sabato, Marzo 02, 2024

Multimedialità, Teatro & Spettacolo

Mur

Kasia Smutniak sulle orme delle rotte migratorie al confine polacco-bielorusso

di Laura Sestini

Girando quasi totalmente con un cellulare, poiché le telecamere potevano essere oggetto di disturbo e a rischio di arresto, Kasia Smutniak si cimenta ad un nuovo ruolo, un punto di osservazione totalmente differente, da attrice a regista. Un passo importante, soprattutto se si decide di procedere a realizzare un film-documentario sui flussi migratori dalla Bielorussia alla Polonia, per raggiungere l’Unione Europea, che intrappola nella cosiddetta Zona rossa, migliaia di persone, donne, giovani, bambini e anche persone avanti con l’età, che cercano un mondo migliore da quello a cui tentano di sfuggire.

Il significato intrinseco di Mur – muro, è l’obiettivo della regista, una profonda riflessione sull’innalzamento dei muri, soprattutto contro i migranti. Lei dice di averne contati almeno 19 in Europa.

Tra mille peripezie, Kasia Smutniak riesce ad arrivare alla linea del confine polacco-bielorusso con l’aiuto di attivisti locali, per vederlo con i propri occhi, nonostante i notiziari europei, per un lungo periodo ante lockdown Covid19 e anche post, scomparendo poi dagli schermi televisivi, abbiano trasmesso tante tragiche immagini di chi rimaneva intrappolato nella famigerata Zona Rossa, una striscia di terra tra le due nazioni che segna il limite dell’Unione Europea ad Est, dove i migranti subiscono da ambe le parti – violenze, sete, fame, angherie – per mano delle disumane gendarmerie di frontiera. E forse, è proprio a causa di queste agghiaccianti distorsioni della democrazia europea, se la neo-regista ha deciso di agire in prima persona.

Kasia Smutniak
Foto: courtesy Festival di Cinema e Donne

Il film-documentario Mur è già nelle sale dei cinema italiani dal 20 di ottobre, mentre in questa ultima settimana era prevista l’uscita in Polonia, madrepatria di Kasia Smutniak: un test anche “politico”, in vista del nuovo Governo polacco che si insedierà a dicembre.

Una proiezione speciale di Mur è stata programmata al “Festival fiorentino di Cinema e di Donne”, alla sua 44a edizione, dal titolo “Millenials Frames”, da poco conclusosi, dove Kasia Smutniak ha conversato con la famosa regista polacca Agnieszka Holland che, all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Venezia, ha conquistato il Gran Premio della Giuria con Green Border, un potente film in bianco e nero che tratta dello stesso argomento, ovvero il brutale respingimento dei migranti tra Polonia e Bielorussia.

In Polonia il film della Holland è uscito subito prima delle elezioni nazionali di ottobre, creando un grande scompiglio nell’opinione pubblica, forse dando una mano anche a scardinare la destra al potere di Mateusz Morawiecki, per cui si era scomodato il Ministro della Difesa polacco, attaccando duramente la regista. Secondo la Smutniak, Green Border è la genesi di qualcosa, uno spartiacque di cui vederemo l’effetto a medio-lungo termine.

Green Border è stato proiettato in anteprima toscana, ma l’uscita ufficiale in Italia è prevista per il 2024.

In presenza al Festival del Cinema al femminile di Firenze, la Smutniak, insieme a Marella Bombini, con cui ha scritto e girato il docufilm, hanno raccontato molti tratti della loro esperienza sul campo, nella ampia foresta bielorusso-polacca, pericolosa per le sue paludi e sabbie mobili, che separa le due nazioni.

Un progetto totalmente al femminile, anche un viaggio personale, interiore, per misurarsi con se stesse e approfondire la questione dei “muri”, che non vengono mai chiamati con il loro vero nome, ma con sinonimi edulcorati – divisioni, protezioni, barriere – nel tentativo di cambiarne il significato.

Il film mette anche in luce le diverse modalità con cui sono trattati i profughi ucraini trasferiti in Europa a causa della guerra, accolti dalle autorità con i giocattoli in mano da regalare ai bambini, mentre bambini di altre nazionalità affogano nelle paludi o muoiono di freddo. E poi si potrebbe parlare del muro che imprigiona la Striscia di Gaza…. ed altri muri.

La Zona rossa adesso non esiste più tra Polonia e Bielorussia, il muro polacco è stato teminato circa un anno fa, costruito a tratti e poi ricongiunto del tutto. E’ lungo 186 chilometri ed è costato 360 milioni di Euro, finanziato in parte dall’Unione Europea con la giustificazione di proteggersi dalla Bielorussia amica di Putin e dalla guerra in Ucraina. L’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, in Polonia c’è ma non si vede, e circolano voci, tra i perseguitati attivisti locali, che ci siano vendite illegali di visti per entrare in Europa.

Un fatto ormai appurato: il denaro sfonda qualsiasi muro.

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Versione in lingua bulgara di Cafe Arte, partner ufficiale : https://cafearte.bg/mur-from-polsha-to-belarus/

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MUR

Regia – Kasia Smutniak
Scritto da Kasia Smutniak, Marella Bombini
Montaggio – Ilaria Fraioli
Musiche originali – Lorenzo Tomio
Montaggio suono – Gianfranco Marongiu
Mix- Dave Tinsley
Produttori esecutivi – Eleonora Savi, Ivan Fiorini
Prodotto da Domenico Procacci, Laura Paolucci, Kasia Smutniak
Durata -107 minuti

Sabato, 2 dicembre 2023 – n°48/2023

In copertina: Kasia Smutniak – Foto: courtesy Festival di Cinema e Donne

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