martedì, Novembre 29, 2022

Economia, Italia, Politica

Un pieno di idrogeno?

Previsti nuovi investimenti per il 2023

di Annalisa Puccioni

Se l’elettrico è il presente, per molti il futuro prevede una nuova e più efficiente tecnologia che potrebbe essere l’idrogeno.

Questo elemento rappresenta il 75% della massa dell’universo e si trova nell’acqua e nell’aria. Ricavarlo non è semplice, occorre infatti utilizzare energia per scinderlo dagli altri atomi a cui si lega.

I suoi vantaggi invece sono l’elevata reperibilità e nel caso di una fuel cell (cella dove si combina con l’aria e l’ossigeno generando corrente elettrica, una certa quantità di calore e vapore acqueo) non ci sono problemi di approvvigionamento.

Di contro presenta costi piuttosto elevati delle celle a combustibile e dai complessi processi di compressione, trasporto e stoccaggio. L’idrogeno si può ottenere attraverso l’elettrolisi dell’acqua con un processo che per definirlo “pulito” deve provenire da fonti rinnovabili come l’energia eolica o solare.

La pila a combustibile – idrogeno o ossigeno – fu inventata nel 1839 e impiegata nella metà degli anni Sessanta dalla Nasa per fornire energia ad alcuni servizi di bordo dell’astronave Gemini – correva l’anno 1965 – poi per le missioni Apollo.

Essa trova applicazione nell’ambito dei grandi mezzi di trasporto commerciali e di trasporto pubblico che se alimentati a batteria necessitano di grandi accumulatori.

Nelle auto a idrogeno, questo gas è immagazzinato in bombole ad alta pressione che viene poi immesso in una pila a combustibile chiamata fuel cell, il cuore dell’auto, dove avviene una reazione elettrochimica che genera elettricità. Le celle a combustibile ricevono due flussi in entrata: dal polo negativo l’idrogeno e dal polo positivo l’ossigeno. Il catalizzatore contenuto nel motore provoca la separazione degli elettroni dal nucleo sprigionando energia elettrica.

Gli elettroni si spostano verso il polo positivo e si uniscono agli atomi di ossigeno che ricevono carica negativa. Infine l’unione dell’idrogeno con l’ossigeno produce una reazione chimica che produce acqua. Il vapore acqueo è ciò che viene immesso nell’atmosfera dalle auto ad idrogeno.

Se parliamo di efficienza, l’auto a idrogeno è meno efficiente di un’auto elettrica a batteria, molta energia viene sprecata durante il ciclo della stessa, su 100 kWh, alle ruote ne arrivano 23, rispetto ai 69 di una elettrica.

Non ci sono problemi di sicurezza perché i serbatoi sono realizzati in fibra di carbonio per sopportare i 700 bar di stoccaggio dell’idrogeno. Sono provvisti di sensori per la rilevazione delle perdite che ne bloccano il flusso.

In Italia l’unica stazione di servizio è a Bolzano, ma seguiranno quella di Mestre e quella di San Donato Milanese.

Dal PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza – sono previsti stanziamenti di almeno 230 milioni di Euro per 40 impianti, i cui lavori dovranno iniziare entro il 2023 e terminare nel 2026, con l’obiettivo principale di coprire le principali direttrici commerciali, dal Brennero alla dorsale Nord-Sud.

Finanziamenti nazionali ed europei sono a disposizione delle regioni per un totale di 2,1 miliardi di Euro per rinnovare le loro auto elettriche – a batteria o idrogeno – e realizzare infrastrutture.

Sabato, 30 luglio 2022 – n° 31/2022

In copertina: una avveniristica auto giapponese a idrogeno – Foto: Darren Halstead/Unsplash

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