martedì, Maggio 17, 2022

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Nepal: una canzone sui Maoisti riaccende un forte dibattito nazionale

‘Pir’, un videodramma che denuncia la politica al potere

di Laura Sestini

Il Partito Comunista nepalese, frangia maoista, con tutte le sfumature di traformazione dal 1994 al 2018 – anno in cui si è unito con la frangia leninista per fondare il Partito Comunista Nepalese – è stato il movimento politico che ha funto nel Paese himalayano da ponte tra la società monarchica feudale preesistente e la Repubblica Federale del Nepal odierno.

Nel 1996 fu proprio il Partito Comunista che lanciò l’ultimatum al Re, per la redistribuzione delle terre alla poverissima massa rurale e la volontà di fondare una Repubblica Popolare. Le resistenze della Casa reggente suscitarono invece un’insurrezione, e una conseguente guerra civile durata 10 anni, con 13 mila morti e quasi 2 mila dispersi – dati riportati da Informal Sector Service Center (INSEC), una delle principali organizzazioni per i diritti umani del Nepal.

L’istituzione monarchica aveva iniziato a scricchiolare nel 1996, quando la corruzione della casa reale e le enormi ricchezze, in uno dei Paesi più poveri dell’Asia, aveva innescato l’avvio della rivolta comunista. Nel 2001, l’allora re Birendra e i membri della sua famiglia vennero trucidati nel palazzo reale. L’assassino venne identificato con il figlio del Re, che poi si suicidò. Il successore, Gyanendra – da alcuni considerato l’ispiratore del massacro – aveva poi intensificato gli sforzi per ottenere un potere assoluto, dichiarandolo nel 2005. La guerriglia maoista però in pochi anni aveva conquistato buona parte del Paese e si era fatta sempre più violenta, finchè il Re Gyanendra si convinse a lasciare il potere nel 2006 e la guerra si concluse con la firma dell’Accordo di pace globale il 21 novembre. Con il nuovo Governo democratico, il ruolo dei monarchici verrà definitivamente cancellato dopo 238 anni di presenza.

Nel 2008, il Presidente del Partito Comunista Maoista del Nepal, Pushpa Kamal Dahal “Prachanda”, viene eletto Primo ministro. Nel 2011, un altro leader maoista, Baburam Bhattarai, diviene Primo ministro, mentre Prachanda bissa come Premier ancora nel 2016.

La situazione – a livello sociale e politico – però non sta andando come dovrebbe. La rivoluzione comunista arrivata al potere per portare giustizia ed equità tra le masse, si sta ripiegando per certi versi su se stessa, con nessuna miglioria sulla popolazione, e la maggior parte degli ex guerriglieri, che continua a vivere in miseria, ed è costretta – per sopravvivere – a reinventarsi in attività anche poco dignitose.

A marzo scorso, il cantante nepalese Prakash Saput lancia un video musicale della durata di 16 minuti – in pratica un cortometraggio sonoro – dal titolo “Pir”, composto e diretto a lui stesso, che senza mezzi termini denuncia la difficile situazione economica in cui si trovano gli ex guerriglieri maoisti che hanno sostenuto e combattuto la lunga rivoluzione. Caricato su YouTube, in una settimana il ‘videodramma’ ha raggiunto 10 milioni di visualizzazioni.

“Pir” mostra come alcuni dei quadri dirigenziali maoisti sono arrivati ​​al potere, raggiungendo posti di Governo, mentre altri devono ricorrere a lavori umili e persino lasciare il Paese per lavorare come migranti. “E’ questo il comunismo?” – ci si chiede adesso in Nepal.

L’attuale Governo in carica – comunista maoista-leninista guidato da Sher Bahadur Deuba – non ha preso molto bene la cattiva pubblicità espressa nel video, rivolta ai politici ex guerriglieri arrivati agli alti vertici del potere, cosìcché è stato ordinato di ritirare immediatamente la canzone dai circuiti social, con accuse di incitamento ad una guerra popolare.

