giovedì, Agosto 11, 2022

Economia, Italia, Politica

Venezia la grande Disneyland italiana?

Prima iniziativa per limitare le invasioni turistiche

di Elio Sgandurra

La calca di turisti che si ammassa e soffoca molte città e località d’arte italiane viene chiamata dagli addetti ai lavori overtourism non per una forma di anglomania, ma per mascherare in qualche modo con un termine inglese i danni provocati dalle fiumane degli umani che sommergono località come Venezia, Firenze, le Cinque Terre, Pisa, San Gimignano e tante altre ancora, ormai trasformate in nuove Disneyland.

Le immagini delle turbe in pantaloncini corti e ciabatte, che riempiono le calli veneziane, le strade medioevali e rinascimentali del centro fiorentino, le code lunghissime che assediano i musei e i monumenti più illustri, creano uno spaventoso sconcerto, soprattutto tra i residenti che, tranne i bottegai, si rinchiudono in casa o emigrano per sempre in altre località.

Secondo i dati diffusi nel febbraio di quest’anno, nella Venezia storica, per esempio, compresa la Giudecca, vivono 54.939 abitanti residenti – erano quasi 90mila trent’anni prima – su un totale della popolazione del territorio comunale che è di 254.367. Significa che nel corso degli anni migliaia di cittadini hanno lasciato la città lagunare per andare a vivere a Mestre o in altre località della terraferma.

Finalmente le autorità della “Serenissima” hanno deciso di porre un limite all’invasione quotidiana. Luigi Brugnaro – sindaco dal 2015 con i voti della Lega – che aveva permesso ai mostri galleggianti che si chiamano navi da crociera, di ancorarsi davanti a San Marco, ha annunciato quale sarà il provvedimento: in sintesi, a partire da gennaio del 2023, per l’accesso a tutte le isole della zona lagunare ci saranno degli ingressi obbligatori chiusi con tornelli girevoli come quelli delle metropolitane e con una app si potrà passare dopo aver prenotato e pagato un biglietto. Il costo sarà di 3, 8, 10 Euro al giorno, a seconda del periodo stagionale. Il numero dei visitatori giornalieri non potrà superare la soglia dei 40 mila. Per i residenti, i lavoratori pendolari, studenti o altri cittadini che si recheranno per motivi non turistici, l’accesso sarà illimitato tramite l’uso di una apposita “chiave”.

Una cosa posso dire con certezza – ha concluso Brugnaro – non sarà più come prima”. Bontà sua: l’attracco delle navi da crociera voluto da lui, venne tolto solo perché quei mostri avevano provocato una serie di incidenti. Solo da questi alberghi galleggianti si riversavano quotidianamente in città migliaia di persone, ma ne arrivano anche oggi dai porti vicini.
Da anni Venezia subisce l’invasione pacifica ma disordinata del turismo affrettato e superficiale senza che il Comune in passato abbia mai preso provvedimenti organizzativi. Il motto era: “accogliamo tutti e così riempiamo i caffè, i ristoranti, le trattorie, i paninari, i negozi di cianfrusaglie”. Il commercio ne ha guadagnato e gli amministratori hanno avuto il prezioso sostegno elettorale dei bottegai. La città si è trasformata in una mangiatoia; sono scomparse le piccole e “segrete” trattorie che un tempo con poche lire offrivano cibo semplice e gustoso. Tutto è ormai livellato: si mangia male mentre i prezzi salgono continuamente.

Resistono ancora alcuni locali storici come il Caffè Florian, in Piazza San Marco e in qualche angolo vicino, come l’Harry’s Bar, che Hemingway frequentava assiduamente. L’esclusività si paga a caro prezzo. Anche i grandi alberghi rimangono, ma sono scomparse le piccole e accoglienti pensioni a buon mercato assorbite dalle grandi organizzazioni della sharing economy (talvolta in odor di frode) come Airbnb.

Anche Firenze soffre degli stessi mali di Venezia, ma nella città toscana è impossibile porre limiti all’ overtourism con i tornelli a pagamento. Figuriamoci se il Comune, assolutamente incapace di porre un freno alla irruente e molesta movida, possa essere in grado di organizzare gli arrivi del turismo di massa. Per esempio, soltanto ai primi di questo secolo gli amministratori – quando era già in corso l’assedio dei visitatori – si sono resi conto che in città mancavano dei bagni pubblici e ne hanno messo uno solo dietro Santa Croce.

Invece si sono ben organizzati i venditori di cibo, ai quali il Comune ha elargito licenze in abbondanza, standardizzando la qualità divenuta pessima e riducendo strade e piazze in mangiatoie.

Un’iniziativa è stata presa con la promozione del “Feel Florence” – l’inglese è di moda per mascherare il nulla – che consiste in un accordo con gli operatori turistici per un turismo più sostenibile all’insegna della qualità. In poche parole aumento dei prezzi della ricettività e maggior spazio a Airbnb.

Lo stesso accade in altri luoghi: per esempio in un’intervista, il sindaco di San Gimignano ha manifestato la sua soddisfazione per i tre milioni e mezzo di turisti che la visitano ogni anno. La splendida cittadina ha appena 7 mila abitanti. Contento lui…

Sabato, 9 luglio 2022 – n° 28/2022

In copertina: Venezia e le grandi navi da crociera – Foto: Anne e Saturnino Miranda/Pixabay

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