sabato, Marzo 02, 2024

Italia, Politica

Propaganda per bloccare l’immigrazione

Le strategie fallimentari del Governo Meloni sulla pelle dei migranti

di Lucy Mitchell Pole

Il governo Meloni ha un’idea ‘geniale’ dopo l’altra, nel tentativo di gestire, o meglio, di dimostrare di saper gestire il fenomeno dell’immigrazione. Rimane il fatto che queste strategie, sbandierate come magiche ‘soluzioni’, hanno un buon appeal alle orecchie disattente di una buona parte della popolazione italiana.

Fin dall’inizio del suo Governo, la Presidente e i suoi uomini hanno ripetuto che l’Italia è stata lasciata sola dal resto dell’Europa, e gli altri Paesi europei dovrebbero prendersi la loro quota di migranti;

Abbiamo sentito, in campagna elettorale, del ‘blocco navale’ per difendere i confini marittimi.

Abbiamo visto Meloni a braccetto con il Premier britannico – l’ultraconservatore Rishi Sunak – del quale vuole copiare l’idea di ‘esternare’ il problema, deportando migranti in paesi terzi.

Vediamo il sequestro delle navi e ammende pecuniarie alle ONG per aver salvato persone da più di un naufragio alla volta.

Il respingimento delle navi ONG, cariche di persone migranti recuperate nel Mediterranneo, dal porto più vicino, verso località remote per tenerle, disumanamente, lontane dalle acque dove i barconi sono a rischio di affondamento.

E’ stato sbandierato un accordo con la Tunisia per stabilizzare i flussi migratori ed energetici: un nuovo Piano Mattei per l’Africa, ‘aiutare gli africani a casa loro’; i toscani hanno un detto che cita: “Hanno scoperto l’acqua calda!”, vale a dire che non c’è niente di nuovo, è tutto già risaputo, e le questioni, seppur urgenti, rimangono impantanate sempre nella stessa melma.

E’ uscita la proposta della costruzione di nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio – CPR – e l’allungamento dei tempi di restrizione nei centri fino a 18 mesi, a persone che non hanno commesso nessun reato.

Ed ecco l’ultima brillante ‘soluzione’ al problema: l’accordo con l’Albania per ‘delocalizzare’ i richiedenti asilo in nuovi centri, da costruire ex-novo, giusto per tenerli lontani dagli occhi e lontani dal cuore.

Allora perché queste strategie sono fallimentari? Bene, gli altri Paesi europei non prendono la loro quota di migranti? Di fronte all’invasione percepita in Italia, i dati Istat riportano un’altra storia: al 1 gennaio 2022 gli stranieri residenti in Italia erano 5.193.669, pari all’8,6% della popolazione, e di questi, circa la metà di altri Paesi europei, quindi gli extra-comunitari raggiugono solo il 4,6% della popolazione.

Mentre la popolazione straniera residente in Germania è il 12,7 % della popolazione totale, in l’Irlanda raggiunge il 13%; Gran Bretagna quasi il 15%; Belgio il 12,6%; Spagna il 11,3%; la Francia il 7,7% e la Danimarca il 9,2%. Difficile sostenere che gli altri Paesi europei, almeno questi, non facciano la loro parte.

Ovviamente se si parla dei Paesi di estrema destra, alleati del Governo italiano come l’Ungheria, sull’immigrazione la politica italiana è basata sul respingimento, in linea con la politica delle destre europee. Quindi non sarà facile convincere questi suoi alleati ad accettare la ‘redistribuzione’ dei migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia. Anche la Polonia e l’Ungheria respingono alla frontiera i profughi in arrivo, pur ospitando un gran numero di profughi dall’Ucraina, entrati con permessi speciali, facili e veloci.

Esternarlizzare i migranti come intendeva fare Sunak, con la deportazione in campi costruiti in Rwanda, risulta illegale, secondo una sentenza della Corte Suprema britannica. Cinque giudici di quella Corte hanno dichiarato che i richiedenti asilo sarebbero ‘a rischio reale di maltrattamenti’ perché potrebbero essere rimandati nei loro Paesi d’origine una volta arrivati in Rwanda.

Limitare la possibilità di lavorare delle ONG doveva funzionare come dissuasivo per future partenze. Purtroppo nemmeno i video che fanno il giro del mondo con le torture nei campi di detenzione in Libia pare che funzionino come deterrente. Ma nemmeno il rischio di morire naufraghi nel Mar Mediterraneo pare tanto convincente. Ebbene, le sanzioni pecuniarie alle ONG risultano in piena violazione delle norme internazionali che riguardano il salvataggio in mare. L’Italia è già stata multata per i Decreti Sicurezza di Salvini in merito, e criticata dal UNHCR e dall’Europa.