La trama tratta di un’ex coppia di combattenti maoisti, conosciutisi durante il periodo della guerriglia, divenuti una famiglia alla fine della guerra civile. Ai giorni attuali, però l’uomo non guadagna abbastanza, nel suo spaccio di carne, e non riesce a provvedere alle spese basilari dell’economia familiare; in un momento di particolare crisi, nonostante una figlia piccola, la moglie decide di andare a lavorare all’estero lasciando la bambina con il partner. Tuttavia ella si ritrova rapita e ricattata e lancia un appello per il riscatto. Il marito, non avendo possibilità economiche si rivolge a un ex compagno politico, divenuto Ministro, che insieme a lui aveva combattuto la guerra civile. Il ministro si rifiuta di riconoscerlo e respinge la sua domanda, mettendo in luce l’ipocrisia della classe politica.

Sui social è quindi ‘scoppiata’ una guerra di commenti, molti dei quali favorevoli al messaggio che riporta il video, reputato coraggioso e di grande talento per ammettere e raccontare la situazione odierna nel Paese e lo sconcertante epilogo della più futile guerra civile che ha dovuto affrontare il popolo del Nepal.

Una protesta del Partito Comunista Maoista (2007)
Foto: Alemaugil

Infine la canzone è stata ritirata da Internet e rimaneggiata, riscutendo nella seconda pubblicazione altri milioni di visualizzazioni.

L’ex primo ministro del Nepal ed ex leader della guerra civile, Baburam Bhattarai, ha sostenuto l’artista: «Trovare la verità dai fattidice il pensiero marxista. Nel corso della mia ricerca sono arrivato a capire che le donne sono costrette a vendere i loro corpi per curare i loro figli e i loro mariti. Non malediciamo Prakash Saput!” Infatti nella prima versione l’ex combattente incontrava una donna, sua compagna di guerriglia, che per vivere si era ridotta a prostituzione.

La scena aveva destato molto sdegno, non tanto perchè la donna si prostituisse, bensì per l’interprete maschile tacciato di patriarcato – dal giornalista Sudarshan Khatiwada. “Un uomo – marxista consapevole – si affretta a fare sesso con un’altra donna pochi mesi dopo che sua moglie è partita per un paese straniero. Anche tanta riflessione necessita la compulsione di una ex combattente a prostituirsi per l’educazione di suo figlio.»

E’ stata proprio la scena che mostra il protagonista che incontra la ex ‘compagna’ costretta a prostituirsi per fame che ha innescato il forte dibattito nazionale, obbligando il video alla censura. Dal canto suo Prakash ha affermato di aver creato i personaggi attraverso le sue interazioni con gli ex combattenti maoisti. Prima di ribubblicare la nuova versione ha scritto su Facebook che voleva solo raccontare che sebbene il regime fosse cambiato a causa della guerra civile, la situazione non era cambiata. «Volevo rappresentare la crescente disuguaglianza nella vita dei compagni che hanno combattuto insieme per l’uguaglianza.»

‘Pir’ non è il primo video in Nepal che ha dovuto essere modificato a causa della censura. Nel febbraio 2019, una canzone “Lutna sake lut, Nepal mai ho chhut”, che si traduce in “Saccheggia se puoi, è consentito solo in Nepal” ha dovuto essere rimossa da YouTube nonostante la sua popolarità, dopo che il cantante Pashupati Sharma ha ricevuto minacce dal Partito Comunista del Nepal. La canzone, allora, aveva puntato il dito sulla corruzione che affligge il Paese.

Entrambi i cantanti sono stati accusati di avere motivi politici ​​e di prendere di mira alcuni leader odierni.

Il video della canzone ‘Pir’ di Prakash Saput

Sabato, 14 maggio 2022 – n° 20/2022

In copertina: fermo immagine dal video ‘Pir’ di Prakash Saput

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