lunedì, Giugno 27, 2022

Lifestyle, Società

Riflessioni tra le cosce di Yoko

La rivoluzione sessuale degli anni ’70 è esistita davvero?

di Giorgio Scroffernecher

Leggendo un libro che mi sono regalato per Natale, mi sono trovato a pormi questa domanda: se la rivoluzione sessuale degli anni 60/70 fosse andata a totale buon fine, come sarebbe il mondo degli umani oggi? Conosco il proverbio che giustamente dice «Con i se e con i ma la storia non si fa» tuttavia, sfido la saggezza popolare e invito a riflettere su questo monologo dell’amante di Yoko al cospetto della sua vagina dopo un soddisfacente rapporto amoroso.

Premessa: il libro – pubblicato postumo in Italia qualche mese fa – titola Fiabe di letto, l’autrice, Mori Yoko (1940-1993) l’ha scritto e pubblicato in Giappone nel 1978. Nel primo racconto, Fame d’amore, Yoko è con David, un amante che incarna – per vicende che qui tralascio – anche la personalità di un missionario.

«Bè… vediamo. Innanzitutto, qui è il paradiso. Dagli alberi sacri ci inonda un’infinita messe di foglie intrise di luce. Sotto gli alberi c’è un angelo senza macchia. Quella cosa lì, tra le gambe lascive dell’angelo che riposa, è una cosa bella, e mi sta chiedendo se sono capace di contemplarla solo come tale.

O, al contrario, è un misterioso antro senza fine, dall’interno caldo e bagnato, profumato del muschio del folto della foresta. E non è forse la caverna della perdizione che stimola l’istinto animale?

David Hall pensa che sia un bel vedere. Per il missionario Smith, la cosa dorata che l’angelo tiene tra le gambe è una cavità oscena… così ora è prostrato di fronte a quell’istinto animale che avrebbe dovuto disdegnare e ha voltato le spalle a ogni dio».

Una contemplazione che evoca entrambe le suggestioni: paradiso e inferno, secondo lo sguardo dell’uno o dell’altro.

Il monologo di David/Smith ci invita a ragionare mettendoci nella prospettiva di Gustave Coubert mentre, nel 1866, realizzava il famoso dipinto “L’origine del mondo” che viene considerato uno dei massimi capolavori dell’arte francese, conservato al Musée d’Orsay di Parigi.


L’origine del mondo (1866) – Gustave Courbet

Cosa vedo? Il paradiso o l’inferno?

In ogni caso il tema della sessualità – che qui abbiamo iconizzato nell’organo genitale femminile – è indubitabilmente centrale nella comunità umana. Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, ha messo il sesso al centro delle vicende umane partendo dal sesso per metterle in maggior salute. Un suo illustre allievo, Wilhelm Reich, si spinse oltre nelle elaborazioni per le quali fu anche incarcerato in America, correlando direttamente sessualità a società; titolo di una sua celebre opera è “La rivoluzione sessuale. La sessualità nella battaglia culturale: per la ristrutturazione socialista dell’uomo”. Questo accadeva nella prima parte del secolo scorso, ma ancora oggi la psicoanalisi freudiana è importantissima, così come le terapie bioenergetiche ispirate a Reich.

A guardare il mondo non sembrerebbe, ma la rivoluzione sessuale è avvenuta, dalle parti del 1968, almeno nei paesi occidentali, grazie a un movimento che impose con i comportamenti ancor più delle parole e i proclami, una trasformazione radicale della società. L’accettazione del sesso anche fuori dagli schemi tradizionali: matrimoniali, monogamici, eterosessuali. La nascita del femminismo in quel contesto storico, si portò appresso in Italia il divorzio, la fine del reato di adulterio e del delitto d’onore, la contraccezione, la legalizzazione dell’aborto. Così come il naturismo che ha proposto una nuova visione della nudità pubblica. Ma è stata davvero una rivoluzione come si dice, oppure un normale aggiornamento culturale e sociale? Infatti, se ti guardi in giro, la questione sessuale resta scottante e irrisolta se ad essa colleghi stupri, femminicidi, omofobie, la prostituzione che determina l’economia di aree del mondo. Eppoi, in alcuni paesi l’ipocrisia feroce di censurare il corpo e la vita delle donne, in altri la sovraesposizione della semi-nudità femminile; in entrambi i casi, in sostanza, una visione pornografica, irreale, patologica, non naturale della sessualità da reprimere o da titillare compulsivamente.

