porre grande fiducia, a volte cieca, eppure l’aracnofobia – la paura dei ragni – è la fobia che colpisce il maggior numero di persone al mondo e fa paio giusto, giusto con la paura dei serpenti.

Secondo uno studio dell’Istituto Max Planck di Lipsia e pubblicato negli anni ’90, su Frontiers in Psychology, la paura per i ragni colpirebbe circa il 75% della popolazione mondiale. Secondo questo studio, la causa potrebbe essere direttamente legata alla teoria evolutiva dell’uomo, il quale immagazzinando nel tempo l’informazione del pericolo derivante dall’esperienza con ragni velenosi, ha così tanto introiettato l’informazione da trasformarla in istinto di sopravvivenza che è diventato, nel processo evolutivo, parte del DNA, trasmettendosi di “gene-razione” in “gene-razione”. Questo approccio, ovvero che talune informazioni esterne come le emozioni, in questo caso la paura, possano trasformarsi in informazioni interne ed essere trasmesse geneticamente apre porte, finestre, garages e caveaux a riflessioni per niente banali che al momento tralascio, ma che mi riserbo di approfondire in futuro.

Noi donnette nate in ambienti semi montani, siamo abbastanza “avvezze” ai ragni ed alle loro opere d’arte; sarà che in quanto donne, fin da piccole ci è stata data la “pezza” in mano accompagnata dalla frase d’ordinanza di genitori amanti delle rime:  “volé o volà, du ragnatele le devi levà”! Quindi di tante mie paurette, almeno questa nella lista, fortunatamente, manca.

Statistiche alla mano, la maggior parte degli aracnofobici di questo globo sono proprio donne, eppure in natura, tra i ragni, a farla da padrone sono proprio le femmine. Tra le aracnidi, chi tesse la tela è statisticamente femmina, non maschio, e le aracnidi femmine, ve lo garantiscono, sono tremende! Furbe, scaltre e manipolatrici, scelgono uno spazio, tessono la tela ed attendono pazienti che qualche sfortunello insettino (se volante è anche più gradito) ci finisca dentro. Queste ragne sono diaboliche e non hanno pietà nemmeno per i loro consorti. National Geographic ci insegna che i maschietti del ragno fanno spesso, spessissimo una brutta fine. La ragna dopo che, diciamo si è avvalsa delle “attenzioni affettuose” del maschio, come noi bipedi spesso si mette ai fornelli, si, ma non per deliziarlo con ricercati manicaretti, no, no, per “magnasselo”. Ste ragne so gaJarde eh??

Ritorno di Odisseo – Pinturicchio, affresco (1508-1509) – National Gallery, Londra

Ma chi è la femmina tessitrice più famosa della letteratura mondiale? Ce la ricordiamo? Si, proprio lei: Penelope!

Donna di rara integrità, la moglie che tutti vorrebbero (i 108 Proci ne sono prova tangibile): bella come poche altre, fedele come un cocker da divano, instancabile lavoratrice, scaltra custode di regni.

Lei sì che incarna il prototipo perfetto della brava ragna di famiglia “De lei te puoi da fidatte, parola di Omero!”

Ora detto tra noi, se la Penny avesse avuto contezza delle scappatelle del prode suo coniuge, non so se avebbe fatto e disfatto quella tela con tanto amore per 10 lunghi anni senza neanche sfiorare un Procio o se al suo ritorno invece di cantargli “www. mipiaci tu, Ulisse, I love you, I love you”,  lo avrebbe fritto in olio bollente come un panzerotto barese!

Questa dualità, tutta al femminile dell’archetipo ragna, abile tessitrice, che fluttua tra la visione di un diabolico insetto e quella di una virtuosa Penelope ci fa approdare ad una doverosa riflessione: il web, pericolosa trama tessuta per bramosia o confortante tela tessuta per amore?

A voi la sentenza!

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Sabato, 11 maggio 2024 – Anno IV – n°19/2024

In copertina: Ragno vespa (Argiope bruennichi) – Foto: ©Archivio fotografico Ishtar Immagini

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