domenica, Aprile 21, 2024

Notizie dal mondo

Per un 8Marzo di lotta

Contro il sistema patriarcale e tutte le oppressioni

di Rete Jin

La storia della “civiltà”, che risale a 5000 anni fa, è sostanzialmente la storia della schiavitù delle donne. Di conseguenza, la libertà delle donne verrà raggiunta solo conducendo una lotta contro i fondamenti di questo sistema di potere. – Abdullah Öcalan, Liberare la vita

Siamo donne che non smettono e non smetteranno di lottare contro questo sistema patriarcale, capitalista e colonialista che continua a colpire; ci battiamo perché tutte le classi oppresse di questo pianeta si uniscano per costruire insieme una prospettiva e una società diverse, basate sulla liberazione delle donne, la giustizia sociale, l’ecologia.

Siamo contro la violenza in tutti i suoi aspetti nei confronti delle donne e delle persone razzializzate, ci opponiamo alle discriminazioni di classe, a quelle nei confronti delle persone non binarie e lgbtqia+, agli attacchi e ai genocidi nei confronti di popoli che resistono al sistema coloniale.

Siamo per il rispetto del pianeta e della natura, brutalizzata dallo sfruttamento selvaggio delle risorse e degli animali non umani; ci battiamo perché si smetta di considerare la natura un oggetto da sfruttare e si inizi a vivere in armonia con essa, in tutte le sue forme. Questa violenza ci ha portat* alla catastrofe climatica ed ecologica che abbiamo sotto gli occhi: è nostro compito lottare per cambiare direzione.

Vogliamo poter decidere che cosa fare dei nostri corpi; non tolleriamo che si metta mano alla legge 194 in senso peggiorativo in quanto, di fatto, è stata da sempre depotenziata manovrando l’obiezione di coscienza. Vogliamo una sanità gratuita per tutte, non maschio-centrica, che focalizzi la sua ricerca anche su patologie che colpiscono particolarmente le donne e le soggettività non binarie.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin che nei mesi passati ha avuto grande attenzione nei media e nella società, di fatto non ha portato né proposte di prevenzione, né riflessioni sulle cause né tantomeno su percorsi che possano portare a una soluzione. Il femminicidio non è solo l’uccisione di una donna da parte di un uomo ma una responsabilità del patriarcato, dello Stato e del capitale. Sui corpi delle donne si persegue una vera e propria guerra: il sistema dominato dagli uomini sta intensificando e moltiplicando i suoi attacchi per schiacciare e distruggere la ricerca e la lotta delle donne verso la libertà. La violenza contro le donne, il femminicidio, le molestie sessuali e lo stupro, così come i discorsi sessisti e misogini da parte di rappresentanti dello Stato, sono in aumento in tutto il mondo. Ma questo ha fatto sì che le donne stiano alzando la loro voce come mai prima d’ora. Sempre più donne protestano contro il sistema dominante e si posizionano nella lotta contro lo sfruttamento, la discriminazione e la violenza.

Si riconoscono, si incontrano, protestano, si ribellano, si organizzano.

La guerra è diventata per i padroni del mondo lo strumento per mantenere profitti e potere in una competizione senza limiti – che causa, oltre all’“ecocidio”, anche il “societicidio” e mina le fondamenta solidali e democratiche, e le possibilità stesse di riproduzione delle società. La corsa al riarmo, nella quale il nostro Paese si è impegnato con miliardi di Euro, farà solo crescere a dismisura gli utili dei produttori di armamenti e non porterà certo la pace, ma più violenza, lutti e devastazioni.

Noi siamo contro tutte le guerre, e urliamo stop al genocidio della popolazione palestinese, stop al genocidio della popolazione kurda e di tutte le popolazioni colonizzate che resistono. Come internazionaliste, siamo al fianco di tutte le donne che vivono in contesti di guerra e non smetteremo di creare alleanze e di batterci insieme a loro contro il patriarcato e la colonizzazione, per costruire una “nazione democratica” inter-etnica, inter-religiosa ed interculturale, che superi ogni confine. Vogliamo che le nostre differenze smettano di essere motivo di conflitto ma siano stimolo e arricchimento.

Per questi motivi accogliamo la proposta del Movimento di liberazione delle donne curde: se vogliamo trasformare il 21° secolo nell’era della nostra liberazione dobbiamo costruire il confederalismo mondiale delle donne. Ci impegniamo a creare una rete ove la moltitudine di soggettività formi realtà locali che si coordinino, si confrontino, si organizzino e trovino terreni di azione comune, preservando le proprie diversità. Come donne dobbiamo unirci e dimostrare la forza della nostra conoscenza e del potere collettivo che abbiamo.

Oggi, tra tutti i movimenti sociali, la lotta delle donne è la più potente e la più efficace. Questo fa di noi la forza rivoluzionaria fondamentale del XXI secolo, rendendoci la principale minaccia al sistema patriarcale.

Proponiamo che in ogni movimento le donne diano vita alle proprie strutture autonome; confrontandoci possiamo costruire forme di autodifesa dagli attacchi del patriarcato anche sul piano politico e teorico. Per fare ciò è necessaria un’organizzazione dal basso che ci permetta di continuare a fare passi avanti nel nostro percorso di vita in comune e di liberazione.

Jin Jiyan Azadi – Donna Vita Libertà

Sabato, 9 marzo 2024 – Anno IV – n°10/2024

In copertina: donne curde – Foto: Rete Jin

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