Il Piano Mattei avrebbe funzionato, salvo metter su un piano omicida per eliminarlo nel 1962. Enrico Mattei, fondatore di ENI, intendeva lasciare il 75% delle risorse petrolifere ai Paesi produttori, appunto per favorire l’occupazione e lo sviluppo dei Paesi proprietari. Solo che l’accordo tra l’Italia della presidente Meloni e la Tunisia non è così: purtroppo quest’ultima intesa prosegue con la medesima mentalità del colonialismo di sfruttamento, eterno a se stesso. Difatti la situazione economica del Paese maghrebino corre sul filo del rasoio e la popolazione disperatamente cerca di fuggire altrove.

Quindi arriviamo all’accordo con l’Albania, l’ultima trovata, con i due centri di rimpatrio totalmente da costruire. Ottima idea allontanare dal suolo italiano i malcapitati profughi arrivati in Italia e internarli in strutture gigantesche e costosissime, pur di poter dire che l’Italia se ne è liberata. Ma in questi centri CPR, di permanenza e rimpatrio, anche in Italia si verificano continue e gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo trattenuti.

Qui, in Albania, verranno parcheggiati in massa, in attesa di una fattibile ipotesi di rimpatrio, che rende illegittima la restrizione della libertà di coloro per cui non ci siano accordi con il Paese di destinazione.

Poi, dopo i mesi di attesa per l’esamina della richiesta del permesso di soggiorno, coloro che meritano l’asilo, dall’Albania verranno riportati in Italia. E quelli che non ottengono l’accoglienza, che non potranno essere rimpatriati per i motivi già citati, che fine faranno queste persone migranti, apolidi e senza speranza?

Ma in sostanza, la politica di questo Governo vorrebbe trattare i migranti come oggetti, oggetti fastidiosi da rimuovere il prima possibile, poiché si giudica la congiuntura come un’emergenza.

Primo: i migranti non sono oggetti da spazzare via, ma persone titolari di diritti e dignità.

Secondo: l’ambizione di rimuovere o ‘delocalizzare’ migranti che fanno parte dello spostamento di popolazioni intere dalle terre più povere e più colpite dai cambiamenti climatici verso il Nord del mondo è chiaramente una politica da miopi, se non del tutto da ciechi.

Terzo: il fenomeno dei cambiamenti climatici non può essere affrontato come un periodo di emergenza di passaggio, dunque neanche le migrazioni epocali da esso causate.

Invece di spendere fiumi di Euro in centri di detenzione, questi ingenti importi potrebbero essere investiti in modo costruttivo, per l’educazione, la formazione, l’integrazione, come suggerisce Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi: “Siamo davanti a una sfida epocale: l’accoglienza non è un pericolo, ma il futuro”. E ancora: “Come si fa a definire “emergenziale” la questione migratoria? Fa parte della storia recente e dell’attualità d’Italia ormai da lungo tempo. E sarà così per anni. Bisogna predisporre prima possibile un sistema strutturato di assistenza e integrazione per affrontare finalmente le criticità con lucidità ed efficacia, rendendole un’opportunità”.

Infatti, l’accoglienza non è un pericolo: piuttosto apre al futuro di questo Continente pieno di cittadini in età avanzata; un futuro di meticciato, ricco e multiculturale. L’Europa terra meticcia, che comincia a imporre il ripensamento della società in modo più giusto.Ripensare l’abitare solidale, perché una a casa è un diritto per tutti.

Bisogna ripensare gli spazi dove abitiamo per fare posto anche ad altri. I numerosissimi paesi da ripopolare – come il modello Riace. Riconvertire gli immobili vuoti e renderli abitabili e confortevoli. Reinventare nuove forme di lavoro: cooperative e associazioni di utilità sociale impegnate nelle attività oggi in crescita e in tutte le attività economiche. Nel riciclaggio dei rifiuti e nell’industria delle energie rinnovabili, la ristrutturazione di immobili abbandonati, la cura, l’educazione e i servizi necessari per la popolazione di vulnerabili e bisognosi.

E soprattutto di ricordare sempre, come dice Papa Francesco, che siamo tutti fratelli e sorelle.

Sabato, 25 novembre 2023 – n°47/2023

In copertina: Emigranti europei sbarcano a Ellis Island, a New York nel 1902Foto: Biblioteca del Congresso Usa

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