lunedì, Giugno 27, 2022

Italia, Politica

Matrimoni ‘arcobaleno’ in Europa

Il sì della Svizzera, un passo avanti nel Vecchio Continente

di Laura Sestini

A piccoli passi, talvolta retrogradi e contorti, nella vecchia Europa si aggiunge una nuova vittoria per i diritti delle coppie omosessuali. Domenica 26 settembre – in Svizzera – i cittadini sono stati invitati al voto referendario per decidere sul ‘Matrimonio per tutti’ ed altri importanti quesiti a tematica sociale.

Con il 64% dei voti favorevoli si approva quindi la proposta legge già deliberata a fine 2020 dal Parlamento federale, che equipara il matrimonio civile delle coppie dello stesso sesso ai diritti delle coppie eterosessuali. Inoltre, a differenza della precedente legislazione elvetica, in futuro alle coppie arcobaleno sarà consentita l’adozione e la procreazione assistita, oltre a facilitare la cittadinanza del coniuge, in caso di partner straniero.

In Italia il dibattito sui matrimoni omosessuali ‘all inclusive’ è in atto da anni, ma rimane tuttora fermo alle unioni civili, consentite dal 2016 con l’introduzione della Legge Monica Cirinnà (L.76/2016), in conseguenza a numerose sanzioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – quindi più per dovere a parificarsi alle direttive europee che per convinzione di eguaglianza sociale. Oltre a ciò, negli ultimi anni nel nostro Paese siamo invischiati in un retrogrado e conservatore dibattito politico – entro la lotta per i diritti LGBTQI+ – per i reati di omotransfobia, per cui la proposta di legge Zan (Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità) è al centro delle diatribe, ovviamente bloccata in Parlamento. Sono questi due aspetti che corrono paralleli – in quanto ai diritti delle persone omosessuali – che non possono scindersi dall’essere risolti allo stesso momento. Risulterebbe un surreale paradosso approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, se poi non se ne tutelassero i valori morali e di uguaglianza anche in senso fisico – visti i numerosi recenti attacchi degli ‘odiatori’ machisti ed omofobi a danno anche di giovanissimi.

Rispetto ai paesi europei – per uguaglianza di diritti tra etero ed omosessuali – l’Italia è rimasta tra i pochi ultimi Stati che non hanno ancora adottato leggi inclusive; non sono neppure troppo lontane alcune proposte di legge degli anni ’60 discriminanti i generi LGBTQ – mentre tutte queste sfumature di generi non erano assolutamente contemplate – che prevedevano pene detentive per chi aveva rapporti sessuali con persone dello stesso sesso.

Per conseguire l’idoneità al servizio militare – allora obbligatorio – nel 1964 viene approvato un decreto presidenziale, n. 496, dove si elencano ‘le imperfezioni e le infermità’ che sono causa di diniego al servizio militare. Tra psicolabilità, depressione ed isteria – insieme ad altri disturbi nevrotici – risulta anche la ‘perversione sessuale’, tale allora era definita l’omosessualità.

Eccoci quindi fanalino di coda in Europa, in buona compagnia con le repubbliche baltiche, Polonia, Bulgaria, quasi tutti gli Stati balcanici ed Ungheria, il quale primo ministro Viktor Orbán durante l’estate aveva convocato un referendum per una proposta di legge anti-LGTBQ, con la scusa di arginare la propaganda nei confronti dei minori.

L’Europa ha aperto una procedura di infrazione nei confronti della Bulgaria e chiesto di ritirare la proposta di legge; al momento non ci sono novità sul voto popolare, tanto quanto sulle sparate populiste e sovraniste del premier ungherese, ormai reiterate su più ambiti politici.

Nel mentre però, in Francia ‘scoppia’ lo scandalo sulla pedofilia che coinvolge le attività e migliaia di rappresentanti della Chiesa Cattolica. Il report – un’inchiesta indipendente resa pubblica il 5 ottobre e commissionata dalla Conferenza dei Vescovi cattolici di Francia – porta alla luce circa 330 mila casi di abuso sessuale nei confronti di bambini e adolescenti dai 10 ai 13 anni, soprattutto maschi, negli ultimi 70 anni. Mentre gli abusanti sono calcolati tra 2900 e 3200 preti e personaggi che ruotano intorno alla Chiesa, volontari, catechisti, eccetera. Cosa c’entra la pedofilia con i matrimoni omosessuali? Di fatto la Chiesa solo da pochi mesi ha ufficializzato una presa di posizione – e forse di coscienza – sull’omosessualità, acconsentendo al fatto che questa non sia più considerata ‘una malattia’ da curare. In quanto ai sacramenti, si acconsente alla benedizione di singoli, ma niente ‘unioni’ dello stesso sesso. Al contrario per decenni – sicuramente secoli – si è taciuto sui piaceri della carne (https://www.theblackcoffee.eu/il-rapporto-mc-carrick/) proprio in ‘casa’ dei promotori del Sant’Uffizio, a danno di centinai di migliaia di minori. Le riflessioni le lasciamo ad ognuno di voi. Lo scorso anno anche in Gran Bretagna fu pubblicato un report/denuncia simile: il numero riscontrato degli abusati è di qualche migliaio, ma non meno gravi i fatti.

Tornando al passo di civiltà della Svizzera, quindi essa concede ulteriori diritti per i matrimoni di coppie dello stesso sesso, e si unisce al percorso di altri Paesi europei più avanzati sulla tutela delle ‘diversità’ e dei diritti umani e civili.

Entro lo stesso referendum gli Svizzeri hanno votato positivamente anche riguardo all’esclusione del pagamento dei costi di difesa legale in casi di persone vittime di aggressione.

Sabato, 9 ottobre 2021 – n° 37/2021

In copertina: Foto di Lollypop photography UK/Pixabay

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