Però all’inizio intendevo quell’altra rivoluzione, che, forse, avrebbe potuto cambiare davvero le cose nelle vicende umane. Bisogna avere una certa età per saperlo, oppure guardarsi qualche film dell’epoca. Sto riferendomi al movimento Hippy, detti anche figli dei fiori, composto da giovani tra i 15 e i 25 anni inizialmente ispirati dai bohèmien francesi e dai beatnik americani. Capelli lunghi, vestiti colorati, uso di sostanze in grado di allargare la coscienza, opposizione ai valori tradizionali e alla violenza. Credo che il fallimento americano in Vietnam sia dovuto anche a loro. Vegetariani, ambientalisti, portatori di una vera, disinibita e promiscua libertà sessuale che azzerava ogni schematismo famigliare, con una visione di comunità di larghe vedute e responsabilità educative in luogo di famiglie benpensanti, tristi come il tacchino arrosto nel giorno del ringraziamento americano.

Detta ora sembra una storia di sciamannati senza qualità e quantità, eppure per lungo tempo hanno influenzato culture, arti, progetti, comportamenti individuali e sociali. Il festival di Woodstock, per esempio, resta una pietra miliare del mondo moderno. In Italia il Festival del proletariato giovanile organizzato da Re Nudo (rivista movimentista di allora) è stato un evento pop punto di riferimento contro-culturale dal 1971 al 1978.

Festival del Parco Lambro
Foto d’epoca de ‘Il Giorno’

Frasi hyppie come “Make love not war” oppure la beatlesiana “All you need is love”, o la gandhiana “Se vuoi che il mondo cambi inizia da te stesso” suonano ingenue, eppure hanno messo letteralmente sulla strada (On the road scriverebbe Jack Kerouac, On The Road Again canterebbero i Canned Heat) milioni di giovani alla ricerca di un nuovo mondo. Che poi nessuno ha trovato.

Resta intatto e irrisolto il mio quesito inziale, ma per pura fantasia, proviamo a immaginare una società dove si applicano con assoluto rigore questi tre principi sopra citati a slogan:

Si fa l’amore, non la guerra.
L’amore è il bisogno principale per tutti, il diritto per ognuno.
Ciascuno applichi a se stesso il cambiamento che vuole per il mondo.

Negli anni a seguire i nuovi equilibri mondiali sono generalmente peggiorati a favore di una economia sempre più finanziaria capace di moltiplicare i poveri e l’infelicità. L’LSD ha lasciato il posto prima all’eroina, poi alla cocaina per i ricchi e le sintetiche per i poveri. In Italia molti di quei figli dei fiori, dopo lo choc della strage di piazza Fontana, hanno preso la masochistica strada delle armi. Oggi, tornando alla contemplazione di cui sopra, la libertà e soprattutto la felicità sessuale delle nuove generazioni sembra sostituita da un calo generalizzato della libido con un uso insensato di Viagra tra giovanissimi maschi, narcisi e fragili.

Quindi, infine, il quesito più lugubre: quel movimento, in quel contesto sociale che portava l’umanità definitivamente nel dopoguerra, non riuscendo a cambiare davvero le cose forse dimostra che è impossibile farlo?

Sabato, 8 gennaio 2022 – n° 2/2022

In copertina: Jimi Hendrix – Immagine: Stuart Hampton/Pixabay

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