martedì, Novembre 29, 2022

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UK: crisi di approvvigionamento, scaffali vuoti e carenza di manodopera

L’impatto della Brexit sull’economica britannica

di Simona Vittorini

Nei giorni precedenti alla conclusione dei negoziati per la Brexit, nel suo stile semplice e immediato e al contempo roboante, il Premier britannico Boris Johnson aveva promesso: “We will prosper mightily” (‘prospereremo alla grande’).

Non sono neppure passati 12 mesi da quel giorno e di segni di quel promesso benessere non se ne vedono.

Ci sono carenze alimentari. Manca il pollo, la carne di maiale, il latte. La frutta e la verdura sta marcendo, incolta, sugli alberi e nei campi.

Il colosso americano McDonald ha esaurito i milk-shake nei 1250 punti vendita. La catena di ristoranti Nando’s è stata costretta a chiudere circa 50 dei suoi 450 locali per la mancata fornitura di alette pollo alla griglia, il suo piatto forte. La Coca-Cola ha recentemente dichiarato di aver difficoltà a reperire lattine di alluminio.

Scarseggia anche la manodopera, qualificata o meno. Ci sono più di un milione di posti di lavoro vacanti. Mancano camerieri, cuochi, operatori socio-sanitari, commessi. Nella ristorazione, duramente colpita, c’è in deficit di circa 70 mila unità, (42 mila solo per la posizione di cuoco), mentre 31 mila sono le posizioni disponibili nella vendita al dettaglio.

Per far fronte a questa carenza, diverse aziende hanno cominciato ad offrire un bonus di ingresso. Si va dalle 1000 sterline offerte da alcune delle grandi catene di supermercati (Asda e Tesco) alle 10mila sterline promesse da HC One, uno dei principali operatori nel servizio di assistenza domiciliare, per due posizioni di infermiere notturno specializzato in Scozia.

Nonostante ciò la disoccupazione è al massimo storico.

Il mercato del lavoro è stato decimato dalla pandemia e dalla Brexit.

Il sistema di tracciamento anti-Covid ha costretto migliaia di lavoratori all’autoisolamento dopo essere entrati in contatto con soggetti risultati positivi al coronavirus, ma la crisi di personale e i problemi di approvvigionamento sono legati soprattutto alle nuove regole post-Brexit.

La Gran Bretagna è stato per anni uno dei datori di lavoro più importanti per i giovani disoccupati italiani che venivano impiegati soprattutto come camerieri, pizzaioli, portieri di albergo, cuochi, baristi ma anche in gran numero nel servizio sanitario nazionale. Molti sono rientrati in Italia durante l’emergenza Covid, insieme ad altri lavoratori dall’Europa dell’Est e non sono più tornati. È stato calcolato che c’è stato un calo di quasi 200 mila rumeni, polacchi, bulgari e cechi.

Infatti, entrare in Gran Bretagna è adesso più difficile. Il visto di lavoro ora è concesso solo a lavoratori altamente qualificati e con un salario minimo di almeno 30 mila sterline. Difficile che un barista da Starbucks possa guadagnare tanto.

Ma la Brexit ha anche creato notevoli ritardi nelle consegne e nei trasporti – dovuti all’uscita dal Mercato Comune – che si sono tradotti in vertiginosi aumenti dei costi di trasporto dovuti anche all’aumento delle difficoltà burocratiche e procedure doganali.

Importare beni da una ditta tedesca adesso costa almeno quattro volte tanto. Ma ci si aspetta che la situazione peggiori quando ad ottobre verranno introdotti i controlli più stringenti sulle merci provenienti dall’UE – controlli che avrebbero dovuto essere introdotti già lo scorso marzo ma che il governo di Boris Johnson aveva deciso di posporre di sei mesi dichiarando Londra non aveva ancora la capacità di realizzare simili controlli.

La carenza di autotrasportatori è particolarmente acuta. Mancano circa 100 mila camionisti (su 600mila solitamente attivi). Molti di loro di origine europea, hanno lasciato la Gran Bretagna e sono tornati a lavorare nel Continente. L’associazione che rappresenta questo settore – la Road Haulage Association – prevede che circa 350 mila autotrasportatori andranno in pensione nei prossimi 5 anni.

La crisi è talmente seria che sono previste gravi carenze per il periodo natalizio.

Rappresentati del settore si sono mobilitati per chiedere un rilassamento delle regole dei visti per i lavoratori UE.

Per ora, il governo britannico non cede.

Piuttosto che cambiare le regole e offrire ai camionisti stranieri un’esenzione dalle norme sull’immigrazione post-Brexit che impedisce loro di essere assunti, il Ministro dei Trasporti ha annunciato (9 settembre) di voler semplificare le qualifiche necessarie per guidare gli autocarri e gli autoveicoli pesanti da trasporto.

Un portavoce di Downing Street ha anche recentemente confermato che l’intervento del Royal Logistic Corps è tra le opzioni allo studio per far fronte alla situazione.

Ma non è solo il rischio di scaffali vuoti che preoccupa. La crisi degli autotrasportatori e le nuove restrizioni introdotte dalla Brexit hanno anche ripercussioni sull’ambiente. Il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali (Defra) ha introdotto una deroga alle regole per il trattamento delle acque di scarico degli impianti di depurazione per una temuta mancanza di disponibilità di solfato ferrico, una soluzione acida utilizzata per sopprimere la crescita delle alghe.

Inoltre, la carenza di personale ha innescato una dinamica di aumenti di salario. Oltre a un bonus di ingresso di 5mila sterline, a un camionista viene offerto uno stipendio medio tra le 40 mila e le 50 mila sterline (tra i 47mila e 58mila Euro all’anno), quasi il doppio del salario medio nazionale.

E se Amazon offre una paga oraria di circa 30% più alta di quella offerta a un operatore socio-sanitario qualificato, pub e ristoranti hanno aumentato i prezzi del coperto così da poter offrire salari più alti ai camerieri e cuochi.

Ma è chiaro che i salari in rialzo portano anche a un aumento dell’inflazione e al rincaro dei prezzi dei beni di consumo per tutti.

Le criticità che erano state previste al momento della conclusione dell’accordo per la Brexit sono ormai palesi. Si prevede un autunno difficile.

Sabato, 11 settembre 2021 – n° 33/2021

In copertina: scaffali vuoti nei supermercati – Foto di Simona Vittorini (tutti i diritti riservati)

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