venerdì, Ottobre 07, 2022

Italia

Rimini e l’adunata dei maschilisti

Le molestie alle donne al raduno degli ex alpini

di Elio Sgandurra

Terminata la parata ufficiale dell’Esercito, condotta con professionalità, gli ex alpini non hanno proprio fatto una bella figura durante i quattro giorni del raduno di Rimini. Anzi, a darne un giudizio più severo e più vicino alla realtà dei fatti, molti di loro si sono comportati come dei soldati ubriachi in libera uscita appartenenti a una truppa di occupazione.

A pagar le conseguenze dei loro eccessi sono state le donne della città romagnola che sinora in 500 hanno segnalato e descritto alle Associazioni femministe di aver subìto molestie di ogni genere: ragazze che lavoravano nei bar o che passeggiavano per strada, donne che portavano a spasso i propri figli, hanno raccontato di essere state toccate, palpeggiate, baciate, di aver subito “complimenti” allusivi e proposte oscene. «È stata una delle peggiori espressioni di maschilismo – hanno raccontato alcune ragazze – facevano schifo, avrebbero potuto essere nostri padri o anche nonni». Tutte le segnalazioni verranno presentate in Procura dove già sono state registrate decine di denunce.

Gli “invasori” erano 400 mila – parenti compresi – e ovviamente solo una piccola parte di quella massa di gente si è comportata al di fuori dei canoni del vivere civile. Ma è bastata per dare una reputazione negativa rispetto alla grande stima che le “penne nere” avevano conquistato nel corso degli anni tra la popolazione italiana.

Il corpo militare degli Alpini – creato nel 1872 per difendere i confini lungo tutta la catena delle Alpi – ha dato prova del suo valore e dei sacrifici nel corso della Prima e Seconda guerra mondiale: durante il primo conflitto sono stati mandati a decine di migliaia a morire da generali incompetenti sui monti del Carso contro le truppe austriache; sacrificati durante la ritirata di Caporetto e soggetti alle decimazioni ordinate dallo Stato maggiore del generale Cadorna tra coloro che privi di ufficiali fuggivano sparpagliati.

Poi nell’estate 1942 un’armata di alpini venne inviata in Russia in appoggio alla invasione tedesca. Erano destinati a operare tra le montagne del Caucaso e invece si trovarono a combattere sulla piana del fiume Don male armati e scarsamente equipaggiati, con tanti muli adatti alle alture e inutili in pianura dove servivano gli autocarri e i carri armati.

Quando in inverno ci fu la controffensiva sovietica furono costretti a coprire la ritirata tedesca con i fucili modello “91”, pochi mortai e ancora le divise estive. Si comportarono da eroi e dei 60 mila effettivi solo poche migliaia tornarono in patria.

I raduni che si effettuano ogni anno a partire dal 1920 – salvo i periodi di guerra – sono stati sempre ben accolti nelle città in cui si svolgevano; la gente chiudeva un occhio su qualche eccesso dovuto all’alcool. Un tempo gli alpini che sfilavano erano reduci di guerra mentre a Rimini – a parte gli appartenenti dell’Esercito che dopo la parata sono rientrati nelle caserme – c’erano soltanto ex militari di leva che hanno visto la guerra soltanto al cinema o alla Tv.

La bolgia nelle strade di Rimini durante il raduno degli Alpini

Gli eccessi della scorsa settimana sono stati duramente stigmatizzati dai membri del Governo, facendo distinzione tra il comportamento corretto della maggioranza delle “penne nere” e alcuni gruppi di esagitati. Le scuse dell’ANA – l’Associazione nazionale alpini – sono arrivate in ritardo, dopo che i giornali avevano già riempito le pagine sull’accaduto.

Da parte dei partiti politici le solite prese di posizione con Salvini che pone quei fatti al livello di ragazzate; la Meloni più severa; il PD ha dovuto affrontare una polemica interna a causa dello scontro tra le donne del partito favorevoli e contrarie agli alpini. La coordinatrice di Rimini, Sonia Alvisi, si è dimessa dopo aver difeso le “penne nere”, sottolineando che i colpevoli avrebbero potuto essere degli infiltrati.

Adesso è stata aperta una petizione contro la annuale tradizione del raduno. C’è da chiedersi infatti se questa manifestazione debba ancora sussistere se dopo la parata si trasforma in grandi grigliate e poco patriottiche bevute che possono portare agli eccessi di cui sopra.

E poi perché si fanno soltanto raduni per gli Alpini? Se li meriterebbero anche altri corpi delle forze armate: la Marina, che ebbe grandi successi durante la Prima guerra mondiale e disfatte durante la Seconda a causa dell’incompetenza dei comandanti e la distruttiva ingerenza del regime fascista nell’Ammiragliato. Migliaia di marinai morirono nelle battaglie di Capo Matapan, di Punta Stilo nell’affondamento di navi moderne, ma prive di radar e di copertura aerea; soltanto nell’esplosione della corazzata Roma, avvenuto il 9 settembre del ’43, ne morirono 2000.

Anche l’Aeronautica meriterebbe almeno una sfilata nel ricordo degli aviatori mandati a sfidare le fortezze volanti e i caccia alleati su delle “carrette” volanti. Un riguardo ci vorrebbe anche per i paracadutisti della divisione “Folgore” che durante la battaglia di El Alamein vennero trasformati in soldati di fanteria per ostacolare con pochi mezzi l’avanzata dei carri armati britannici e coprire la ritirata tedesca.

Ma sarebbe meglio ricordare quel passato in modo più solenne e senza adunate con grigliate e bevute. Bisognerebbe ricordare le parole di Bertolt Brecht: “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”.

Sabato, 14 maggio 2022 – n° 20/2022

In copertina: Reparti delle Truppe Alpine dell’Esercito in sfilata a Rimini – Foto: Difesa.it

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